In forza di questa esigenza, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto.
Papa Francesco – LETTERA APOSTOLICA Misericordia et misera

 

Obiezione di coscienzaE’ di questi giorni (20 Novembre 2016 per la precisione) la pubblicazione della Lettera Apostolica Misericordia et misera, a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, aperto da Papa Francesco l’8 Dicembre 2015. La Lettera ha avuto particolare risonanza specialmente per il passo sovra citato, che appare (o almeno così è stato da molti interpretato) una inaspettata apertura della Chiesa Cattolica nei confronti dell’aborto.

Il passo prosegue con alcune precisazioni: “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione.” 

Ora, per quanto sempre più persone non ritengano particolarmente rilevante ciò che il Papa concede o non concede di fare ai suoi seguaci e tantomeno ai suoi sacerdoti, è comunque esperienza comune il fatto che ciò che un Papa pensa o non pensa, dice o non dice, scrive o non scrive, ha nel nostro paese importanti riflessi sulla vita sociale anche di chi della Chiesa Cattolica non fa parte, e con essa non condivide principi, credenze, riti o cerimonie.

Per questa ragione ciò che Jorge Maria Bergoglio ha scritto è apparso a molti in contraddizione con alcune parole che in molteplici occasioni aveva pronunciato il suo predecessore Joseph Ratzinger, il quale ad esempio aveva affermato davanti al Parlamento Europeo (30 Marzo 2006) che la “protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del suo concepimento fino alla morte naturale” è uno dei “principi che non sono negoziabili” della Chiesa Cattolica.

Questo presunto cambiamento è stato addirittura interpretato da alcuni come il crollo del supporto alla cosiddetta ‘obiezione di coscienza’ sull’interruzione volontaria di gravidanza, una pratica che consente ai medici cattolici di rifiutarsi di eseguire una IVG o una ITG nell’ambito di una struttura sanitaria pubblica, appellandosi appunto ad un contrasto irriducibile tra tale pratica e i principi della loro ‘coscienza’.

Le riflessioni che ritengo sia possibile fare a questo proposito sono due:

1. Innanzitutto non appare chiaro come il pronunciamento dell’attuale Papa possa risultare in contraddizione con quello del precedente, né come possa in qualche modo minare il presunto fondamento su cui si basa la cosiddetta obiezione di coscienza all’interruzione di gravidanza.

Bergoglio afferma infatti esplicitamente che “l’aborto è un grave peccato“, lo assimila addirittura all’omicidio (“pone fine a una vita innocente”) e certamente non giustifica o assolve il medico che lo esegue. Mi pare che la Lettera sia più che altro una esortazione ai sacerdoti ad ‘accompagnare i penitenti‘ nel loro ‘cammino di riconciliazione‘, penitenti che immagino siano sopratutto le donne che agli occhi del Papa e dei sacerdoti si sarebbero macchiate di tale omicidio, per poi, appunto pentirsi e auspicabilmente non reiterare il medesimo peccato. Non vedo come ciò si possa applicare a un medico che pratica per professione interruzioni di gravidanza, il quale, per rimanere in linea con la dottrina cattolica (sia versione Ratzinger, sia versione Bergoglio) dovrebbe la sera a fine turno pentirsi, effettuare nottetempo un cammino di speciale riconciliazione insieme a un sacerdote e poi la mattina dopo peccare di nuovo una volta recatosi al lavoro, per poi ripentirsi nuovamente una volta stimbrato il cartellino. Pur conscio di tutti i voli pindarici dell’etica cui l’ingerenza cattolica nello stato italiano ci ha abituato negli ultimi anni, credo che uno scenario del genere sia veramente poco sostenibile. Mi sembra invece che ancora una volta nulla sia cambiato e che appaia sempre più evidente come la professione della fede cattolica dovrebbe di fatto essere ritenuta incompatibile con l’esercizio della professione di ginecologo del servizio sanitario nazionale, in un paese come l’Italia che riconosce i suoi cittadini il diritto all’interruzione di gravidanza. La cosiddetta ‘obiezione di coscienza’ è ormai sempre più una scappatoia burocratico-amministrativa che consente ad alcuni medici di aggirare un diritto dei cittadini e di conseguenza un dovere degli operatori sanitari pendenti del servizio pubblico.

2. In particolare, ritengo come diversi altri che la cosiddetta ‘obiezione di coscienza’ sull’interruzione di gravidanza, non sia affatto una obiezione di coscienza propriamente detta.

L’obiezione di coscienza è una cosa seria. E’ un atto radicale che l’individuo compie quando ‘sente’ (nella sua coscienza, appunto) che la legge positiva (cioè stabilita con un atto, imposta dall’uomo, il Codice del Diritto vigente nel suo stato, in sostanza) è in inconciliabile opposizione alla legge naturale che egli segue (il suo codice morale interno, che è spesso religioso, ma può essere anche laico) e decide di seguire il proprio codice interiore, infrangendo la legge a cui è sottoposto. E assumendosi ovviamente tutte le possibili conseguenze.

Gli esempi di drammatiche obiezioni di coscienza nel nostro paese non mancano, si pensi ai disertori per motivi etici della prima guerra mondiale, oppure al celebre caso di Pietro Pinna, recentemente scomparso, primo italiano a pagare col carcere la sua obiezione, e a molti altri, inizialmente gravitanti sopratutto nelle aree dell’anarchismo, della non violenza e del socialismo (può sembrare strano oggi, ma fino agli anni ’60 l’obiezione di coscienza dei cattolici era veramente una rarità, più frequente era tra i Testimoni di Geova). In ogni caso, anche dopo che fu emanata la legge n. 772/1972 che riconosceva il diritto all’obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici, gli obiettori non andarono più in carcere, ma continuarono a pagare il fio della loro disobbedienza civile con restrizioni e punizioni di vario tipo (8 mesi di servizio in più, commissione giudicante, limitazione di alcuni diritti etc…).

Lo stesso non si può certo dire dei cosiddetti attuali ‘obiettori’ nei confronti dell’IVG/ITG. Innanzitutto manca il requisito fondamentale a cui obiettare: eseguire IVG/ITG non è infatti obbligatorio per legge. Nessuno poteva sottrarsi al servizio di leva, chiunque può sottrarsi all’esecuzione di interruzioni di gravidanza: basta ad esempio non andare a lavorare in ospedali pubblici nei quali lo stato deve per legge garantire ai cittadini l’esecuzione di tale servizio.

Anche ammesso (ma non concesso) che invece si debba lavorare in tali centri e si decida di non eseguire il servizio per motivi di coscienza, non mi pare proprio di poter ravvisare una ‘punizione’ dell’obiettore. Anzi, sempre più frequenti sono le denunce del fatto che i veri ‘danneggiati’ dal sistema sarebbero i medici non obiettori.

L’obiezione di coscienza non è  pertanto una vera obiezione, non c’è alcuna legge positiva che viene violata, si tratta di fatto soltanto di una opzione che il ginecologo del servizio pubblico può liberamente scegliere senza dover rinunciare ad alcunché, né dimostrare alcuna verificabile condizione che abbia a che vedere con la sua coscienza, piuttosto che con il suo portafoglio…..

Potremmo stare lungamente a discutere se tale opzione sia da considerare lecita o non lecita in un paese ufficialmente laico e che offre un servizio sanitario pubblico di cui i cittadini dovrebbero poter usufruire senza discriminazioni (per me non è affatto lecita, ma qualcuno potrebbe pensarla diversamente), ma in ogni caso di opzione si tratta e non certamente di obiezione. Perché fosse assimilabile ad una vera obiezione di coscienza, tale scelta dovrebbe necessariamente accompagnarsi a degli effetti negativi per colui che la compie, sicuramente non ai non trascurabili vantaggi in termini di orario, qualità del lavoro e a volte anche avanzamenti di carriera, come oggi sempre più sta accadendo.

Non dico che tutti gli obiettori per definirsi tali debbano fare la fine di Antigone1, ma mi pare che come spesso accade in questo paese si stia esagerando con la permissività e con l’uso indiscriminato ed arbitrario delle parole.

 

1 Nella omonima tragedia di Sofocle, Antigone si oppone alla legge positiva, emanata da suo zio Creonte, re di Tebe, che le vieta la sepoltura del fratello Polinice, reo di aver attaccato la città. Antigone preferisce violare la legge del re e morire murata viva, piuttosto che violare la propria legge morale (derivata in questo caso dal culto degli dei) che le impone invece di non lasciare il fratello insepolto. Quella di Antigone è stata descritta come la prima obiezione di coscienza della storia ufficialmente documentata in letteratura.

Aggiornato il 21.04.15

E di pochi giorni fa la notizia che la corte d’Appello di Bologna ha ribaltato una discussa sentenza del 2012 con cui il giudice del lavoro di Rimini aveva riconosciuto un risarcimento ad una coppia romagnola il cui bambino era stato vaccinato dalla Asl nel 2002 e successivamente aveva ricevuto una diagnosi di autismo.

