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	<title>Dott. Alfredo Vannacci</title>
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	<description>Medico chirurgo, Professore a contratto Università di Firenze</description>
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		<title>Interazioni tra anticoagulanti e integratori vegetali</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 16:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Alfredo Vannacci, Eugenia Gallo &#8211; Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze. Le interazioni farmacologiche tra erbe ed anticoagulanti orali rappresentano un significativo rischio per la salute dei paziente in terapia anticoagulante a causa di potenziali eventi avversi che potrebbero verificarsi, tra cui emorragie e complicanze tromboemboliche. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/75/interazioni-tra-anticoagulanti-e-integratori-vegetali/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><img title="Fitoterapici e warfarin" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR7ZUy7grEuBqevceoKhfr-Q74EYe5zoYSaxxko7GW15TAQM1w1" alt="Fitoterapici e sanguinamento" width="194" height="259" /><p class="wp-caption-text">Fitoterapici e sanguinamento</p></div>
<p><em>A cura di <strong>Alfredo Vannacci, Eugenia Gallo</strong> &#8211; Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze</em>.</p>
<p>Le interazioni farmacologiche tra erbe ed anticoagulanti orali rappresentano un significativo rischio per la salute dei paziente in terapia anticoagulante a causa di potenziali eventi avversi che potrebbero verificarsi, tra cui emorragie e complicanze tromboemboliche. Le più recenti revisioni della letteratura scientifica hanno più volte sottolineato le prove disponibili per numerose interazioni tra anticoagulanti orali e integratori dietetici a base di sostanze vegetali. Malgrado ciò, diverse indagini hanno dimostrato un tasso relativamente alto di utilizzo di prodotti a base di erbe, dal 17% al 27%, tra i pazienti trattati con anticoagulanti orali.</p>
<p>Una recente valutazione del database delle segnalazioni di sospetta reazione avversa ai prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità condotta dal nostro gruppo, ha permesso di identificare la presenza di numerose segnalazioni di interazioni tra anticoagulanti orali e prodotti a base di piante officinali.</p>
<p><div class="toggle"> Sono stati in particolare identificati nel database 12 casi di sospetta interazione. Questi includono 7 casi di riduzione dell&#8217;efficacia degli anticoagulanti e 5 casi di aumento dell&#8217; efficacia, tra cui un caso di ospedalizzazione per sanguinamento. Molte delle interazioni coinvolgono erbe ampiamente utilizzate e considerate generalmente sicure come tè verde, aloe, ginseng, mirtillo nero, arnica e boswellia. Alcune delle segnalazioni confermano quanto già pubblicato in letteratura (ginseng, arnica), mentre altre sono in contrasto (aloe, papaia, mirtillo). Inoltre sono stati per la prima volta segnalate interazioni tra warfarin e prodotti a base di boswellia, un fitoterapico finora considerato sicuro in termini di interazioni con farmaci anticoagulanti.</p>
<p>I meccanismi che stanno alla base di queste interazioni non sono ancora completamente chiari. Ad esempio se per i prodotti a base di tè verde è ipotizzabile un ruolo della vitamina K contenuta nella pianta che antagonizzerebbe l&#8217;attività del farmaco anticoagulante, è anche da considerare che tale vitamina è presente in bassissima concentrazione nell&#8217;infuso. In altri casi, come ad esempio tra arnica e warfarin è stato ipotizzato un meccanismo di interazione di tipo farmacodinamico, legata alla presenza di cumarine nell’arnica.</p>
<p>In conclusione, questa indagine sottolinea ancora una volta che le interazioni farmacologiche tra integratori e anticoagulanti orali rappresentano un rischio significativo per la salute. Un problema ulteriore è inoltre rappresentato dalla scarsità di informazioni che viene spesso rilevata in etichetta relativamente alla composizione quali-quantitativa degli integratori vegetali, il cui uso è ampio e in continua crescita. La segnalazione dei casi, sia nella letteratura scientifica sia negli opportuni registri di farmacovigilanza e fitovigilanza è una componente essenziale per accrescere la nostra conoscenza sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale. Attraverso la segnalazione proattiva delle interazioni osservate, gli operatori sanitari possono svolgere un ruolo importante nel migliorare e rafforzare la conoscenza scientifica su queste importanti interazioni.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<ul>
<li>Paoletti A, Gallo E, Benemei S, Vietri M, Lapi F, Volpi R, Menniti-Ippolito F, Gori L, Mugelli A, Firenzuoli F, Vannacci A. Interactions between Natural Health Products and Oral Anticoagulants: Spontaneous Reports in the Italian Surveillance System of Natural Health Products. Evid Based Complement Alternat Med. 2011;2011:612150.</li>
<li>Wittkowsky AK. Dietary supplements, herbs and oral anticoagulants: the nature of the evidence. J Thromb Thrombolysis. 2008 Feb;25(1):72-7.</li>
</ul>
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		<title>Rischi dei prodotti naturali per perdere peso</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 10:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Alfredo Vannacci, Loreta Longo, Eugenia Gallo &#8211; Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze &#8211; Ripubblicato da Focus Farmacovigilanza di Marzo 2011 Una recente indagine [1] condotta sul database delle segnalazioni di reazioni avverse a prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità, ha identificato nel periodo 2002-2010 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/72/rischi-dei-prodotti-naturali-per-perdere-peso/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="alignleft" title="Dimagrire con prodotti naturali" src="http://earthfriendlymomma.com/wp-content/uploads/2010/10/natural_weightloss.jpg" alt="Dimagrire con prodotti naturali" width="180" /><p class="wp-caption-text">Prodotti naturali per perdere peso</p></div>
<p><em>A cura di <strong>Alfredo Vannacci, Loreta Longo, Eugenia Gallo</strong> &#8211; Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze</em> &#8211; Ripubblicato da <a title="Prodotti naturali per dimagrire" href="http://www.farmacovigilanza.eu/node/47" target="_blank">Focus Farmacovigilanza</a> di Marzo 2011</p>
