Riso rosso, ipercolesterolemia e danni muscolari

Riso rosso fermentato - Monascus purpureus

Riso rosso fermentato Monascus purpureus

Recentemente alcuni prodotti naturali sono stati proposti per il controllo dell’ipercolesterolemia. In particolare, tra le varie sostanze presenti sul mercato, una posizione di primo piano è coperta dal riso rosso fermentato. Si tratta di riso comune (Oryza sativa) fermentato con Monascus purpureus, un micete in grado di produrre tra le altre cose una sostanza nota come monacolina K, chimicamente indistinguibile dalla lovastatina, una delle molecole di sintesi utilizzate farmacologicamente per abbassare il colesterolo.

Pertanto, per quanto il prodotto possa essere considerato a stretto rigore “naturale”, i principi attivi in esso contenuti non sono molto diversi dai farmaci ed in alcuni casi ne presentano anche i tipici effetti collaterali. In particolare non è da escludere la possibilità che il prodotto possa indurre danni al fegato e ai muscoli, sebbene raramente, come accade con le statine. Il rischio è relativamente basso, ma sono presenti diverse segnalazioni nella letteratura medica,  le ultime delle quali, pubblicate sul British Journal of Clinical Pharmacology provengono dal nostro gruppo di ricerca.

Elisir col trucco

Elisir col Trucco - Espresso Dic.09

Elisir col Trucco – Espresso Dic.09

Intervista di Valentina Murelli al dott. Alfredo Vannacci nell’ambito dell’articolo “La Medicina è Dolce”, L’Espresso 29.12.09

Il passaparola gli aveva garantito un enorme successo. Chi lo prendeva per abbassare la pressione otteneva in genere ottimi risultati. Parliamo di un liquore a base vegetale contenente olivo, biancospino, fumaria e borsa del pastore, venduto come coadiuvante per la terapia dell’ipertensione. Un rimedio che funzionava pure troppo rispetto alla composizione e che in alcuni casi ha provocato effetti collaterali importanti. «Quando abbiamo analizzato alcuni lotti del prodotto abbiamo scoperto che contenevano reserpina, una sostanza che è sì di origine vegetale, ma è registrata come farmaco», racconta il medico tossicologo Alfredo Vannacci dell’Unità di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze.
La pianta da cui è estratta la reserpina (Rauvolfia serpentina) sta nell’elenco
di piante di cui è vietato l’uso in integratori alimentari. «Dopo la segnalazione, i tecnici del Ministero della salute hanno rilevato che l’etichetta del prodotto da loro registrata conteneva una pianta in più rispetto a quella presente sulle boccette in commercio: la Dissolena verticillata, che non compare tra le piante vietate, e che non conoscevamo», ricorda Vannacci. Si è poi scoperto che si trattava di un’antica denominazione della stessa Rauvolfia. Insomma, la pianta era stata dichiarata (al Ministero e non in etichetta), ma con un un nome desueto che le aveva permesso di sfuggire ai controlli. Da aprile il prodotto è sul mercato con una nuova formulazione con vischio quercino al posto della Rauvolfia, che sembra però meno efficace di un tempo, almeno secondo i commenti degli utilizzatori su alcuni forum online.

Cimicifuga racemosa e rischio di epatite

Cimicifuga racemosa Diversi fitoterapici possono essere considerati utili nel trattamento di alcune patologie o condizioni fisiopatologiche, anche se antibiotici spesso non bisogna trascurarne i potenziali di tossicità. Tra le varie piante potenzialmente utilizzabili in terapia, la Cimicifuga racemosa sembra possedere…