Vaccini e autismo

Vaccini e autismo

La sentenza originale era stata duramente criticata in Italia e nel mondo, dal momento che la comunità scientifica non riconosce, né ha mai riconosciuto, alcun legame causale tra l’evento vaccinazione (in questo caso Morbillo-Parotite-Rosolia, MPR) e la comparsa di autismo. Ad esempio il Board Scientifico del Calendario Vaccinale per la Vita, che riunisce figure di elevato prestigio dell’Igiene e della Sanità Pubblica, della Medicina Generale, della Pediatria territoriale-ospedaliera ed universitaria facenti capo a Società Scientifiche ed Associazioni Mediche (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, Federazione Italiana Medici Pediatri, Società Italiana di Pediatria) si era espressa in termini fortemente critici, definendo la sentenza basata su un falso scientifico. Fortunatamente il giudizio di secondo grado del 13 febbraio 2015 ha letteralmente demolito le ragioni del giudice del lavoro. Oltre al fatto, pertinente dal punto di vista legale ma meno interessante in termini di salute pubblica che nella storia clinica del bambino non c’è un’oggettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica e il vaccino MPR, ciò che più interessa la comunità è che il giudicebasandosi sulla consulenza tecnica d’ufficio del dottor Lodi, ha sancito in modo minuzioso la non pertinenza e la non rilevanza degli studi citati dal consulente della famiglia. In particolare il riferimento era a alcune pubblicazioni dell’ex-medico inglese Wakefield (espulso dall’ordine professionale per aver pubblicato dati falsi), tra cui un discusso articolo su Lancet sui collegamenti tra vaccini e autismo, successivamente dimostratosi falso e ritirato dalla rivista. Proprio relativamente al nostro giudizio su questa pubblicazione, riportiamo qui alcuni commenti tratti dall’articolo Credi, ma verifica. Quanto sono attendibili e riproducibili i risultati delle attuali ricerche scientifiche? di Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, Raffaele Coppini, Elisabetta Cerbai, che apparirà sul prossimo numero di Toscana Medica.

[] E’ informazione tristemente nota anche al grande pubblico quella che riguarda lo studio pubblicato dal dr Andrew Wakefield su Lancet nel 1998. Il lavoro riportava una casistica, successivamente rivelatasi manipolata, e per alcuni aspetti francamente falsa, nella quale Wakefield ipotizzava un legame tra esposizione al vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia) e lo sviluppo di autismo in 12 bambini da lui apparentemente valutati. In breve, il lavoro è stato parzialmente ritirato nel 2004 a seguito della scoperta di irregolarità metodologiche, conflitto di interessi e dell’assenza di consenso informato, per essere poi completamente ritirato nel 2010, dopo l’espulsione di Wakefield dall’Ordine dei Medici e la dimostrazione che parti significative della ricerca erano state completamente falsificate. L’editor in chief di The Lancet, Richard Horton, ha affermato in proposito che il lavoro era da considerarsi “completamente falso” e che la rivista era stata ‘imbrogliata’. Il problema principale però è che nel frattempo il lavoro di Wakefield era stato eretto a vessillo dai movimenti antivaccinali, causando negli anni una serie di problematiche prima di tipo amministrativo (incongrue richieste ai centri vaccinali), poi di tipo legale (cause inopportunamente vinte relative a richieste di risarcimento) ed infine di tipo sanitario (emergenza di nuovi focolai epidemici in aree precedentemente coperte). Sembra incredibile, ma purtroppo gli echi di tale pubblicazione, basata su 12 casi presunti, senza alcuna valutazione statistica, senza gruppo di controllo e senza una metodologia attendibile, continuano ancora oggi a sentirsi, nonostante lo studio sia stato ritirato, Wakefield condannato e, cosa assai più importante, siano ormai ampiamente disponibili ricerche enormemente più attendibili che hanno riguardato prima gruppi di 500 bambini, poi di 10.000, poi di 500.000 ed infine di oltre 14 milioni di bambini, senza che alcuna relazione tra vaccino MMR e autismo sia mai stata rilevata in nessuno studio al mondo. []

Vaccini non causano autismo

I vaccini non causano autismo

Tratto da Credi, ma verifica. Quanto sono attendibili e riproducibili i risultati delle attuali ricerche scientifiche? di Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, Raffaele Coppini, Elisabetta Cerbai, Toscana Medica, 2015. Scarica il pdf dell’articolo Mugelli-credi-ma-verifica-TM-2015

Per ulteriori informazioni: http://www.upworthy.com/16-years-ago-a-doctor-published-a-study-it-was-completely-made-up-and-it-made-us-all-sicker

Aggiornamento del 21 Aprile 2015

Un ulteriore studio apparso sulla rivista JAMA ha nuovamente escluso ogni ipotetico collegamento tra la vaccinazione MPR e lo sviluppo di autismo. Jain e colleghi hanno esaminato i dati relativi a 95.727 bambini coinvolti in una campagna di vaccinazione per morbillo, parotite e rosolia tra il 1997 e il 2012. Di questi, 1929, cioè il 2,01 per cento, avevano un fratello maggiore affetto da autismo e quindi erano da considerare particolarmente suscettibili e a rischio di sviluppare la malattia.

Dall’analisi statistica dei dati è emerso ancora una volta che non esistono differenze nel tasso di insorgenza di autismo tra bambini vaccinati e bambini non vaccinati.

“Coerentemente con quanto emerso in altre popolazioni scrivono gli autori non abbiamo rilevato alcuna associazione tra la vaccinazione MPR e un incremento di rischio di autismo tra i bambini, neppure tra i bambini con un fratello autistico”.

Questi dati, oltre a confermare l’assoluta inesistenza di alcun legame tra la vaccinazione MMR e lo sviluppo di autismo nella popolazione infantile, confermano l’assenza di legame anche in soggetti particolarmente suscettibili come i fratelli di bambini autistici.

The use of complementary and alternative medicine (CAM) is steadily increasing. A recent systematic review revealed that the average prevalence of CAM use by physicians in the UK was 20.6% (range 12.1–32%). Unfortunately, consumers and healthcare-givers often ignore important problems such as herbal–drug interference and side effects, or simply the uselessness of various herbal extracts sometimes taken for many years to prevent diseases and long-term toxicity, believing that ‘natural’ is synonymous with ‘safe’.

Because the use of natural health products is poorly regulated, many herbal products on the market have not been thoroughly tested for their pharmacology and toxicology, especially in pregnancy or lactation. Moreover, toxicity of herbal products arising from poor quality, incorrect or misidentified herbs, incorrect processing methods, or the supply of adulterated or contaminated herbs is also a serious problem.

The Internet now plays an important role in the spread of pseudo-scientific information, often mixed with serious scientific information, a problem further exacerbated by the easy availability of products through online sales. Unfortunately, there has been an increase in the number of websites that publish and disseminate incorrect information about natural products, and even recommend them in some cases, a use that can actually be proven harmful to health. The lack of regulation of information published on the Internet means that some ‘alternative therapies’ are being promoted without full appreciation of their potential toxicity.

Online information often presents therapeutic indications that can actually harm patients [5], for example, by promoting worrying medical claims or including the use of toxic products. In a recent survey, 522 Italian web sites containing information about the use of germander (Teucrium chamaedrys) were screened and only 63% of them reported correct information on the toxicity of this herb, which can easily be purchased online. This example is striking given that T. chamaedrys L. has become popular as a slimming decoction without any scientific proof of efficacy and notwithstanding its well-known hepatotoxicity, and its use is even banned by health authorities.

Against this background, the inclusion of natural products in pharmacovigilance systems should be mandatory. In Italy, as well as in most other countries, the National Pharmacovigilance System (directed by the Italian Medicines Agency, AIFA) collects spontaneous reports only for registered drugs, but awareness of the need for safety surveillance of natural health products has led to implementation of a reporting system for suspected adverse reactions specifically for natural products. It is clear that for both pharmacovigilance and phytovigilance, adverse drug reaction (ADR) forms should be further improved, in particular to include Internet information.

Furthermore, it would be desirable to set up a task force of online medical observers who could provide correct information on herbal products for users seeking and checking information on natural products through the Internet. These observers could surf the Internet and review news and information on the complex subject of natural product safety. On the basis of scientific evidence, they could report inaccuracies, false information, risks, and other clinical and toxicological issues on official websites for both private citizens and healthcare professionals.

Reference

Maggini V, Gallo E, Vannacci A, Gori L, Mugelli A, Firenzuoli F. e-Phytovigilance for misleading herbal information. Trends Pharmacol Sci. 2013 Nov;34(11):594-5.

Teucrium chamaedrys

Teucrium chamaedrys

L’insufficienza epatica derivante dall’uso di farmaci convenzionali è ampiamente riconosciuta, ma esiste una scarsa consapevolezza del potenziale epatotossico di alcuni farmaci a base di erbe. Negli ultimi anni vi è stato un ricorso sempre maggiore ai farmaci a base di erbe, sia nei pazienti che negli operatori sanitari. Alcune erbe sono ben note per la loro epatotossicità diretta (Teucrium chamaedrys, Senecio vulgaris, Morinda citrifolia, Ephedra sinica, Mentha pulegium, piante contenenti antrachinoni, ecc) o per interazioni con i farmaci (Panax ginseng, Citrus paradisi, Piper nigrum, Silybum marianum, Camellia sinensis, Monascus ruber, ecc.). Per molte erbe mancano ancora adeguate conoscenze farmacodinamiche e farmacocinetiche manca, in particolare quando i prodotti a base di erbe sono utilizzate in combinazione (come spesso accade nelle medicine tradizionali orientali), il che rende difficile effettuare una valutazione di causalità tra gli eventi e le singole erbe coinvolte.

Sulla rivista Internal and Emergency Medicine, recentemente uscito un articolo a cura di Fabio Firenzuoli, Luigi Gori, Alessandro Mugelli ed Alfredo Vannacci, del Centro per la Medicina Integrativa dell’Università di Firenze a commento di una revisione di Licata et al. che affronta il problema delle epatopatie da prodotti di origine vegetale, analizzando lo stato dell’arte della ricerca sui principali meccanismi di tossicità epatica delle piante e sulle prospettive future di sviluppo della Farmacovigilanza per la prevenzione ed il trattamento delle epatopatie da prodotti di origine vegetale.