<p>Una recente indagine [1] condotta sul database delle segnalazioni di reazioni avverse a prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità, ha identificato nel periodo 2002-2010 <strong>42 segnalazioni per prodotti utilizzati per perdere peso</strong> (il 12,1% del totale), con reazioni prevalentemente a carico dell’apparato cardiovascolare (26%), della cute (17%), dell’apparato digerente (17%), del sistema nervoso centrale (17%), del fegato (13%) e di altri organi (9%) tra cui reni, tiroide e pancreas. E’ interessante sottolineare come la maggior parte dei prodotti contenesse un alto numero di componenti (oltre 9) e <strong>circa la metà delle reazioni sia stata classificata come grave</strong>, avendo spesso causato l’ospedalizzazione del paziente.<div class="toggle">Le erbe medicinali più spesso rappresentate, da sole o in associazione, erano Citrus spp. (28%), Fucus spp. (20%), tè verde (15%), Garcinia cambogia (11%) e Hoodia spp. (9%), usate sia come integratori sia come preparazioni galeniche. Di particolare rilevanza sono state le reazioni cardiovascolari come ipertensione, tachicardia e anche fibrillazione ventricolare, associate a prodotti contenenti <strong>arancio amaro</strong> (Citrus aurantium, scorza immatura), <strong>guaranà</strong> (Paullinia cupana, semi), o <strong>ma huang</strong> (Ephedra sinica, parte aerea), piante che contengono diversi alcaloidi (sinefrina, caffeina ed efedrina, rispettivamente) che stimolano il sistema nervoso simpatico, aumentando il rischio di aritmie, ictus e infarto del miocardio. Le reazioni segnalate in pazienti in terapia con farmaci ad attività anticoagulante e/o antiaggregante piastrinica sono state invece spesso determinate da <strong>interazioni tra erbe e farmaci</strong>, sopratutto di tipo farmacocinetico. In particolare alcune piante medicinali contenute nei prodotti sospetti, come il <strong>tarassaco</strong> (Taraxacum officinale), l’<strong>ortica</strong> (Urtica dioica), o la <strong>papaia</strong> (Carica papaya), sono note per indurre diverse isoforme degli enzimi CYP450, alterando il metabolismo degli anticoagulanti orali.<br />
Da non dimenticare infine è il problema della sofisticazione, in particolare per prodotti provenienti da paesi dell’estremo oriente o del Sudamerica: è stato per esempio rilevato che circa il 50% dei prodotti “naturali” commercializzati in Brasile per i quali erano state segnalate dai consumatori problematiche di vario genere (per esempio cefalea, insonnia, nausea, precordialgia, palpitazioni e astenia) erano in realtà <strong>contaminati con farmaci di sintesi</strong>, soprattutto a effetto stimolante/anoressizzante (fenfluramina, fenilpropanolamina, fenproporex, sibutramina) ma anche antidepressivo/ansiolitico (fluoxetina, clordiazepossido) o diuretico (spironolattone, furosemide, idroclorotiazide) [2].</p>
<p>Questi dati confermano la necessità di rivolgersi a professionisti esperti qualora sia necessaria una perdita di peso anziché assumere autonomamente e fuori dal controllo medico prodotti dimagranti, considerati &#8220;naturali&#8221; ma potenzialmente pericolosi.<br />
<strong>Bibliografia</strong></p>
<ol>
<ol>
<li>Eur J Clin Pharmacol 2011; 67:215-24.</li>
<li>Forensic Sci Int 2011;204:6-12.&gt;</li>
</ol>
</ol>
<p><strong><br />
</strong><em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Medicine alternative? Per l&#8217;Università di Firenze Agopuntura e Fitoterapia basate sulle prove</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 18:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[Niente maghi, solo ricerca scientifica. L&#8217; Università di Firenze ribadisce che agopuntura, fitoterapia e medicina manuale sono discipline solide, competenze che vengono trasferite anche in un moderno Master post-laurea. &#160; Firenze 28 Aprile 2011 &#8211; L’autorevolezza di Silvio Garattini e lo spessore del suo impegno scientifico portano a considerare che talune affermazioni riportate dalla stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/64/medicine-alternative-per-l-universita-di-firenze-agopuntura-e-fitoterapia-basate-sulle-prove/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img title="Agopuntura, maghi e fattucchiere" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/211638_1604650184_5010869_n.jpg" alt="Agopuntura, maghi e fattucchiere" width="180" height="240" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura, maghi e fattucchiere</p></div>
<p><em>Niente maghi, solo ricerca scientifica. L&#8217; Università di Firenze ribadisce che agopuntura, fitoterapia e medicina manuale sono discipline solide, competenze  che vengono trasferite anche in un moderno Master  post-laurea.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Firenze 28 Aprile 2011 &#8211; L’autorevolezza di Silvio Garattini e lo spessore del suo impegno scientifico portano a considerare che talune affermazioni riportate dalla stampa rappresentino una inesatta semplificazione del suo pensiero, in particolare quando si riferisce a discipline non convenzionali che non avrebbero prove di efficacia al punto da poter essere equiparate all’intervento di maghi e fattucchiere.</p>
<p>&#8220;Non può essere ignorata una produzione di <strong>centinaia di lavori scientifici </strong>di qualità relativi all&#8217;agopuntura” sostiene il <strong>dott Alfredo Vannacci, </strong>ricercatore in Farmacologia e responsabile scientifico dell’indirizzo in <strong>Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese del Master in Medicina Naturale dell’Università di Firenze</strong>. “Basti pensare che vengono inseriti nel database Medline (la più importante banca dati di Medicina) circa 800 nuovi lavori l’anno. Esistono centinaia di lavori clinici, decine di studi randomizzati e controllati e decine di revisioni e <strong>metanalisi che provano l’efficacia dell’agopuntura in numerose indicazioni</strong>, in particolare nel settore della terapia del dolore.”</p>
<p>&#8220;Ugualmente dicasi per la fitoterapia&#8221; aggiunge il <strong>dott. Fabio Firenzuoli</strong>, responsabile del <strong>Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana</strong> e docente all&#8217;Università di Firenze: &#8220;In Medline esistono oltre <strong>50.000 ricerche pubblicate sulle piante medicinali e la fitoterapia</strong>, con centinaia di studi clinici, revisioni sistematiche della letteratura e metanalisi, comprese molte della Cochrane Collaboration. I dati sono pubblici e tutti possono verificarli&#8221;.</p>
<p>Anche l’ipotesi che l’agopuntura possa avere alcuni effetti, ma di scarso rilievo paragonabili al placebo, non è accettata dai ricercatori fiorentini “Ovviamente gli effetti sono differenti nelle differenti patologie &#8211; continua il dott Vannacci &#8211; ma <strong>la ricerca scientifica ha mostrato chiaramente come l’agopuntura sia decisamente superiore al placebo</strong>, e in alcuni casi anche ai farmaci convenzionali, in diverse indicazioni: <strong>dolori muscolo-scheletrici</strong>, <strong>cefalea muscolo-tensiva</strong> e soprattutto <strong>lombalgia</strong>. La solidità di questa tecnica terapeutica è suffragata da pubblicazioni sulle più importanti riviste di medicina, come Pain, Archives of Internal Medicine, nonché nella Cochrane Library, solo per citarne alcune.”</p>
<p>Anche relativamente ai prodotti utilizzati, i ricercatori tengono a fare una precisazione: &#8220;In fitoterapia si utilizzano medicinali vegetali, ben regolamentati da norme italiane ed europee, sia in forma di specialità registrate con tanto di autorizzazione all&#8217;immissione in commercio, sia in forma di galenici, per i quali esiste una specifica normativa&#8221; continua Firenzuoli &#8220;e i pazienti devono sapere che la loro <strong>qualità, sicurezza ed efficacia sono garantite come per i farmaci di sintesi</strong>, come conferma anche nel suo sito web lo stesso Ministero della Salute. Gli integratori cui probabilmente si riferiva il professor Garattini sono un&#8217;altra cosa&#8221;.</p>
