Intelligenza senza spiegazione, spiegazione senza intelligenza
Sul numero del 2 febbraio 2026 di Nature, Eddy Keming Chen, Mikhail Belkin, Leon Bergen e David Danks (tutti della University of California, San Diego) hanno firmato un Comment dal titolo “Does AI already have human-level intelligence? The evidence is clear“. Secondo gli autori, la visione di un’intelligenza artificiale paragonabile a quella umana, formulata da Turing nel 1950, sarebbe ormai una realtà, e a riconoscerlo basterebbe uno sguardo libero da timore e da entusiasmo.
L’argomento, ridotto all’essenziale, procede nel seguente modo.
I grandi modelli linguistici attuali risolvono problemi matematici nuovi, superano esami professionali in domini diversi, generano codice funzionante, esibiscono trasferimento di competenze fra ambiti distanti. Applicando a loro lo stesso criterio inferenziale con cui attribuiamo intelligenza ad altri esseri umani, cioè un’inferenza alla migliore spiegazione a partire dal comportamento osservato, dovremmo concludere che anche questi sistemi sono, in qualche senso significativo, intelligenti. Mente umana e modello linguistico, secondo questa lettura, sarebbero due sistemi confrontabili: due scatole nere giudicabili in base a ciò che producono.
Io ritengo però che la simmetria su cui poggia l’argomento sia fittizia, e l’ho sostenuto nella lettera di risposta pubblicata su Nature ad aprile, AI and the human mind: only one is a black box: mente umana e LLM non sono due oggetti dello stesso genere epistemico, e trattarli come tali confonde due situazioni conoscitive molto diverse.