Firenzuoli F, Gori L, Mugelli A, Vannacci A. Current issues and perspectives in herbal hepatotoxicity: a hidden epidemic. Intern Emerg Med. 2013 Feb;8(1):3-5. Vedi l’articolo orginale

Agopuntura auricolare

Agopuntura auricolare

Articolo di Fabio Di Todaro con intervista al dott. Alfredo Vannacci, su La Stampa del 27.03.2013. Scarica l’articolo La Stampa – Tutto Scienze in pdf

Tutto sta nell’immaginare il nostro corpo come un frattale: ciò che vediamo nella dimensione intera, può essere rappresentato in scala in un piccolo organo. Così anche l’orecchio, nonostante le sue ridotte dimensioni, può sintetizzare in una mappa densa l’intero corpo umano. È il principio alla base dell’auricoloterapia, pratica di medicina integrativa già utilizzata da greci ed egiziani, ma validata scientificamente soltanto negli anni’50, da un medico francese: Paul Nogier.

Fu lui, infatti, a riconoscerla come un’efficace disciplina diagnostica e terapeutica, dopo aver osservato che alcuni pazienti corsi presentavano delle cauterizzazioni del padiglione auricolare, utilizzato come una zona riflessa per curare mal di schiena e sciatalgie. In sintesi: ogni punto del padiglione auricolare forma un minuscolo complesso neurovascolare attraverso il quale avviene un continuo scambio di informazioni tra orecchio, cervello e organi. E ogni punto del corpo possiede una corrispondenza nell’orecchio. “A differenza della riflessologia plantare, l’auricoloterapia ha un ampio sostegno neurofisiologico ed è riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità – spiega Alfredo Vannacci, responsabile ricerca e didattica del centro di medicina integrativa dell’università di Firenze -. L’orecchio non è suddiviso in punti, ma in zone: dalla loro stimolazione è possibile individuare i punti dolenti, per poi alleviarne i sintomi”.

L’orecchio, in pratica, diventa uno specchio della patologia in atto. La stimolazione avviene con dei bastoncini con la punta di metallo o strofinando degli elettrodi attraverso cui si misura poi l’impedenza: il punto è considerato attivo quando il paziente registra dolore e se la resistenza è minore. Inquadrata la diagnosi, si passa alla fase terapeutica. I procedimenti utilizzati per la cura dei disturbi sono l’agopuntura e la stimolazione con cerotti a cui sono legati i semi di vaccaria, una pianta che cresce sopratutto in Cina e in Europa meridionale. “La pratica si è rivelata efficace nella cura dei dolori muscolo-scheletrici, della cefalea, dell’emicrania dell’ansia, dell’insonnia e dei disturbi dell’umore”. Questi sono i principali campi di applicazione.

Lo scopo non è eradicare la causa del malessere, ma attutirne gli effetti. Studi preliminari di efficacia sono già stati compiuti con pazienti infertili o affette da dismenorrea (il ciclo mestruale è doloroso). Buoni riscontri sono stati ottenuti anche nella cura del dolore nella nevralgia posterpetica, complicanza più frequente del virus herpes-zoster. L’auricoloterapia è utilizzata anche per l’analgesia dei disturbi del tubo digerente che hanno una matrice nervosa: colon irritabile, reflusso gastroesofageo, nausea e stipsi. La metodica è citata anche tra le metodiche utili per smettere di fumare. “A patto, però, che l’individuo sia fortemente motivato. Altrimenti non sarà di certo l’agopuntura auricolare a fargli abbandonare le sigarette”, chiarisce Vannacci.

L’auricoloterapia è adottata una o due volte alla settimana. I punti da manipolare sono tutti sull’orecchio esterno: il micromassaggio effettuato con le dita provoca un’azione riflessa su un organo o un plesso, con conseguente sensazione di benessere che si irradia nel corpo di chi riceve il trattamento. A differenza della riflessologia plantare, che vede in ogni punto della pianta del piede la rappresentazione di un distretto del corpo, nell’auricoloterapia non è così facile stilare una mappa universale. Alcune zone, infatti, risultano attive soltanto nel corso della malattia. Così come due patologie diverse possono “accendere” le stesse zone: è quel che è stato dimostrato per la cefalea e per l’insonnia.

Twitter @fabioditodaro

Tisane

Tisane

Articolo di Sara Gandolfi con intervista al dott. Alfredo Vannacci, sul Corriere della Sera SETTE del 07.12.2012. Scarica il pdf dell’articolo Vannacci – Tisane. Sette CdS
Zenzero o cannella contro nausea e influenza, camomilla per lo stomaco e il tè verde fa bene a tutto: è tempo di tisana
MA SE È IN CORSO UNA MALATTIA MEGLIO EVITARE IL FAI-DA-TE

Il trucco è berla subito dopo la preparazione. Prima si fa bollire l’acqua in una teiera, si aggiunge un cucchiaio di foglie d’erba per ogni persona, si lascia il contenuto in infusione dai 3 ai 15 minuti, quindi con l’aiuto di un colino si versa nelle tazze. E voilà, la tisana è pronta. Toccasana per alcuni, rilassante per altri, con l’arrivo dell’inverno diventa per molti una piacevole abitudine, soprattutto la sera. Utile per risolvere piccoli disturbi, dall’insonnia alla cattiva digestione. Con un avvertimento: «Le tisane fai-da-te possono migliorare le funzioni fisiologiche ma non curano le patologie. Devono essere utilizzate solo da persone sane e, se si assumono farmaci, è meglio prima consultarsi con il medico per evitare possibili interazioni», spiega Alfredo Vannacci, ricercatore in farmacologia presso il Centro per la medicina integrativa dell’Università di Firenze. «D’altra parte, una cosa sono le tisane fai-da-te, altro la fitoterapia che è una disciplina medica a tutti gli effetti; il fitoterapeuta utilizza le piante per il trattamento di patologie anche complesse (sono in corso ricerche pure in campo oncologico, ndr), ma in genere prescrive estratti secchi, da preparare in farmacia su presentazione di ricetta medica».
Fuori dai casi clinici, ecco i sette disturbi che possono essere sedati con una tazza fumante, e relative piante d’interesse.

  1. Allattamento: anice (Pimpinella anisum, frutti) e finocchio (Foeniculum volgare, frutti). L’équipe di Vannacci ha dimostrato, lo scorso anno, che la tisana ai semi di finocchio è anche una miniera di sostanze anti-infiammatorie e anti-cancerogene.
  2. Anti-ossidante: tè verde (Camellia sinen- sis, foglie)
  3. Antinausea/influenza: zenzero (Zingiber officinale, radice), cannella (Cinnamomum zeylanicum, corteccia).
  4. Apparato digestivo/vie biliari: carciofo (Cynara scolymus, foglie), tarassaco (Taraxacum officinale, radice), curcuma (Curcuma longa, radice).
  5. Ansiolitico/calmante: passiflora incarnata (fiori), valeriana (officinalis, radice), melissa (officinalis, fiori). In caso di problemi psichiatrici o psicologici, serve però la valutazione di un medico specialista.
  6. Mal di stomaco: camomilla (Matricaria recutita, fiori). Curiosità: al contrario di quanto affermano pubblicità e credenze popolari, la camomilla non è un calmante.
  7. Diuretico: peduncoli di ciliegio, tè verde. Utili in caso di ritenzione idrica, ma se la diuresi è un problema, rivolgersi al medico.
  • Un caso a parte: i lassativi. Cascara, senna, cassia, altea, rabarbaro e tutte le piante antrachinoniche sono sconsigliate per il rischio di alterazione cronica della motilità intestinale. Se insorgono problemi di stipsi, meglio i metodi naturali fare movimento o assumere più liquidi e se il problema persiste rivolgersi a un medico. «Le tisane lassative sono molto di moda ma funziona- no come veri e propri farmaci, stimolando le pareti dell’intestino: a lungo termine, l’intestino si adatta e si diventa dipendenti da queste sostanze», avverte Vannacci.
Fitoterapici e sanguinamento

Fitoterapici e sanguinamento

A cura di Alfredo Vannacci, Eugenia Gallo – Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze.

Le interazioni farmacologiche tra erbe ed anticoagulanti orali rappresentano un significativo rischio per la salute dei paziente in terapia anticoagulante a causa di potenziali eventi avversi che potrebbero verificarsi, tra cui emorragie e complicanze tromboemboliche. Le più recenti revisioni della letteratura scientifica hanno più volte sottolineato le prove disponibili per numerose interazioni tra anticoagulanti orali e integratori dietetici a base di sostanze vegetali. Malgrado ciò, diverse indagini hanno dimostrato un tasso relativamente alto di utilizzo di prodotti a base di erbe, dal 17% al 27%, tra i pazienti trattati con anticoagulanti orali.

Una recente valutazione del database delle segnalazioni di sospetta reazione avversa ai prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità condotta dal nostro gruppo, ha permesso di identificare la presenza di numerose segnalazioni di interazioni tra anticoagulanti orali e prodotti a base di piante officinali.

Sono stati in particolare identificati nel database 12 casi di sospetta interazione. Questi includono 7 casi di riduzione dell’efficacia degli anticoagulanti e 5 casi di aumento dell’ efficacia, tra cui un caso di ospedalizzazione per sanguinamento. Molte delle interazioni coinvolgono erbe ampiamente utilizzate e considerate generalmente sicure come tè verde, aloe, ginseng, mirtillo nero, arnica e boswellia. Alcune delle segnalazioni confermano quanto già pubblicato in letteratura (ginseng, arnica), mentre altre sono in contrasto (aloe, papaia, mirtillo). Inoltre sono stati per la prima volta segnalate interazioni tra warfarin e prodotti a base di boswellia, un fitoterapico finora considerato sicuro in termini di interazioni con farmaci anticoagulanti.