<p>&#8220;Del resto&#8221; afferma il <strong>Prof Gian Franco Gensini, Preside della Facoltà di Medicina dell&#8217; Università di Firenze</strong>, &#8220;è la stessa Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, con uno specifico documento elaborato ad Alghero nel 2004, che si è espressa indicando<strong> necessario durante il corso di laurea in Medicina,  l&#8217;insegnamento di quelle discipline per le quali esistano prove di efficacia, come l&#8217;Agopuntura, la Fitoterapia e la Medicina Manuale</strong>. L’Università di Firenze ha già provveduto ad integrare alcuni corsi con nozioni di base agli studenti del 5° e 6° anno di Medicina e la possibilità di un Master specifico post-laurea per chi vuole acquisire competenze specifiche in Fitoterapia, Agopuntura e Medicina Manuale (<a title="Medicina Integrativa Firenze" href="http://www.medicinaintegrativa.it" target="_blank">www.medicinaintegrativa.it</a>).</p>
<p>&#8220;Una ulteriore garanzia per la salute pubblica, dice il <strong>Prof. Alessandro Mugelli, direttore del Dipartimento di Farmacologia</strong> dell&#8217; Università di Firenze &#8221; è data dal fatto che il nostro Ateneo, come la <strong>Regione Toscana</strong>, e lo stesso <strong>Istituto Superiore di Sanità</strong>, hanno attivo uno specifico programma di vigilanza diretto a valutare la sicurezza dei prodotti naturali&#8221;. La Regione Toscana infine ha regolamentato con un&#8217;apposita legge alcune di queste discipline proprio a tutela della salute pubblica, offrendole ai propri assistiti nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale.</p>
<p>L’attenzione alla sicurezza dei cittadini, alla qualità delle cure ed al rigore scientifico dell’assistenza e della ricerca è anche confermata dal fatto che <strong>la Regione Toscana e l’Ateneo fiorentino nel 2012</strong> saranno tra gli organizzatori di uno dei più importanti eventi scientifici internazionali del settore: il <strong>V Congresso Europeo di Medicina Integrativa</strong> (European Congress on Integrative Medicine &#8211; <a href="http://www.ecim-congress.org" target="_blank">ECIM 2012</a>) che si terrà proprio a Firenze, grazie alla collaborazione stabilita negli anni tra le strutture toscane e l’Università Charitè di Berlino, ente promotore dell’iniziativa.<br />
Conclude il prof Gensini “La medicina clinica rappresenta un insieme assai articolato, ma un fattore unificante fondamentale è la presenza di prove di efficacia per i diversi interventi terapeutici. La posizione dichiarata della Regione Toscana è quella di <strong>basare le sue decisioni sulle dimostrazioni di efficacia</strong>. La disponibilità di interventi di comprovata efficacia in determinati contesti rappresenta la base della medicina integrata che la Regione sostiene, offrendo ai cittadini la combinazione appropriata fra trattamenti.”<br />
Niente maghi e fattucchiere quindi, ma integrazione di terapie efficaci, spesso sinergiche come nel caso degli approcci combinati alla terapia del dolore.</p>
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		<title>Fitoterapia e Farmaci</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fitovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Attenti alle erbe Articolo di Valentina Murelli L&#8217;Espresso, 24.02.2011 pag 129 Prima cosa da fare se state assumendo anticoagulanti orali e, allo stesso tempo, prodotti a base di erbe: avvertite subito il medico. Può darsi che le erbe siano innocue, ma può anche succedere che interagiscano con i farmaci, riducendo o potenziando l&#8217;effetto anticoagulante. È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/60/fitoterapia-e-farmaci/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<h3>Attenti alle erbe</h3>
<p><em>Articolo di Valentina Murelli</em></p>
<p><em>L&#8217;Espresso, 24.02.2011 pag 129</em></p>
<blockquote><p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 202px"><img title="Interazione Fitoterapici Farmaci" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRKXCT4i2vLoxtFerLHbYZRxTNGXm5JCOGWwx4-jRrvViPCne9A" alt="Interazione Fitoterapici Farmaci" width="192" height="258" /><p class="wp-caption-text">Interazione Fitoterapici Farmaci</p></div>Prima cosa da fare se state assumendo anticoagulanti orali e, allo stesso tempo, prodotti a base di erbe: avvertite subito il medico. Può darsi che le erbe siano innocue, ma può anche succedere che interagiscano con i farmaci, riducendo o potenziando l&#8217;effetto anticoagulante. È quanto successo a una dozzina di pazienti riportati  nel registro di sorveglianza dell&#8217;Istituto superiore di sanità in terapia con  warfarina o acenocumarolo, anticoagulanti orali. Alcuni ricercatori del Centro Regionale Toscano di Farmacovigilanza, coordinati da <strong>Alfredo Vannacci </strong>e <strong>Fabio Firenzuoli</strong>, hanno analizzato il caso sulla rivista &#8220;<em>Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine</em>&#8220;. Per sette pazienti, l&#8217;associazione farmaco-prodotto naturale si è tradotta in una riduzione dell&#8217;efficacia terapeutica dell&#8217;anticoagulante (misurata protrombina con esami di laboratorio). I prodotti sotto vigilanza erano: un preparato casalingo di aloe, succo di mirtillo, ginseng, papaya fermentata, un integratore alimentare di vitamine (A, E, C) e olio di pesce e due integratori con erbe varie, tra cui tè verde. Per altri cinque pazienti, invece, l&#8217;effetto è stato di potenziamento e ha riguardato arnica, Boswellia serrata e, di nuovo, una miscela di più erbe.</p></blockquote>
<p>Scarica l&#8217;articolo pubblicato su L&#8217;Espresso <a href='http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2011/02/Espresso-fitovigilanza.pdf'>Attenti alle Erbe</a> </p>
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		<title>Fertilità, fecondazione e agopuntura</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 22:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[fivet]]></category>
		<category><![CDATA[icsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il termine infertilità si fa riferimento all&#8217;incapacità di una coppia a intraprendere e portare a termine una gravidanza, usando in genere come criterio temporale almeno un anno di rapporti sessuali non protetti. Le cause dell&#8217;infertilità di coppia possono essere sia a carico del partner femminile che di quello maschile, oppure ricadere nel campo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/55/fertilita-fecondazione-e-agopuntura/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img title="Agopuntura e fecondazione" src="http://www.evansosteopathy.co.uk/images/OsteopathyPregnancy.jpg" alt="Agopuntura e fecondazione" width="120" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura e fecondazione assistita</p></div>
<p>Con il termine infertilità si fa riferimento all&#8217;incapacità di una  coppia a intraprendere e portare a termine una gravidanza, usando in  genere come criterio temporale almeno un anno di rapporti sessuali non  protetti. Le cause dell&#8217;infertilità di coppia possono essere sia a  carico del partner femminile che di quello maschile, oppure ricadere nel  campo dei disturbi &#8220;funzionali&#8221; (senza una causa organica  riconoscibile) o della infertilità psicogena. Per quanto attiene alla  possibilità di trattamento con agopuntura, è evidente che le condizioni  caratterizzate da malformazioni uterine, neformazioni (fibromi) o  patologia occlusiva delle tube (stenosi, infezioni o endometriosi),  difficilmente potranno giovarsi di questo trattamento. Al contrario  tutte le condizioni caratterizzate da patologie funzionali, alterazioni  ormonali, problematiche ovulatorie o alterazioni degli spermatozoi  (specialmente quantitative) potranno essere affrontate con agopuntura ed  eventualmente fitoterapia, anche se con prospettive di successo  variabili da caso a caso.</p>
<p><div class="toggle"><strong>La ricerca clinica in agopuntura</strong></p>
<p>Nel  caso dell&#8217;applicazione dell&#8217;agopuntura tradizionale cinese nel campo  della riproduzione, la letteratura medica mette a disposizione numerosi  studi nei quali tale approccio si è dimostrato significativamente  efficace.</p>
<p>Sono stati ad esempio effettuati diversi studi relativamente al  trattamento con agopuntura della infertilità maschile con risultati a  volte addirittura sorprendenti sul numero e sulla qualità degli  spermatozoi (Siterman et al., 2000, Pei et al., 2005), ma ad oggi i  risutati più interessanti derivano dalle ricerche sulle tecniche di  fecondazione assistita. Recentemente una rivalutazione critica degli  studi condotti con agopuntura per aumentare il successo della  fecondazione in vitro è stata pubblicata sul British Medical Journal  sotto forma di metanalisi. Dall&#8217;analisi di lavori condotti su 1366 donne  sono emersi risultati significativi e clinicamete rilevanti per  l&#8217;agopuntura in tutti gli endpoint studiati. In particolare l&#8217;utilizzo  di agopuntura in associazione alle tecniche di fecondazione assistita si  è dimostrata in grado di aumentare significativamente:</p>
<ul>
<li>l&#8217;instaurarsi di una gravidanza,</li>
<li>la progressione della gravidanza,</li>
<li>la nascita di bambini vivi.</li>
</ul>
<p>Gli  autori concludono che globalmente la complementazione del trasferimento  degli embrioni con l&#8217;agopuntura migliora significativamente l&#8217;outcome  della fecondazione in vitro con un odds ratio di 1,6 e con un number  needed to treat di 10 (Manheimer et al., 2008). In termini pratici ciò  significa che chi si sottopone ad una serie di sedute di agopuntura  durante il processo di fecondazione assistita (ed in particolare con una  o più sedute nella immediata vicinanza dell&#8217;embryo transfer) ha una  probabilità il 60% superiore di portare a termine una gravidanza con  successo rispetto a chi non lo fa; inoltre il number needed to treat di  10 (un parametro assolutamente lusinghiero per qualsiasi trattamento  medico in questo settore) indica che è possibile stimare che ogni 10  donne trattate con agopuntura in associazione alla FIVET, si verifica  una nascita che non si sarebbe verificata senza l&#8217;agopuntura.</p>
<h3>Bibliografia</h3>
<p>Manheimer  E, Zhang G, Udoff L, Haramati A, Langenberg P, Berman B M, Bouter L M.  Effects of acupuncture on rates of pregnancy and live birth among women  undergoing in vitro fertilisation: systematic review and meta-analysis.  BMJ 2008; (336): 545-549.</p>
<p>Ng EH, So WS, Gao J, Wong YY, Ho PC.  &#8220;The role of acupuncture in the management of subfertility.&#8221; Fertility  and Sterility. July 2008; 90(1):1-13.</p>
<p>Pei J, Strehler E, Noss U,  Abt M, Piomboni P, Baccetti B, Sterzik K. Quantitative evaluation of  spermatozoa ultrastructure after acupuncture treatment for idiopathic  male infertility. Fertil Steril 2005; (84): 141-147.</p>
<p>Siterman S,  Eltes F, Wolfson V, Lederman H, Bartoov B. Does acupuncture treatment  affect sperm density in males with very low sperm count? A pilot study.  Andrologia 2000; (32): 31-39.</p>
</div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Plica Auricolare e malattie cardiache</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/1/agopuntura_orecchio_cardiologia/</link>
		<comments>http://www.vannacci.eu/1/agopuntura_orecchio_cardiologia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 10:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[orecchio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricercatori fiorentini protagonisti in Europa. Nella forma dell’orecchio la spia dell’infarto. La prova scientifica presentata da ricercatori dell’Ateneo fiorentino al congresso europeo di Medicina Integrativa svoltosi a Berlino. Dalla moderna ricerca nuove informazioni sull’efficacia dei trattamenti tradizionali: l’antica medicina cinese si apprende a Firenze in un nuovo Master Universitario. Ne dà notizia il farmacologo Alfredo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/1/agopuntura_orecchio_cardiologia/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<h3>Ricercatori fiorentini protagonisti in Europa. Nella forma dell’orecchio la spia dell’infarto.</h3>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-78" title="Lucenteforte et al - Ear lobe crease meta-analysis" src="http://www.medicinaintegrativa.cimmba.org/wp-content/uploads/2010/12/plica1-300x259.jpg" alt="Lucenteforte et al - Ear lobe crease meta-analysis" width="200" /><em>La prova scientifica presentata da ricercatori dell’Ateneo fiorentino al congresso europeo di Medicina Integrativa svoltosi a Berlino. Dalla moderna ricerca nuove informazioni sull’efficacia dei trattamenti tradizionali: l’antica medicina cinese si apprende a Firenze in un nuovo Master Universitario.</em></p>
<p>Ne dà notizia il <strong>farmacologo Alfredo Vannacci, medico esperto in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese dell’Università di Firenze</strong>: “Fin qui era solo l’intuizione di alcuni cardiologi”, spiega, “Adesso possiamo dirlo con certezza: i portatori di un particolare segno sull’orecchio, una piega del lobo, sono più esposti alle malattie cardiache. Un fenomeno che abbiamo potuto studiare e confermare con metodi e approcci scientifici”.<br />
<div class="toggle"><br />
E’ la più importante delle numerose ricerche che l’ateneo fiorentino ha presentato in questi giorni a Berlino al 3° Congresso Europeo di Medicina Integrativa. Al congresso sono stati esposti anche i primi risultati di un importante <strong>progetto di ricerca sulle erbe della Medicina Tradizionale Cinese</strong>, coordinato dal dottor Vannacci, che il Ministero della Salute ha affidato <strong>all’Università di Firenze, dove da anni si insegna Agopuntura</strong> e, da quest’anno, anche l’intero complesso della Medicina Integrativa in un Master aperto a infermieri, farmacisti, erboristi,ostetriche, nutrizionisti, ecc.<br />
Coordinato dai professori Gian Franco Gensini e Pietro Modesti, il master (<a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www.medicinaintegrativa.it" href="http://www.medicinaintegrativa.it">www.medicinaintegrativa.it</a>) è organizzato in tre indirizzi affidati ad altrettanti specialisti: <strong>Fabio Firenzuoli per Fitoterapia Clinica</strong>, <strong>Pietro Pasquetti per Medicina Manuale </strong>e <strong>Alfredo Vannacci per Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese </strong>.<br />