I meccanismi che stanno alla base di queste interazioni non sono ancora completamente chiari. Ad esempio se per i prodotti a base di tè verde è ipotizzabile un ruolo della vitamina K contenuta nella pianta che antagonizzerebbe l’attività del farmaco anticoagulante, è anche da considerare che tale vitamina è presente in bassissima concentrazione nell’infuso. In altri casi, come ad esempio tra arnica e warfarin è stato ipotizzato un meccanismo di interazione di tipo farmacodinamico, legata alla presenza di cumarine nell’arnica.

In conclusione, questa indagine sottolinea ancora una volta che le interazioni farmacologiche tra integratori e anticoagulanti orali rappresentano un rischio significativo per la salute. Un problema ulteriore è inoltre rappresentato dalla scarsità di informazioni che viene spesso rilevata in etichetta relativamente alla composizione quali-quantitativa degli integratori vegetali, il cui uso è ampio e in continua crescita. La segnalazione dei casi, sia nella letteratura scientifica sia negli opportuni registri di farmacovigilanza e fitovigilanza è una componente essenziale per accrescere la nostra conoscenza sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale. Attraverso la segnalazione proattiva delle interazioni osservate, gli operatori sanitari possono svolgere un ruolo importante nel migliorare e rafforzare la conoscenza scientifica su queste importanti interazioni.

Bibliografia

  • Paoletti A, Gallo E, Benemei S, Vietri M, Lapi F, Volpi R, Menniti-Ippolito F, Gori L, Mugelli A, Firenzuoli F, Vannacci A. Interactions between Natural Health Products and Oral Anticoagulants: Spontaneous Reports in the Italian Surveillance System of Natural Health Products. Evid Based Complement Alternat Med. 2011;2011:612150.
  • Wittkowsky AK. Dietary supplements, herbs and oral anticoagulants: the nature of the evidence. J Thromb Thrombolysis. 2008 Feb;25(1):72-7.
Dimagrire con prodotti naturali

Prodotti naturali per perdere peso

A cura di Alfredo Vannacci, Loreta Longo, Eugenia Gallo – Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze – Ripubblicato da Focus Farmacovigilanza di Marzo 2011

Una recente indagine [1] condotta sul database delle segnalazioni di reazioni avverse a prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità, ha identificato nel periodo 2002-2010 42 segnalazioni per prodotti utilizzati per perdere peso (il 12,1% del totale), con reazioni prevalentemente a carico dell’apparato cardiovascolare (26%), della cute (17%), dell’apparato digerente (17%), del sistema nervoso centrale (17%), del fegato (13%) e di altri organi (9%) tra cui reni, tiroide e pancreas. E’ interessante sottolineare come la maggior parte dei prodotti contenesse un alto numero di componenti (oltre 9) e circa la metà delle reazioni sia stata classificata come grave, avendo spesso causato l’ospedalizzazione del paziente.

Le erbe medicinali più spesso rappresentate, da sole o in associazione, erano Citrus spp. (28%), Fucus spp. (20%), tè verde (15%), Garcinia cambogia (11%) e Hoodia spp. (9%), usate sia come integratori sia come preparazioni galeniche. Di particolare rilevanza sono state le reazioni cardiovascolari come ipertensione, tachicardia e anche fibrillazione ventricolare, associate a prodotti contenenti arancio amaro (Citrus aurantium, scorza immatura), guaranà (Paullinia cupana, semi), o ma huang (Ephedra sinica, parte aerea), piante che contengono diversi alcaloidi (sinefrina, caffeina ed efedrina, rispettivamente) che stimolano il sistema nervoso simpatico, aumentando il rischio di aritmie, ictus e infarto del miocardio. Le reazioni segnalate in pazienti in terapia con farmaci ad attività anticoagulante e/o antiaggregante piastrinica sono state invece spesso determinate da interazioni tra erbe e farmaci, sopratutto di tipo farmacocinetico. In particolare alcune piante medicinali contenute nei prodotti sospetti, come il tarassaco (Taraxacum officinale), l’ortica (Urtica dioica), o la papaia (Carica papaya), sono note per indurre diverse isoforme degli enzimi CYP450, alterando il metabolismo degli anticoagulanti orali.
Da non dimenticare infine è il problema della sofisticazione, in particolare per prodotti provenienti da paesi dell’estremo oriente o del Sudamerica: è stato per esempio rilevato che circa il 50% dei prodotti “naturali” commercializzati in Brasile per i quali erano state segnalate dai consumatori problematiche di vario genere (per esempio cefalea, insonnia, nausea, precordialgia, palpitazioni e astenia) erano in realtà contaminati con farmaci di sintesi, soprattutto a effetto stimolante/anoressizzante (fenfluramina, fenilpropanolamina, fenproporex, sibutramina) ma anche antidepressivo/ansiolitico (fluoxetina, clordiazepossido) o diuretico (spironolattone, furosemide, idroclorotiazide) [2].

Questi dati confermano la necessità di rivolgersi a professionisti esperti qualora sia necessaria una perdita di peso anziché assumere autonomamente e fuori dal controllo medico prodotti dimagranti, considerati “naturali” ma potenzialmente pericolosi.
Bibliografia

    1. Eur J Clin Pharmacol 2011; 67:215-24.
    2. Forensic Sci Int 2011;204:6-12.>


Agopuntura, maghi e fattucchiere

Agopuntura, maghi e fattucchiere

Niente maghi, solo ricerca scientifica. L’ Università di Firenze ribadisce che agopuntura, fitoterapia e medicina manuale sono discipline solide, competenze che vengono trasferite anche in un moderno Master post-laurea.

Firenze 28 Aprile 2011 – L’autorevolezza di Silvio Garattini e lo spessore del suo impegno scientifico portano a considerare che talune affermazioni riportate dalla stampa rappresentino una inesatta semplificazione del suo pensiero, in particolare quando si riferisce a discipline non convenzionali che non avrebbero prove di efficacia al punto da poter essere equiparate all’intervento di maghi e fattucchiere.

“Non può essere ignorata una produzione di centinaia di lavori scientifici di qualità relativi all’agopuntura” sostiene il dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e responsabile scientifico dell’indirizzo in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese del Master in Medicina Naturale dell’Università di Firenze. “Basti pensare che vengono inseriti nel database Medline (la più importante banca dati di Medicina) circa 800 nuovi lavori l’anno. Esistono centinaia di lavori clinici, decine di studi randomizzati e controllati e decine di revisioni e metanalisi che provano l’efficacia dell’agopuntura in numerose indicazioni, in particolare nel settore della terapia del dolore.”

“Ugualmente dicasi per la fitoterapia” aggiunge il dott. Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana e docente all’Università di Firenze: “In Medline esistono oltre 50.000 ricerche pubblicate sulle piante medicinali e la fitoterapia, con centinaia di studi clinici, revisioni sistematiche della letteratura e metanalisi, comprese molte della Cochrane Collaboration. I dati sono pubblici e tutti possono verificarli”.

Anche l’ipotesi che l’agopuntura possa avere alcuni effetti, ma di scarso rilievo paragonabili al placebo, non è accettata dai ricercatori fiorentini “Ovviamente gli effetti sono differenti nelle differenti patologie – continua il dott Vannacci – ma la ricerca scientifica ha mostrato chiaramente come l’agopuntura sia decisamente superiore al placebo, e in alcuni casi anche ai farmaci convenzionali, in diverse indicazioni: dolori muscolo-scheletrici, cefalea muscolo-tensiva e soprattutto lombalgia. La solidità di questa tecnica terapeutica è suffragata da pubblicazioni sulle più importanti riviste di medicina, come Pain, Archives of Internal Medicine, nonché nella Cochrane Library, solo per citarne alcune.”

Anche relativamente ai prodotti utilizzati, i ricercatori tengono a fare una precisazione: “In fitoterapia si utilizzano medicinali vegetali, ben regolamentati da norme italiane ed europee, sia in forma di specialità registrate con tanto di autorizzazione all’immissione in commercio, sia in forma di galenici, per i quali esiste una specifica normativa” continua Firenzuoli “e i pazienti devono sapere che la loro qualità, sicurezza ed efficacia sono garantite come per i farmaci di sintesi, come conferma anche nel suo sito web lo stesso Ministero della Salute. Gli integratori cui probabilmente si riferiva il professor Garattini sono un’altra cosa”.

“Del resto” afferma il Prof Gian Franco Gensini, Preside della Facoltà di Medicina dell’ Università di Firenze, “è la stessa Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, con uno specifico documento elaborato ad Alghero nel 2004, che si è espressa indicando necessario durante il corso di laurea in Medicina, l’insegnamento di quelle discipline per le quali esistano prove di efficacia, come l’Agopuntura, la Fitoterapia e la Medicina Manuale. L’Università di Firenze ha già provveduto ad integrare alcuni corsi con nozioni di base agli studenti del 5° e 6° anno di Medicina e la possibilità di un Master specifico post-laurea per chi vuole acquisire competenze specifiche in Fitoterapia, Agopuntura e Medicina Manuale (www.medicinaintegrativa.it).

“Una ulteriore garanzia per la salute pubblica, dice il Prof. Alessandro Mugelli, direttore del Dipartimento di Farmacologia dell’ Università di Firenze ” è data dal fatto che il nostro Ateneo, come la Regione Toscana, e lo stesso Istituto Superiore di Sanità, hanno attivo uno specifico programma di vigilanza diretto a valutare la sicurezza dei prodotti naturali”. La Regione Toscana infine ha regolamentato con un’apposita legge alcune di queste discipline proprio a tutela della salute pubblica, offrendole ai propri assistiti nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale.