“Al congresso di Berlino”, spiega quest’ultimo, “abbiamo presentato nove diverse comunicazioni sui risultati delle nostre ricerche. Quella che più ha interessato i colleghi presenti da tutto il mondo è appunto quella sul <strong>rapporto tra plica nel lobo dell’orecchio e malattie cardiache</strong>. Questo risultato si affianca alle tante <strong>importanti evidenze scientifiche </strong>che sempre più spesso stanno mostrando quanto sia efficace un’antica medicina come quella cinese”.<br />
Per <strong>Firenzuoli, direttore del Centro di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana </strong>ed esperto di Fitovigilanza per l’Istituto Superiore di Santità e la stessa Università di Firenze, è un’ulteriore conferma che anche in medicina è necessario integrare i diversi saperi.<br />
“L’incontro tra metodi tradizionali e moderne discipline della ricerca medica”, spiega, “prevede infatti un continuo scambio di conoscenze, un dialogo serrato, un’<strong>interazione per il benessere completo del paziente</strong>. Medicina moderna, ricerca scientifica e la più avanzata metodologia epidemiologica devono viaggiare a braccetto nel <strong>rispetto dei criteri di efficacia e sicurezza delle cure</strong>, in particolare se a base di erbe medicinali, come dimostrato dai lavori presentati a Berlino”.</p>
<p>E’ appunto quanto si insegna a Firenze, da quest’anno anche in modo innovativo: “Il master”, spiega Vannacci, “è strutturato per dare una <strong>formazione universitaria con i maggiori esperti nazionali e internazionali, cinesi compresi</strong>. Da molti anni ormai i professori dell&#8217;Università di Pechino, Facoltà di Agopuntura e Medicina Cinese (Beijing University of Chinese Medicine) sono ospiti del nostro ateneo per alcuni mesi l&#8217;anno e <strong>tengono lezioni e seminari avanzati di agopuntura, massaggio e fitoterapia</strong>. Negli ultimi 4 anni abbiamo sempre inoltre realizzato <strong>viaggi di studio a Pechino</strong>, anche grazie al contributo della Regione Toscana, da sempre molto sensibile al tema delle Medicine Integrative”.</p>
<p>La città di Firenze quindi, oltre a possedere da tempo <strong>strutture sanitarie di riferimento  della Regione Toscana </strong>e centri clinici e didattici pubblici e privati in  Agopuntura, Fitoterapia e Medicina Cinese, è da oggi sede di questo <strong>innovativo Master Universitario in Medicina Naturale</strong>. Spiega ancora Vannacci: &#8220;il nostro Master, aperto a tutti i professionisti della salute (anche non medici) interessati ad approfondire culturalmente le loro conoscenze in questo settore terapeutico, è <strong>particolarmente interessante per i medici agopuntori già esperti, </strong>formati nelle tante scuole private che da anni portano egregiamente avanti la didattica in Agopuntura nel nostro paese. <strong>Gli agopuntori già formati potranno infatti giovarsi più che mai delle lezioni e dei tirocinii dei maestri italiani e cinesi </strong>che insegnano nel Master, avendo anche una nuova possibilità di scambio con le altre professionalità che da quest&#8217;anno vi partecipano.</p>
<p>“La vera novità”, aggiunge Firenzuoli, “sta proprio nell’averlo aperto sia ai medici che ai vari operatori sanitari, nel nome di un’<strong>alleanza tra professionisti della salute</strong>: nel rispetto delle competenze, dei limiti di ciascuna professione e per il benessere di quanti scelgono di curarsi con le Medicine Integrative.”</p>
<h2>Plica auricolare e malattia coronarica</h2>
<p><img src="http://www.medicinaintegrativa.cimmba.org/wp-content/uploads/2010/12/plica-300x204.jpg" alt="Plica auricolare e malattia coronarica" width="250" align="left" />Oltre la didattica, l&#8217;Università di Firenze si distingue quindi per la <strong>clinica e la ricerca in Agopuntura, Fitoterapia e Medicina Cinese</strong>. Ciò che è emerso in particolare dalle ultime ricerche condotte, è che i portatori di un particolare segno dell&#8217;orecchio (una piegatura che decorre dall&#8217;incisura intertragica fino al margine del lobo, descritta dall&#8217;americano Frank già nel 1973) mostrano un <strong>rischio di essere colpiti da patologia delle coronarie oltre tre volte superiore</strong> rispetto a chi non presenta questo segno. Spiega ancora <strong>Alfredo Vannacci, coordinatore e promotore della ricerca</strong> &#8220;Per essere precisi il rischio è aumentato di 3,6 volte. La nostra ricerca si è basata su oltre 50 lavori pubblicati in letteratura, nonché sull&#8217;esperienza clinica del <strong>dott. Marco Romoli, esperto internazionale di agopuntura auricolare </strong>e docente del nostro Master, dalle cui osservazioni la ricerca ha preso origine.&#8221; Grazie alle <strong>competenze statistiche della dott.ssa Lucenteforte</strong>, autrice insieme a Romoli e Vannacci del lavoro presentato a Berlino, è stato possibile condurre una <strong>meta-analisi di tutti i lavori pubblicati in letteratura nelle diverse lingue </strong>(inglese, italiano, tedesco e francese) e giungere ad una conclusione dalla forte significatività statistica.</p>
<p>&#8220;Le possibilità che l&#8217;associazione sia dovuta al caso&#8221; continuano gli autori &#8220;è infatti inferiore all&#8217;uno per mille. Quello che resta da determinare, e su cui stiamo ancora studiando, sono le condizioni fisiopatologiche che sottostanno a questa associazione.&#8221; Conclude Vannacci &#8220;ci resta da capire ad esempio se la plica auricolare sia un fattore associato ad altri fattori di rischio già noti (fumo, obesità, diabete etc ) oppure se sia da considerare un <strong>fattore di rischio indipendente</strong>. In questo caso sarebbe senz&#8217;altro un elemento molto più importante dal punto di vista clinico.&#8221;</p>
<blockquote><p>E. Lucenteforte, G. Zagli, M. Romoli, A. Vannacci <em>The diagonal ear lobe crease (Frank&#8217;s sign) as a marker of cardiovascular disease. A systematic review</em> <strong>European Journal of Integrative Medicine</strong>, Volume 2, Issue 4, Pages 208, December 2010</p></blockquote>
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		<title>Tè verde: bevanda, integratore o farmaco?</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/30/te-verde-bevanda-integratore-o-farmaco/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 18:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[medicina tradizionale cinese]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tè verde è una bevanda utilizzata in Medicina Tradizionale Cinese da millenni per le sue proprietà salutistiche. Alle attività tradizionali, la moderna ricerca preclinica e clinica ha aggiunto numerosi dati epidemiologici e di laboratorio che confermano l’interessante profilo di efficacia dell&#8217;infuso di foglie fresche o secche di Camellia sinensis, non tostate né fermentate, noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/30/te-verde-bevanda-integratore-o-farmaco/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<h3>Il tè verde è una bevanda utilizzata in Medicina Tradizionale Cinese da millenni per le sue proprietà salutistiche.</h3>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img title="Tè verde" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS41ki97hLHJoCph59s2k9pQPSL9QePzIy8JQvD0GSpctGWcflw4g" alt="Tè verde" width="200" height="252" /><p class="wp-caption-text">Tè verde</p></div>