L’attenzione alla sicurezza dei cittadini, alla qualità delle cure ed al rigore scientifico dell’assistenza e della ricerca è anche confermata dal fatto che la Regione Toscana e l’Ateneo fiorentino nel 2012 saranno tra gli organizzatori di uno dei più importanti eventi scientifici internazionali del settore: il V Congresso Europeo di Medicina Integrativa (European Congress on Integrative Medicine – ECIM 2012) che si terrà proprio a Firenze, grazie alla collaborazione stabilita negli anni tra le strutture toscane e l’Università Charitè di Berlino, ente promotore dell’iniziativa.
Conclude il prof Gensini “La medicina clinica rappresenta un insieme assai articolato, ma un fattore unificante fondamentale è la presenza di prove di efficacia per i diversi interventi terapeutici. La posizione dichiarata della Regione Toscana è quella di basare le sue decisioni sulle dimostrazioni di efficacia. La disponibilità di interventi di comprovata efficacia in determinati contesti rappresenta la base della medicina integrata che la Regione sostiene, offrendo ai cittadini la combinazione appropriata fra trattamenti.”
Niente maghi e fattucchiere quindi, ma integrazione di terapie efficaci, spesso sinergiche come nel caso degli approcci combinati alla terapia del dolore.

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Attenti alle erbe

Articolo di Valentina Murelli

L’Espresso, 24.02.2011 pag 129

Interazione Fitoterapici Farmaci

Interazione Fitoterapici Farmaci

Prima cosa da fare se state assumendo anticoagulanti orali e, allo stesso tempo, prodotti a base di erbe: avvertite subito il medico. Può darsi che le erbe siano innocue, ma può anche succedere che interagiscano con i farmaci, riducendo o potenziando l’effetto anticoagulante. È quanto successo a una dozzina di pazienti riportati nel registro di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità in terapia con warfarina o acenocumarolo, anticoagulanti orali. Alcuni ricercatori del Centro Regionale Toscano di Farmacovigilanza, coordinati da Alfredo Vannacci e Fabio Firenzuoli, hanno analizzato il caso sulla rivista “Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine“. Per sette pazienti, l’associazione farmaco-prodotto naturale si è tradotta in una riduzione dell’efficacia terapeutica dell’anticoagulante (misurata protrombina con esami di laboratorio). I prodotti sotto vigilanza erano: un preparato casalingo di aloe, succo di mirtillo, ginseng, papaya fermentata, un integratore alimentare di vitamine (A, E, C) e olio di pesce e due integratori con erbe varie, tra cui tè verde. Per altri cinque pazienti, invece, l’effetto è stato di potenziamento e ha riguardato arnica, Boswellia serrata e, di nuovo, una miscela di più erbe.

Scarica l’articolo pubblicato su L’Espresso Attenti alle Erbe

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Agopuntura e fecondazione

Agopuntura e fecondazione assistita

Con il termine infertilità si fa riferimento all’incapacità di una coppia a intraprendere e portare a termine una gravidanza, usando in genere come criterio temporale almeno un anno di rapporti sessuali non protetti. Le cause dell’infertilità di coppia possono essere sia a carico del partner femminile che di quello maschile, oppure ricadere nel campo dei disturbi “funzionali” (senza una causa organica riconoscibile) o della infertilità psicogena. Per quanto attiene alla possibilità di trattamento con agopuntura, è evidente che le condizioni caratterizzate da malformazioni uterine, neformazioni (fibromi) o patologia occlusiva delle tube (stenosi, infezioni o endometriosi), difficilmente potranno giovarsi di questo trattamento. Al contrario tutte le condizioni caratterizzate da patologie funzionali, alterazioni ormonali, problematiche ovulatorie o alterazioni degli spermatozoi (specialmente quantitative) potranno essere affrontate con agopuntura ed eventualmente fitoterapia, anche se con prospettive di successo variabili da caso a caso.

La ricerca clinica in agopuntura Nel caso dell’applicazione dell’agopuntura tradizionale cinese nel campo della riproduzione, la letteratura medica mette a disposizione numerosi studi nei quali tale approccio si è dimostrato significativamente efficace. Sono stati ad esempio effettuati diversi studi relativamente al trattamento con agopuntura della infertilità maschile con risultati a volte addirittura sorprendenti sul numero e sulla qualità degli spermatozoi (Siterman et al., 2000, Pei et al., 2005), ma ad oggi i risutati più interessanti derivano dalle ricerche sulle tecniche di fecondazione assistita. Recentemente una rivalutazione critica degli studi condotti con agopuntura per aumentare il successo della fecondazione in vitro è stata pubblicata sul British Medical Journal sotto forma di metanalisi. Dall’analisi di lavori condotti su 1366 donne sono emersi risultati significativi e clinicamete rilevanti per l’agopuntura in tutti gli endpoint studiati. In particolare l’utilizzo di agopuntura in associazione alle tecniche di fecondazione assistita si è dimostrata in grado di aumentare significativamente:

  • l’instaurarsi di una gravidanza,
  • la progressione della gravidanza,
  • la nascita di bambini vivi.

Gli autori concludono che globalmente la complementazione del trasferimento degli embrioni con l’agopuntura migliora significativamente l’outcome della fecondazione in vitro con un odds ratio di 1,6 e con un number needed to treat di 10 (Manheimer et al., 2008). In termini pratici ciò significa che chi si sottopone ad una serie di sedute di agopuntura durante il processo di fecondazione assistita (ed in particolare con una o più sedute nella immediata vicinanza dell’embryo transfer) ha una probabilità il 60% superiore di portare a termine una gravidanza con successo rispetto a chi non lo fa; inoltre il number needed to treat di 10 (un parametro assolutamente lusinghiero per qualsiasi trattamento medico in questo settore) indica che è possibile stimare che ogni 10 donne trattate con agopuntura in associazione alla FIVET, si verifica una nascita che non si sarebbe verificata senza l’agopuntura.

Bibliografia

Manheimer E, Zhang G, Udoff L, Haramati A, Langenberg P, Berman B M, Bouter L M. Effects of acupuncture on rates of pregnancy and live birth among women undergoing in vitro fertilisation: systematic review and meta-analysis. BMJ 2008; (336): 545-549. Ng EH, So WS, Gao J, Wong YY, Ho PC. “The role of acupuncture in the management of subfertility.” Fertility and Sterility. July 2008; 90(1):1-13. Pei J, Strehler E, Noss U, Abt M, Piomboni P, Baccetti B, Sterzik K. Quantitative evaluation of spermatozoa ultrastructure after acupuncture treatment for idiopathic male infertility. Fertil Steril 2005; (84): 141-147. Siterman S, Eltes F, Wolfson V, Lederman H, Bartoov B. Does acupuncture treatment affect sperm density in males with very low sperm count? A pilot study. Andrologia 2000; (32): 31-39.

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Ricercatori fiorentini protagonisti in Europa. Nella forma dell’orecchio la spia dell’infarto.

Lucenteforte et al - Ear lobe crease meta-analysisLa prova scientifica presentata da ricercatori dell’Ateneo fiorentino al congresso europeo di Medicina Integrativa svoltosi a Berlino. Dalla moderna ricerca nuove informazioni sull’efficacia dei trattamenti tradizionali: l’antica medicina cinese si apprende a Firenze in un nuovo Master Universitario.

Ne dà notizia il farmacologo Alfredo Vannacci, medico esperto in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese dell’Università di Firenze: “Fin qui era solo l’intuizione di alcuni cardiologi”, spiega, “Adesso possiamo dirlo con certezza: i portatori di un particolare segno sull’orecchio, una piega del lobo, sono più esposti alle malattie cardiache. Un fenomeno che abbiamo potuto studiare e confermare con metodi e approcci scientifici”.


E’ la più importante delle numerose ricerche che l’ateneo fiorentino ha presentato in questi giorni a Berlino al 3° Congresso Europeo di Medicina Integrativa. Al congresso sono stati esposti anche i primi risultati di un importante progetto di ricerca sulle erbe della Medicina Tradizionale Cinese, coordinato dal dottor Vannacci, che il Ministero della Salute ha affidato all’Università di Firenze, dove da anni si insegna Agopuntura e, da quest’anno, anche l’intero complesso della Medicina Integrativa in un Master aperto a infermieri, farmacisti, erboristi,ostetriche, nutrizionisti, ecc.
Coordinato dai professori Gian Franco Gensini e Pietro Modesti, il master (www.medicinaintegrativa.it) è organizzato in tre indirizzi affidati ad altrettanti specialisti: Fabio Firenzuoli per Fitoterapia Clinica, Pietro Pasquetti per Medicina Manuale e Alfredo Vannacci per Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese .
“Al congresso di Berlino”, spiega quest’ultimo, “abbiamo presentato nove diverse comunicazioni sui risultati delle nostre ricerche. Quella che più ha interessato i colleghi presenti da tutto il mondo è appunto quella sul rapporto tra plica nel lobo dell’orecchio e malattie cardiache. Questo risultato si affianca alle tante importanti evidenze scientifiche che sempre più spesso stanno mostrando quanto sia efficace un’antica medicina come quella cinese”.
Per Firenzuoli, direttore del Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana ed esperto di Fitovigilanza per l’Istituto Superiore di Santità e la stessa Università di Firenze, è un’ulteriore conferma che anche in medicina è necessario integrare i diversi saperi.
“L’incontro tra metodi tradizionali e moderne discipline della ricerca medica”, spiega, “prevede infatti un continuo scambio di conoscenze, un dialogo serrato, un’interazione per il benessere completo del paziente. Medicina moderna, ricerca scientifica e la più avanzata metodologia epidemiologica devono viaggiare a braccetto nel rispetto dei criteri di efficacia e sicurezza delle cure, in particolare se a base di erbe medicinali, come dimostrato dai lavori presentati a Berlino”.

E’ appunto quanto si insegna a Firenze, da quest’anno anche in modo innovativo: “Il master”, spiega Vannacci, “è strutturato per dare una formazione universitaria con i maggiori esperti nazionali e internazionali, cinesi compresi. Da molti anni ormai i professori dell’Università di Pechino, Facoltà di Agopuntura e Medicina Cinese (Beijing University of Chinese Medicine) sono ospiti del nostro ateneo per alcuni mesi l’anno e tengono lezioni e seminari avanzati di agopuntura, massaggio e fitoterapia. Negli ultimi 4 anni abbiamo sempre inoltre realizzato viaggi di studio a Pechino, anche grazie al contributo della Regione Toscana, da sempre molto sensibile al tema delle Medicine Integrative”.

La città di Firenze quindi, oltre a possedere da tempo strutture sanitarie di riferimento della Regione Toscana e centri clinici e didattici pubblici e privati in Agopuntura, Fitoterapia e Medicina Cinese, è da oggi sede di questo innovativo Master Universitario in Medicina Naturale. Spiega ancora Vannacci: “il nostro Master, aperto a tutti i professionisti della salute (anche non medici) interessati ad approfondire culturalmente le loro conoscenze in questo settore terapeutico, è particolarmente interessante per i medici agopuntori già esperti, formati nelle tante scuole private che da anni portano egregiamente avanti la didattica in Agopuntura nel nostro paese. Gli agopuntori già formati potranno infatti giovarsi più che mai delle lezioni e dei tirocinii dei maestri italiani e cinesi che insegnano nel Master, avendo anche una nuova possibilità di scambio con le altre professionalità che da quest’anno vi partecipano.

“La vera novità”, aggiunge Firenzuoli, “sta proprio nell’averlo aperto sia ai medici che ai vari operatori sanitari, nel nome di un’alleanza tra professionisti della salute: nel rispetto delle competenze, dei limiti di ciascuna professione e per il benessere di quanti scelgono di curarsi con le Medicine Integrative.”

Plica auricolare e malattia coronarica

Plica auricolare e malattia coronaricaOltre la didattica, l’Università di Firenze si distingue quindi per la clinica e la ricerca in Agopuntura, Fitoterapia e Medicina Cinese. Ciò che è emerso in particolare dalle ultime ricerche condotte, è che i portatori di un particolare segno dell’orecchio (una piegatura che decorre dall’incisura intertragica fino al margine del lobo, descritta dall’americano Frank già nel 1973) mostrano un rischio di essere colpiti da patologia delle coronarie oltre tre volte superiore rispetto a chi non presenta questo segno. Spiega ancora Alfredo Vannacci, coordinatore e promotore della ricerca “Per essere precisi il rischio è aumentato di 3,6 volte. La nostra ricerca si è basata su oltre 50 lavori pubblicati in letteratura, nonché sull’esperienza clinica del dott. Marco Romoli, esperto internazionale di agopuntura auricolare e docente del nostro Master, dalle cui osservazioni la ricerca ha preso origine.” Grazie alle competenze statistiche della dott.ssa Lucenteforte, autrice insieme a Romoli e Vannacci del lavoro presentato a Berlino, è stato possibile condurre una meta-analisi di tutti i lavori pubblicati in letteratura nelle diverse lingue (inglese, italiano, tedesco e francese) e giungere ad una conclusione dalla forte significatività statistica.

“Le possibilità che l’associazione sia dovuta al caso” continuano gli autori “è infatti inferiore all’uno per mille. Quello che resta da determinare, e su cui stiamo ancora studiando, sono le condizioni fisiopatologiche che sottostanno a questa associazione.” Conclude Vannacci “ci resta da capire ad esempio se la plica auricolare sia un fattore associato ad altri fattori di rischio già noti (fumo, obesità, diabete etc ) oppure se sia da considerare un fattore di rischio indipendente. In questo caso sarebbe senz’altro un elemento molto più importante dal punto di vista clinico.”

E. Lucenteforte, G. Zagli, M. Romoli, A. Vannacci The diagonal ear lobe crease (Frank’s sign) as a marker of cardiovascular disease. A systematic review European Journal of Integrative Medicine, Volume 2, Issue 4, Pages 208, December 2010

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Il tè verde è una bevanda utilizzata in Medicina Tradizionale Cinese da millenni per le sue proprietà salutistiche.

Tè verde

Tè verde

Alle attività tradizionali, la moderna ricerca preclinica e clinica ha aggiunto numerosi dati epidemiologici e di laboratorio che confermano l’interessante profilo di efficacia dell’infuso di foglie fresche o secche di Camellia sinensis, non tostate né fermentate, noto in Cina col nome di lu cha.

La storia del tè

Esistono molte leggende che narrano la scoperta del tè verde come bevanda, una di queste racconta che Bodhidharma, il leggendario patriarca del buddismo Chan (Zen in giapponese), colui che avrebbe introdotto in Cina questa religione proveniente dall’India, fosse solito meditare all’esterno di un monastero. Un giorno, avendo ceduto al sonno durante la sua meditazione, si strappò le palpebre, in modo da costringersi a restare sveglio e nel luogo dove le aveva gettate nacque la prima pianta del tè. La leggenda è significativa perché sottolinea una delle attività principali di questa bevanda, ovvero la sua proprietà stimolante, in grado di aumentare la capacità di mantenere l’attenzione.


Un’altra leggenda fa invece risalire la scoperta del tè al mitico imperatore Shen Nong (a cui è attribuito il primo erbario della MTC), intorno all’anno 3000 a.C. Si racconta che un giorno Shen Nong riposasse seduto ai piedi di un albero di modeste dimensioni e che avesse al suo fianco una tazza di acqua calda da bere. Per caso alcune foglie caddero dai rami di quell’albero e finirono nella tazza dell’imperatore, il quale, bevendo casualmente l’infuso, lo trovò delizioso e tonificante. Queste due azioni classiche (tonico e stimolante), ben note oggi anche in Occidente, sono solo una parte delle 24 attività terapeutiche che vengono ancora attribuite al tè verde in Medicina Cinese; nel Cha Jing (Il Classico del Tè), la cui più recente compilazione risale al 1992, tra le altre sono riportate proprietà quali: calmare la mente, rischiarare la vista, portare l’Acqua verso il basso (azione diuretica), purificare il Calore (azione antinfiammatoria), dissolvere l’Umidità (azione diuretica e mucolitica), sciogliere il grasso (azione termogenica), tonificare il qì (azione tonica stimolante), favorire la longevità (azione preventiva su molte patologie).

Tè verde e ricerca medica

A queste attività tradizionali, tramandate e validate dall’esperienza millenaria di generazioni di medici cinesi, la ricerca moderna affianca una notevole serie di studi sperimentali, clinici ed epidemiologici che ne confermano l’efficacia in molte indicazioni. Ad esempio, un recente studio di popolazione su una coorte di circa 75.000 donne cinesi, ha mostrato come le donne che avevano iniziato a bere tè verde prima dei 25 anni di età, mantenendo poi un consumo abituale della bevanda nel corso della loro vita, presentassero un rischio relativo di sviluppare una neoplasia mammaria premenopausale ridotto del 30%, rispetto alle non bevitrici di tè. Le proporzioni si invertivano nel periodo post-menopausale, a dimostrazione che l’assunzione del tè non previene l’insorgenza della neoplasia (che presenta per altro una forte componente genetica), ma ne ritarda significativamente l’esordio (1). Effetti protettivi sono stati inoltre dimostrati, con differenti livelli di evidenza, su altre patologie neoplastiche, in particolare dell’apparato gastroenterico (esofago, stomaco, colon-retto), ma anche a livello ematologico o urogenitale (2).

Il campo nel quale però il tè verde si è dimostrato veramente promettente, è quello della prevenzione cardiovascolare (3). La bevanda infatti, assunta in dosi cospicue per un sufficiente periodo di tempo (si parla almeno di 3-5 tazze da 70-90 ml al giorno per un minimo di 3 anni) è in grado di modificare significativamente la prognosi cardiovascolare, diminuendo il rischio di ictus sia ischemico che emorragico (4), la mortalità cardiovascolare e la mortalità per tutte le cause (5).

Per quanto riguarda la ricerca preclinica relativa ai meccanismi che stanno alla base di questo effetto terapeutico, la gran parte delle azioni del tè verde è attribuita alla frazione polifenolica, in particolare alle catechine, di cui le foglie del tè sono ricche allo stato nativo, ma che si perdono con la tostatura (ad esempio nel tè bancha) o con la fermentazione (ad esempio nel tè nero). Tra le catechine, un importante ruolo (specialmente come antiossidante) è attribuito alla epigallocatechina-3-gallato (EGCG). Sulla base degli studi epidemiologici che dimostrano l’efficacia dell’infuso nel trattamento di gravi patologie mediche, e degli studi preclinici che attribuiscono alla EGCG una fondamentale azione nella produzione di questo effetto, l’industria farmaceutica ha tentato di replicare le attività benefiche del tè verde utilizzando prodotti concentrati con alte dosi di EGCG. Sorprendentemente, i risultati sono stati tutt’altro che positivi. In particolare i prodotti commerciali a base di EGCG contenenti dosi elevate di questo principio attivo (>300mg/die) hanno mostrato un potenziale epatotossico, messo in evidenza dai sistemi di farmacovigilanza e fitovigilanza in particolare in Francia ed in Spagna. A seguito dell’assunzione di un preparato a base di tè verde, particolarmente ricco in EGCG, della quale veniva sfruttato l’effetto termogenico a fini dimagranti, sono stati ad esempio segnalati diversi casi di epatotossicità (alcuni anche gravi), che hanno determinato il ritiro del prodotto dal commercio (6).