<p>Alle attività tradizionali, la moderna ricerca preclinica e clinica ha aggiunto numerosi dati epidemiologici e di laboratorio che confermano l’interessante profilo di efficacia dell&#8217;infuso di foglie fresche o secche di <em>Camellia sinensis</em>, non tostate né fermentate, noto in Cina col nome di <em>lu cha</em>.</p>
<h2>La storia del tè</h2>
<p>Esistono molte leggende che narrano la scoperta del tè verde come bevanda, una di queste racconta che <strong>Bodhidharma</strong>, il leggendario patriarca del buddismo Chan (Zen in giapponese), colui che avrebbe introdotto in Cina questa religione proveniente dall’India, fosse solito meditare all’esterno di un monastero. Un giorno, avendo ceduto al sonno durante la sua meditazione, <strong>si strappò le palpebre</strong>, in modo da costringersi a restare sveglio e <strong>nel luogo dove le aveva gettate nacque la prima pianta del tè. </strong>La leggenda è significativa perché sottolinea una delle attività principali di questa bevanda, ovvero la sua proprietà <strong>stimolante</strong>, in grado di aumentare la capacità di <strong>mantenere l’attenzione</strong>.<br />
<div class="toggle"><br />
Un’altra leggenda fa invece risalire la scoperta del tè al <strong>mitico imperatore Shen Nong </strong>(a cui è attribuito il primo erbario della MTC), intorno all&#8217;anno 3000 a.C. Si racconta che un giorno Shen Nong riposasse seduto ai piedi di un albero di modeste dimensioni e che avesse al suo fianco una <strong>tazza di acqua calda </strong>da bere. Per caso <strong>alcune foglie caddero dai rami di quell&#8217;albero </strong>e finirono nella tazza dell&#8217;imperatore, il quale, bevendo casualmente l’infuso, lo trovò <strong>delizioso e tonificante</strong>. Queste due azioni classiche (tonico e stimolante), ben note oggi anche in Occidente, sono solo una parte delle <strong>24 attività terapeutiche </strong>che vengono ancora attribuite al tè verde in Medicina Cinese; nel <em>Cha Jing </em>(Il Classico del Tè), la cui più recente compilazione risale al 1992, tra le altre sono riportate proprietà quali: <strong>calmare la mente</strong>, <strong>rischiarare la vista</strong>, portare l’Acqua verso il basso (<strong>azione diuretica</strong>), purificare il Calore (<strong>azione antinfiammatoria</strong>), dissolvere l’Umidità (<strong>azione diuretica e mucolitica</strong>), sciogliere il grasso (<strong>azione termogenica</strong>), tonificare il qì (<strong>azione tonica stimolante</strong>), favorire la longevità (<strong>azione preventiva su molte patologie</strong>).</p>
<h2>Tè verde e ricerca medica</h2>
<p>A queste attività tradizionali, tramandate e validate dall’esperienza millenaria di generazioni di medici cinesi, <strong>la ricerca moderna affianca una notevole serie di studi sperimentali, clinici ed epidemiologici</strong> che ne confermano l’efficacia in molte indicazioni. Ad esempio, un recente studio di popolazione su una coorte di circa 75.000 donne cinesi, ha mostrato come le donne che avevano iniziato a bere tè verde prima dei 25 anni di età, mantenendo poi un consumo abituale della bevanda nel corso della loro vita, presentassero un <strong>rischio relativo di sviluppare una neoplasia mammaria premenopausale ridotto del 30%, </strong>rispetto alle non bevitrici di tè. Le proporzioni si invertivano nel periodo post-menopausale, a dimostrazione che l’assunzione del tè non previene l’insorgenza della neoplasia (che presenta per altro una forte componente genetica), ma ne ritarda significativamente l’esordio (1). Effetti protettivi sono stati inoltre dimostrati, con differenti livelli di evidenza, su altre <strong>patologie neoplastiche</strong>, in particolare dell’apparato <strong>gastroenterico </strong>(esofago, stomaco, colon-retto), ma anche a livello <strong>ematologico </strong>o <strong>urogenitale </strong>(2).</p>
<p>Il campo nel quale però il tè verde si è dimostrato veramente promettente, è quello della <strong>prevenzione cardiovascolare </strong>(3). La bevanda infatti, assunta in dosi cospicue per un sufficiente periodo di tempo (si parla almeno di 3-5 tazze da 70-90 ml al giorno per un minimo di 3 anni) è in grado di <strong>modificare significativamente la prognosi cardiovascolare</strong>, diminuendo il <strong>rischio di ictus</strong> sia ischemico che emorragico (4), la <strong>mortalità cardiovascolare </strong>e la <strong>mortalità per tutte le cause </strong>(5).</p>
<p>Per quanto riguarda la ricerca preclinica relativa ai meccanismi che stanno alla base di questo effetto terapeutico, la gran parte delle azioni del tè verde è attribuita alla <strong>frazione polifenolica</strong>, in particolare alle <strong>catechine</strong>, di cui le foglie del tè sono ricche allo stato nativo, ma che si perdono con la tostatura (ad esempio nel tè bancha) o con la fermentazione (ad esempio nel tè nero). Tra le catechine, un importante ruolo (specialmente come antiossidante) è attribuito alla <strong>epigallocatechina-3-gallato </strong>(EGCG). Sulla base degli studi epidemiologici che dimostrano l’efficacia dell’infuso nel trattamento di gravi patologie mediche, e degli studi preclinici che attribuiscono alla EGCG una fondamentale azione nella produzione di questo effetto, l’industria farmaceutica ha tentato di replicare le attività benefiche del tè verde utilizzando prodotti concentrati con alte dosi di EGCG. Sorprendentemente, i risultati sono stati tutt’altro che positivi. In particolare i prodotti commerciali a base di EGCG contenenti <strong>dosi elevate </strong>di questo principio attivo (&gt;300mg/die) hanno mostrato un <strong>potenziale epatotossico</strong>, messo in evidenza dai sistemi di farmacovigilanza e fitovigilanza in particolare in Francia ed in Spagna. A seguito dell’assunzione di un preparato a base di tè verde, particolarmente ricco in EGCG, della quale veniva sfruttato l’effetto termogenico a fini dimagranti, sono stati ad esempio segnalati diversi casi di epatotossicità (alcuni anche gravi), che hanno determinato il ritiro del prodotto dal commercio (6).</p>
<p>In conclusione, il viaggio del tè verde dalla tradizione secolare alla farmacoepidemiologia e alla farmacovigilanza moderne ci fornisce un esempio di come una <strong>bevanda </strong>(fitoterapico) tradizionale, dotato di grandiosi <strong>effetti preventivi e terapeutici </strong>se assunto con le modalità previste dalla tradizione, possa perdere i propri benefici se viene erroneamente ricondotta ad un <strong>singolo principio attivo concentrato </strong>(farmaco), che invece può risultare addirittura tossico. Tutto ciò sottolinea l’importanza per un sistema sanitario di possedere un servizio di farmacovigilanza specificamente dedicato alla <strong>sorveglianza delle reazioni avverse ai prodotti di origine naturale</strong>, coordinato e gestito da personale formato nel settore specifico della fitovigilanza.</p>
<p><strong>Letture consigliate</strong></p>
<ul>
<li><em>Vannacci A, Mascherini V, Farmacoepidemiologia e Farmacovigilanza in Fitoterapia Tradizionale Cinese. In Farmacologia Cinese, a cura di Sotte et al, Trattato di Agopuntura e Medicina Cinese (V vol), Casa Editrice Ambrosiana, 2010</em></li>
</ul>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<ol>
<li>Is green tea drinking associated with a later onset of breast cancer? Dai Q, Shu XO, Li H, Yang G, Shrubsole MJ, Cai H, Ji B, Wen W, Franke A, Gao YT, Zheng W. Ann Epidemiol. 2010 Jan;20(1):74-81.<br />
Sturgeon JL, Williams M, van Servellen G. Efficacy of green tea in the prevention of cancers. Nurs Health Sci. 2009 Dec;11(4):436-46.</li>
<li> Hooper L, Kroon PA, Rimm EB, Cohn JS, Harvey I, Le Cornu KA, Ryder JJ, Hall WL, Cassidy A. Flavonoids, flavonoid-rich foods, and cardiovascular risk: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am J Clin Nutr. 2008 Jul;88(1):38-50.</li>
<li> Tanabe N, Suzuki H, Aizawa Y, Seki N. Consumption of green and roasted teas and the risk of stroke incidence: results from the Tokamachi-Nakasato cohort study in Japan. Int J Epidemiol. 2008 Oct;37(5):1030-40.</li>
<li> Suzuki E, Yorifuji T, Takao S, Komatsu H, Sugiyama M, Ohta T, Ishikawa-Takata K, Doi H. Green tea consumption and mortality among Japanese elderly people: the prospective Shizuoka elderly cohort. Ann Epidemiol. 2009 Oct;19(10):732-9</li>
<li> Mazzanti G, Menniti-Ippolito F, Moro PA, Cassetti F, Raschetti R, Santuccio C, Mastrangelo S. Hepatotoxicity from green tea: a review of the literature and two unpublished cases. Eur J Clin Pharmacol. 2009 Apr;65(4):331-4</li>
</ol>
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		<title>Agopuntura e cefalea</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/57/agopuntura-e-cefalea/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 00:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[agopuntura]]></category>
		<category><![CDATA[cefalea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vannacci.eu/?p=57</guid>
		<description><![CDATA[L’agopuntura è una metodica terapeutica ampiamente utilizzata per trattare il mal di testa (cefalea), sia in occidente che in oriente. Le dimostrazioni di efficacia dell’agopuntura in questa indicazione sono numerose e, sebbene alcuni studi avessero in passato mostrato risultati contrastanti, due recenti pubblicazioni ne sostengono fortemente l’utilizzo per il trattamento dell’emicrania e della cefalea di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/57/agopuntura-e-cefalea/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<h3>L’agopuntura è una metodica terapeutica ampiamente utilizzata per trattare il mal di testa (cefalea), sia in occidente che in oriente.</h3>
<p>Le <strong>dimostrazioni di efficacia dell’agopuntura in questa indicazione sono numerose</strong> e, sebbene alcuni studi avessero in passato mostrato risultati contrastanti, due recenti pubblicazioni ne sostengono fortemente l’utilizzo per il <strong>trattamento dell’emicrania e della cefalea di tipo tensivo</strong>. Sono state infatti recentemente condotte due importanti revisioni sistematiche, pubblicate su The Cochrane Library 2009-1, ad opera di un gruppo internazionale coordinato dall’epidemiologo tedesco Klaus Linde.</p>
<h2>Emicrania</h2>
<div id="attachment_117" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-117" title="Agopuntura e emicrania" src="http://www.cieloposteriore.it/wp-content/uploads/2009/01/emicrania-150x150.png" alt="Agopuntura e emicrania" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura e emicrania</p></div>
<p>I pazienti affetti da emicrania riferiscono un dolore intenso della durata variabile da alcune ore a pochi giorni, localizzato in genere a un solo lato della testa, spesso accompagnato da senso di nausea, fotofobia e fonofobia (cioè avversione nei confronti di luci e suoni) o dolore che peggiora col movimento. In circa un terzo dei casi l’emicrania è associata al fenomeno dell’aura, ovvero visione di lampi luminosi, o forme geometriche, a volte associati a debolezza, formicolii, difficoltà nel linguaggio e vertigini.</p>
<p><div class="toggle">La revisione Cochrane pubblicata nel 2009 ha approfondito una precedente analisi dell’efficacia dell’agopuntura nella prevenzione dell’emicrania, già valutata in altre pubblicazioni dello stesso gruppo. In particolare, rispetto all’ultima edizione della review, sono stati valutati 12 nuovi studi clinici, sulla base dei quali gli autori concludono che <strong>esiste una solida dimostrazione che l’agopuntura è in grado di migliorare l’assistenza al paziente con emicrania</strong>, sia nel trattamento dell’attacco acuto, sia nella prevenzione degli attacchi. Gli studi disponibili indicano che <strong>l’agopuntura è altrettanto efficace della terapia farmacologica</strong>, se non addirittura più efficace di questa, risultando allo stesso tempo <strong>meglio tollerata</strong>. Un dato interessante è che un notevole miglioramento del quadro clinico si realizza anche nei pazienti di “controllo” trattati con una forma meno invasiva di agopuntura, con aghi infissi superficialmente in punti non individualizzati sul quadro clinico presentato dal paziente (cosiddetta “agopuntura sham”). Questo elemento è a detta degli stessi autori di difficile interpretazione e potrebbe risentire di aspetti metodologici intrinseci alla ricerca clinica (Linde et al, 2009a). L’efficacia del trattamento “sham” (o “falsa agopuntura”) è un evento che si verifica abbastanza spesso negli studi clinici sull’agopuntura specialmente nella terapia del dolore; ne presenteremo più avanti alcuni elementi interpretativi. Per quanto riguarda l’emicrania, sebbene un discreto numero di studi singoli riporti una superiorità dell’agopuntura vera rispetto alla sham, quando questi vengono metanalizzati nel loro complesso, non esiste ancora una dimostrazione di superiorità di un trattamento sull’altro. Contestualmente, l’analisi combinata degli studi che hanno confrontato l’agopuntura con i trattamenti farmacologici consolidati per l’emicrania, ha dimostrato una significativa<strong> superiorità dell’agopuntura rispetto ai farmaci</strong> (Linde et al, 2009a).</p>
<div id="attachment_112" class="wp-caption aligncenter" style="width: 557px"><img class="size-full wp-image-112" title="Agopuntura, emicrania e farmaci (Linde et al, 2009a)" src="http://www.cieloposteriore.it/wp-content/uploads/2009/01/cochrane.jpg" alt="Agopuntura, emicrania e farmaci (Linde et al, 2009a)" width="547" height="130" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura, emicrania e farmaci (Linde et al, 2009a)</p></div>
<h2>Cefalea di tipo tensivo</h2>
<div id="attachment_118" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-118" title="Agopuntura e cefalea di tipo tensivo" src="http://www.cieloposteriore.it/wp-content/uploads/2009/01/tension-150x150.png" alt="Agopuntura e cefalea di tipo tensivo" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura e cefalea di tipo tensivo</p></div>