In conclusione, il viaggio del tè verde dalla tradizione secolare alla farmacoepidemiologia e alla farmacovigilanza moderne ci fornisce un esempio di come una bevanda (fitoterapico) tradizionale, dotato di grandiosi effetti preventivi e terapeutici se assunto con le modalità previste dalla tradizione, possa perdere i propri benefici se viene erroneamente ricondotta ad un singolo principio attivo concentrato (farmaco), che invece può risultare addirittura tossico. Tutto ciò sottolinea l’importanza per un sistema sanitario di possedere un servizio di farmacovigilanza specificamente dedicato alla sorveglianza delle reazioni avverse ai prodotti di origine naturale, coordinato e gestito da personale formato nel settore specifico della fitovigilanza.

Letture consigliate

  • Vannacci A, Mascherini V, Farmacoepidemiologia e Farmacovigilanza in Fitoterapia Tradizionale Cinese. In Farmacologia Cinese, a cura di Sotte et al, Trattato di Agopuntura e Medicina Cinese (V vol), Casa Editrice Ambrosiana, 2010

Bibliografia

  1. Is green tea drinking associated with a later onset of breast cancer? Dai Q, Shu XO, Li H, Yang G, Shrubsole MJ, Cai H, Ji B, Wen W, Franke A, Gao YT, Zheng W. Ann Epidemiol. 2010 Jan;20(1):74-81.
    Sturgeon JL, Williams M, van Servellen G. Efficacy of green tea in the prevention of cancers. Nurs Health Sci. 2009 Dec;11(4):436-46.
  2. Hooper L, Kroon PA, Rimm EB, Cohn JS, Harvey I, Le Cornu KA, Ryder JJ, Hall WL, Cassidy A. Flavonoids, flavonoid-rich foods, and cardiovascular risk: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am J Clin Nutr. 2008 Jul;88(1):38-50.
  3. Tanabe N, Suzuki H, Aizawa Y, Seki N. Consumption of green and roasted teas and the risk of stroke incidence: results from the Tokamachi-Nakasato cohort study in Japan. Int J Epidemiol. 2008 Oct;37(5):1030-40.
  4. Suzuki E, Yorifuji T, Takao S, Komatsu H, Sugiyama M, Ohta T, Ishikawa-Takata K, Doi H. Green tea consumption and mortality among Japanese elderly people: the prospective Shizuoka elderly cohort. Ann Epidemiol. 2009 Oct;19(10):732-9
  5. Mazzanti G, Menniti-Ippolito F, Moro PA, Cassetti F, Raschetti R, Santuccio C, Mastrangelo S. Hepatotoxicity from green tea: a review of the literature and two unpublished cases. Eur J Clin Pharmacol. 2009 Apr;65(4):331-4

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L’agopuntura è una metodica terapeutica ampiamente utilizzata per trattare il mal di testa (cefalea), sia in occidente che in oriente.

Le dimostrazioni di efficacia dell’agopuntura in questa indicazione sono numerose e, sebbene alcuni studi avessero in passato mostrato risultati contrastanti, due recenti pubblicazioni ne sostengono fortemente l’utilizzo per il trattamento dell’emicrania e della cefalea di tipo tensivo. Sono state infatti recentemente condotte due importanti revisioni sistematiche, pubblicate su The Cochrane Library 2009-1, ad opera di un gruppo internazionale coordinato dall’epidemiologo tedesco Klaus Linde.

Emicrania

Agopuntura e emicrania

Agopuntura e emicrania

I pazienti affetti da emicrania riferiscono un dolore intenso della durata variabile da alcune ore a pochi giorni, localizzato in genere a un solo lato della testa, spesso accompagnato da senso di nausea, fotofobia e fonofobia (cioè avversione nei confronti di luci e suoni) o dolore che peggiora col movimento. In circa un terzo dei casi l’emicrania è associata al fenomeno dell’aura, ovvero visione di lampi luminosi, o forme geometriche, a volte associati a debolezza, formicolii, difficoltà nel linguaggio e vertigini.

La revisione Cochrane pubblicata nel 2009 ha approfondito una precedente analisi dell’efficacia dell’agopuntura nella prevenzione dell’emicrania, già valutata in altre pubblicazioni dello stesso gruppo. In particolare, rispetto all’ultima edizione della review, sono stati valutati 12 nuovi studi clinici, sulla base dei quali gli autori concludono che esiste una solida dimostrazione che l’agopuntura è in grado di migliorare l’assistenza al paziente con emicrania, sia nel trattamento dell’attacco acuto, sia nella prevenzione degli attacchi. Gli studi disponibili indicano che l’agopuntura è altrettanto efficace della terapia farmacologica, se non addirittura più efficace di questa, risultando allo stesso tempo meglio tollerata. Un dato interessante è che un notevole miglioramento del quadro clinico si realizza anche nei pazienti di “controllo” trattati con una forma meno invasiva di agopuntura, con aghi infissi superficialmente in punti non individualizzati sul quadro clinico presentato dal paziente (cosiddetta “agopuntura sham”). Questo elemento è a detta degli stessi autori di difficile interpretazione e potrebbe risentire di aspetti metodologici intrinseci alla ricerca clinica (Linde et al, 2009a). L’efficacia del trattamento “sham” (o “falsa agopuntura”) è un evento che si verifica abbastanza spesso negli studi clinici sull’agopuntura specialmente nella terapia del dolore; ne presenteremo più avanti alcuni elementi interpretativi. Per quanto riguarda l’emicrania, sebbene un discreto numero di studi singoli riporti una superiorità dell’agopuntura vera rispetto alla sham, quando questi vengono metanalizzati nel loro complesso, non esiste ancora una dimostrazione di superiorità di un trattamento sull’altro. Contestualmente, l’analisi combinata degli studi che hanno confrontato l’agopuntura con i trattamenti farmacologici consolidati per l’emicrania, ha dimostrato una significativa superiorità dell’agopuntura rispetto ai farmaci (Linde et al, 2009a).

 

Cefalea di tipo tensivo

Agopuntura e cefalea di tipo tensivo

Agopuntura e cefalea di tipo tensivo

I pazienti affetti da cefalea di tipo tensivo presentano un dolore tipicamente bilaterale, a carattere oppressivo, tensivo o distensivo, di intensità lieve-moderata e che in genere non è aggravato dall’attività fisica o da altri fattori esterni. Gli attacchi sono spesso sporadici, con un dolore della durata di circa 4-6 ore. L’agopuntura è un trattamento da tempo molto utilizzato per questo disturbo e già nella precedente Cochrane review si asseriva che le prove di efficacia erano promettenti, anche se ancora non conclusive. La revisione del 2009 conclude invece che, sulla base di 6 nuovi studi inclusi nell’analisi, l’agopuntura può essere considerata un utile strumento terapeutico per i pazienti affetti da cefalea di tipo tensivo. A differenza dell’emicrania, in questo caso la “agopuntura vera”, effettuata cioè secondo i criteri della Medicina Tradizionale Cinese, con trattamenti individualizzati sul singolo paziente, si è dimostrata significativamente superiore alla ”agopuntura sham” utilizzata come gruppo di controllo. In sintesi, i pazienti che hanno fatto agopuntura hanno presentato attacchi di cefalea con una probabilità da 3 a 4 volte inferiore rispetto a chi non aveva fatto alcuna agopuntura e con una probabilità 1,2 volte inferiore rispetto a chi aveva fatto il trattamento di tipo sham. In pratica fare un trattamento “minimo” con infissione di aghi superficiali e non individualizzati apporta già un certo beneficio alla cefalea di tipo tensivo, fare un trattamento con vera agopuntura individualizzata apporta un beneficio significativamente superiore (Linde et al, 2009b). Come abbiamo visto ciò non avviene invece nell’emicrania, per la quale l’agopuntura vera, sebbene in genere superiore alla sham, non lo è stata a un livello statisticamente significativo.

Agopuntura “falsa” e gruppo di controllo

Il problema della scelta del gruppo di controllo negli studi clinici sull’agopuntura per il trattamento delle cefalee è stato ampiamente analizzato, con il panorama degli studi che presenta risultati a volte contrastanti. In genere l’agopuntura tradizionale risulta quasi sempre efficace nel trattamento delle cefalee, ma risultano spesso efficaci anche i trattamenti minimamente invasivi utilizzati come controllo. E’ attualmente opinione diffusa che i grandi studi clinici multicentrici randomizzati non siano la metodica più adeguata per studiare gli effetti aspecifici della agopuntura (Vannacci, 2009). Tali effetti sono infatti presenti anche nei trattamenti cosiddetti falsi, e la loro rilevanza potrebbe essere amplificata dal confronto con un trattamento di agopuntura “vera”, ridotto però ai minimi termini per necessità di standardizzazione. Appaiono essere invece più adeguati a questi fini piccoli studi sperimentali mono- o pauci-centrici, nei quali l’individualizzazione e l’omogeneità del trattamento con agopuntura vera possono essere maggiormente garantiti. A questo proposito segnaliamo i risultati di due recenti studi condotti su campioni relativamente piccoli in due particolari setting sperimentali.

Cefalea e laser-agopuntura nei bambini

Il primo di essi è stato realizzato in Germania in due gruppi di 22 e 21 bambini affetti da emicrania o cefalea di tipo tensivo con una terapia individualizzata secondo i criteri della medicina tradizionale cinese per mezzo di laser-agopuntura (fascio di luce invisibile).

Agopuntura laser e cefalea nei bambini

I bambini del gruppo di controllo erano invece trattati con una metodica del tutto simile nelle apparenze, ma condotta utilizzando un apparecchio laser falso, non in grado di emettere una radiazione di intensità sufficiente a stimolare la cute. Appare evidente che con questo genere di disegno sperimentale sia il paziente, sia il medico possono operare in condizioni di cecità, evidenziando il più possibile le differenze tra gli effetti placebo della terapia e quelli specifici. In questo studio la vera laser-agopuntura si è dimostrata estremamente più efficace del falso trattamento (assimilabile in toto al solo effetto placebo) con risultati talmente divergenti tra i due gruppi da aver indotto gli sperimentatori a interrompere lo studio dal momento che non appariva etico proseguire con tali significative differenze tra i due gruppi. È interessante notare come un effetto placebo si sia effettivamente registrato nel gruppo di controllo, ma questo sia stato di entità estremamente inferiore al gruppo trattato con vera laser-agopuntura. L’effetto placebo si è inoltre manifestato con una tempistica particolare, essendosi registrata nel gruppo di controllo una lieve (non significativa) diminuzione dei parametri valutati (numero di attacchi cefalalgici al mese, intensità del dolore ecc. ecc.) nelle prime quattro settimane di trattamento, effetto rapidamente diminuito nel periodo successivo e scomparso a 9 settimane di trattamento. Al contrario, nel gruppo trattato con vera laser-agopuntura l’effetto è stato immediato e continuamente progressivo con una diminuzione significativa dei parametri studiati fin dalla prima settimana, mantenuto fino alla sedicesima settimana (Gottschling et al., 2007).

Cefalea e agopuntura sham

Agopuntura e cefalea

Agopuntura e cefalea

Un altro studio interessante a questi fini è stato condotto in una clinica universitaria spagnola. Gli autori hanno studiato due gruppi di pazienti affetti da emicrania, trattati per 3 mesi con agopuntura tradizionale cinese (trattamento individualizzato su ogni paziente) oppure con una agopuntura sham minimamente invasiva. L’agopuntura vera si è dimostrata più efficace della agopuntura sham nell’end point primario (diminuzione del 50% della frequenza degli attacchi) ed in una serie di end point secondari, tra i quali la percentuale di pazienti con una riduzione di almeno il 40% della frequenza degli attacchi, la durata totale del dolore, il numero totale di giorni con emicrania. Il dato interessante è che la vera agopuntura è risultata nettamente superiore al trattamento sham soprattutto nei primi 3 mesi di terapia. A partire dal terzo mese, le differenze sono diminuite (in termini di significatività statistica) poiché il gruppo sham ha cominciato a presentare una efficacia maggiore (Ecrim-Andrade et al., 2008).

Conclusioni

In conclusione l’esame di questi studi ci fa capire come l’agopuntura sia un trattamento sicuro e di dimostrata efficacia nella cefalea (in particolare emicrania e cefalea di tipo tensivo), sebbene gli effetti aspecifici di questa terapia siano ancora in gran parte da studiare. In particolare, il trattamento in sé possiede un certo effetto placebo (indipendente dalla stimolazione della cute, ma attribuibile al contesto in senso generale) che sembra essere immediato e massimo nelle prime settimane. Gli effetti aspecifici (presenti nei trattamenti sham, con infissione superficiale della cute, in punti non individualizzati sul paziente) appaiono invece essere sufficienti a determinare una buona riduzione della sintomatologia cefalalgica (spesso tuttavia inferiore a quella della vera agopuntura individualizzata); tali effetti aspecifici divengono particolarmente evidenti dopo il terzo mese di trattamento. Appare a nostro parere interessante la possibilità di studiare in setting clinico-sperimentali tali effetti, che non possono essere correttamente soppesati in grossi studi multicentrici, per la realizzazione dei quali è necessaria una standardizzazione sia della “vera” che della “falsa” agopuntura, tale da comprometterne l’individualizzazione e la riproducibilità dei trattamenti (Vannacci, 2008). Un piccolo studio monocentrico, realizzato da un numero limitato di professionisti agopuntori dalla tecnica omogenea può essere invece maggiormente in grado di preservare la qualità del trattamento “vero” e l’omogenetà del trattamento “falso”, evidenziando quindi in maniera significativa le eventuali differenze presenti tra i due gruppi. Federazione Italiana delle Società di Agopuntura - FISALeggi la posizione ufficiale della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura sull’efficacia dell’agopuntura nella cefalea.

Bibliografia

Alecrim-Andrade J, Maciel-Junior J A, Carne X, Severino Vasconcelos G M, Correa-Filho H R. Acupuncture in Migraine Prevention: A Randomized Sham Controlled Study With 6-months Posttreatment Follow-up. Clin J Pain 2008; (24): 98-105. Visualizza abstract Gottschling S, Meyer S, Gribova I, Distler L, Berrang J, Gortner L, Graf N, Shamdeen M G. Laser acupuncture in children with headache: A double-blind, randomized, bicenter, placebo-controlled trial. Pain 2007. Visualizza abstract Linde K, Allais G, Brinkhaus B, Manheimer E, Vickers A, White AR. Acupuncture for migraine prophylaxis. Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 1. Art.No.: CD001218. DOI: 10.1002/14651858.CD001218.pub2. Visualizza abstract Linde K, Allais G, Brinkhaus B, Manheimer E, Vickers A, White AR. Acupuncture for tension-type headache. Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 1. Art. No.: CD007587. DOI: 10.1002/14651858.CD007587. Visualizza abstract Vannacci A. L’importanza del gruppo di controllo negli studi sulle cefalee. Riv It Med Cin; 111, 2008. Ulteriori informazioni Vannacci A. Metodologia della ricerca nelle Medicine non Convenzionali. In: Cipolla, Roberti di Sarsina, Le peculiarità sociali delle medicine non convenzionali, Franco Angeli editore, 2009. Ulteriori informazioni

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Integrative Oncology - Cassileth, Vannacci, Firenzuoli

B. Cassileth, A. Vannacci, F. Firenzuoli

Questa mattina, nell’Aula Magna della Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze, si è tenuto il seminario “Integrative Oncology” tenuto dalla prof.ssa Barrie Cassileth, direttrice del centro di Oncologia Integrativa del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ospite del Preside della Facoltà, prof Gian Franco Gensini e del Direttore dell’Istituto Toscano Tumori Prof Lucio Luzzatto.

“Siamo molto onorati di poter collaborare con la prof.ssa Cassileth” ha detto il Prof Alessandro Mugelli, ordinario di Farmacologia e moderatore dell’evento “una ricercatrice, una organizzatrice di servizi e una didatta di assoluta eccellenza mondiale. Gli studi che ha coordinato fino ad oggi e di cui ci ha parlato nel suo intervento mostrano come le medicine integrative possano mettersi utilmente al servizio del paziente oncologico, al fianco delle terapie convenzionali, migliorando la qualità della vita e in alcuni casi prolungando la sua sopravvivenza.”

Aggiunge il dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e medico esperto in Agopuntura e Fitoterapia:
“Requisito essenziale per proporre queste discipline ai nostri pazienti è la dimostrazione di efficacia e sicurezza secondo i canoni della ricerca medica ufficiale. In quest’ottica la Prof.ssa Cassileth è un esempio per tutti noi, in quanto il suo centro propone numerosi trattamenti un tempo non accreditati, ma oggi dimostrati sicuri ed efficaci, proprio grazie alle ricerche scientifiche condotte.” E’ questo il caso ad esempio del massaggio, della rieducazione nutrizionale e della terapia col movimento nei pazienti oncologici, che appare in grado di prolungare la vita, oppure di numerose terapie integrative come l’agopuntura, giudicata particolarmente efficace in quasi tutte le patologie dolorose in cui è stata studiata.

“Tra i dati emergenti, quelli che interessano maggiormente il nostro gruppo nascente di Medicina Integrativa” continua il Prof Mugelli “sono relativi al potenziale ruolo della musicoterapia, della meditazione e dell’autoipnosi che appaiono oggi sempre più un’utile integrazione alle cure palliative in oncologia”. Conclude il dott Vannacci “Le ultime frontiere della ricerca medica in questo settore sono certamente rappresentate dall’agopuntura e, per alcuni aspetti, dalla fitoterapia. I dati emergenti sul trattamento del linfedema, del dolore neuropatico e della immunodepressione sono infatti estremamente incoraggianti”.

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Articolo su Repubblica 02/06/2010

La sicurezza dei fitoterapici. Articolo su Repubblica 02/06/2010

Intervista di Alessandra Retico al dott. Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze, su Repubblica del 02/06/10.

“Bisogna consultare sempre un bravo medico. Perché i principi di queste sostanze possono anche essere dannosi.”

ROMA – «Attenzione a erbe e integratori “contaminati” dai farmaci, controllare la provenienza, consultare uno specialista».  Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di farmacovigilanza e fitovigilanza dell’Università di Firenze, sta conducendo una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute per definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe, in particolare di quelli della medicina tradizionale cinese.

Girano erbe “dopate”?

«Non mi preoccuperei dei metalli, visto che anche nell’indagine americana sono nei limiti consentiti. Bisogna invece vigilare sui prodotti contaminati da farmaci rintracciati negli ultimi anni in Italia, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti. A parte il falso Viagra, un lassativo vegetale con sibutramina, sostanza ad azione anoressizzante. Le ditte italiane sono in prevalenza serie, occorre verificare i prodotti importati, specie i molti che arrivano dalla Cina».

Qual è un criterio buono per scegliere bene?

«Consultare un bravo medico. Non c’è nessuna ragione di pensare che gli integratori a base di erbe siano sicuri solo perché percepiti come “naturali”, hanno principi attivi potenzialmente efficaci ma anche potenzialmente dannosi».

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