<p>I pazienti affetti da cefalea di tipo tensivo presentano un dolore tipicamente bilaterale, a carattere oppressivo, tensivo o distensivo, di intensità lieve-moderata e che in genere non è aggravato dall’attività fisica o da altri fattori esterni. Gli attacchi sono spesso sporadici, con un dolore della durata di circa 4-6 ore. L’agopuntura è un trattamento da tempo molto utilizzato per questo disturbo e già nella precedente Cochrane review si asseriva che le prove di efficacia erano promettenti, anche se ancora non conclusive. La revisione del 2009 conclude invece che, sulla base di 6 nuovi studi inclusi nell’analisi, <strong>l’agopuntura può essere considerata un utile strumento terapeutico per i pazienti affetti da cefalea di tipo tensivo</strong>. A differenza dell’emicrania, in questo caso la “agopuntura vera”, effettuata cioè secondo i criteri della Medicina Tradizionale Cinese, con trattamenti individualizzati sul singolo paziente, si è dimostrata significativamente <strong>superiore alla ”agopuntura sham” utilizzata come gruppo di controllo</strong>. In sintesi, i pazienti che hanno fatto agopuntura hanno presentato attacchi di cefalea con una probabilità da 3 a 4 volte inferiore rispetto a chi non aveva fatto alcuna agopuntura e con una probabilità 1,2 volte inferiore rispetto a chi aveva fatto il trattamento di tipo sham. In pratica fare un trattamento “minimo” con infissione di aghi superficiali e non individualizzati apporta già un certo beneficio alla cefalea di tipo tensivo, fare <strong>un trattamento con vera agopuntura individualizzata apporta un beneficio significativamente superiore</strong> (Linde et al, 2009b). Come abbiamo visto ciò non avviene invece nell’emicrania, per la quale l’agopuntura vera, sebbene in genere superiore alla sham, non lo è stata a un livello statisticamente significativo.</p>
<h2>Agopuntura “falsa” e gruppo di controllo</h2>
<p>Il problema della scelta del gruppo di controllo negli studi clinici sull&#8217;agopuntura per il trattamento delle cefalee è stato ampiamente analizzato, con il panorama degli studi che presenta risultati a volte contrastanti. In genere l&#8217;agopuntura tradizionale risulta quasi sempre efficace nel trattamento delle cefalee, ma risultano spesso efficaci anche i trattamenti minimamente invasivi utilizzati come controllo. E’ attualmente opinione diffusa che i grandi studi clinici multicentrici randomizzati non siano la metodica più adeguata per studiare gli effetti aspecifici della agopuntura (Vannacci, 2009). Tali effetti sono infatti presenti anche nei trattamenti cosiddetti falsi, e la loro rilevanza potrebbe essere amplificata dal confronto con un trattamento di agopuntura “vera”, ridotto però ai minimi termini per necessità di standardizzazione. Appaiono essere invece più adeguati a questi fini piccoli studi sperimentali mono- o pauci-centrici, nei quali l’individualizzazione e l’omogeneità del trattamento con agopuntura vera possono essere maggiormente garantiti. A questo proposito segnaliamo i risultati di due recenti studi condotti su campioni relativamente piccoli in due particolari setting sperimentali.</p>
<h3>Cefalea e laser-agopuntura nei bambini</h3>
<p>Il primo di essi è stato realizzato in Germania in due gruppi di 22 e 21 <strong>bambini affetti da emicrania o cefalea di tipo tensivo</strong> con una terapia individualizzata <strong>secondo i criteri della medicina tradizionale cinese per mezzo di laser-agopuntura</strong> (fascio di luce invisibile).</p>
<div id="attachment_113" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-113" title="Agopuntura laser e cefalea nei bambini (fonte della foto: internet)" src="http://www.cieloposteriore.it/wp-content/uploads/2009/01/laser-150x150.png" alt="Agopuntura laser e cefalea nei bambini" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura e cefalea</p></div>
<p>I bambini del gruppo di controllo erano invece trattati con una metodica del tutto simile nelle apparenze, ma condotta utilizzando un apparecchio laser falso, non in grado di emettere una radiazione di intensità sufficiente a stimolare la cute. Appare evidente che con questo genere di disegno sperimentale sia il paziente, sia il medico possono operare in condizioni di cecità, evidenziando il più possibile le differenze tra gli effetti placebo della terapia e quelli specifici. In questo studio <strong>la vera laser-agopuntura si è dimostrata estremamente più efficace del falso trattamento</strong> (assimilabile in toto al solo effetto placebo) con risultati talmente divergenti tra i due gruppi da aver indotto gli sperimentatori a interrompere lo studio dal momento che non appariva etico proseguire con tali significative differenze tra i due gruppi. È interessante notare come un <strong>effetto placebo</strong> si sia effettivamente registrato nel gruppo di controllo, ma questo sia stato <strong>di entità estremamente inferiore al gruppo trattato con vera laser-agopuntura</strong>. L’effetto placebo si è inoltre manifestato con una tempistica particolare, essendosi registrata nel gruppo di controllo una lieve (non significativa) diminuzione dei parametri valutati (numero di attacchi cefalalgici al mese, intensità del dolore ecc. ecc.) <strong>nelle prime quattro settimane di trattamento</strong>, effetto rapidamente diminuito nel periodo successivo e scomparso a 9 settimane di trattamento. Al contrario, nel gruppo trattato con vera laser-agopuntura l&#8217;effetto è stato immediato e continuamente progressivo con una diminuzione significativa dei parametri studiati fin dalla prima settimana, mantenuto fino alla sedicesima settimana (Gottschling et al., 2007).</p>
<h3>Cefalea e agopuntura sham</h3>
<div id="attachment_114" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-114" title="Agopuntura e cefalea" src="http://www.cieloposteriore.it/wp-content/uploads/2009/01/ago-150x150.png" alt="Agopuntura e cefalea" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text">Agopuntura e cefalea</p></div>
<p>Un altro studio interessante a questi fini è stato condotto in una clinica universitaria spagnola. Gli autori hanno studiato due gruppi di pazienti affetti da emicrania, trattati per 3 mesi con agopuntura tradizionale cinese (trattamento individualizzato su ogni paziente) oppure con una agopuntura sham minimamente invasiva. <strong>L&#8217;agopuntura vera si è dimostrata più efficace della agopuntura sham</strong> nell’end point primario (diminuzione del 50% della frequenza degli attacchi) ed in una serie di end point secondari, tra i quali la percentuale di pazienti con una riduzione di almeno il 40% della frequenza degli attacchi, la durata totale del dolore, il numero totale di giorni con emicrania. Il dato interessante è che <strong>la vera agopuntura è risultata nettamente superiore al trattamento sham soprattutto nei primi 3 mesi di terapia</strong>. A partire dal terzo mese, le differenze sono diminuite (in termini di significatività statistica) poiché il gruppo sham ha cominciato a presentare una efficacia maggiore (Ecrim-Andrade et al., 2008).</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>In conclusione l&#8217;esame di questi studi ci fa capire come <strong>l’agopuntura sia un trattamento sicuro e di dimostrata efficacia nella cefalea</strong> (in particolare <strong>emicrania </strong>e <strong>cefalea di tipo tensivo</strong>), sebbene gli effetti aspecifici di questa terapia siano ancora in gran parte da studiare. In particolare,<span style="text-decoration: underline;"> il trattamento in sé possiede un certo effetto placebo </span>(indipendente dalla stimolazione della cute, ma attribuibile al contesto in senso generale) che sembra essere <span style="text-decoration: underline;">immediato e massimo nelle prime settimane</span>. Gli effetti aspecifici (presenti nei trattamenti sham, con infissione superficiale della cute, in punti non individualizzati sul paziente) appaiono invece essere sufficienti a determinare una buona riduzione della sintomatologia cefalalgica (spesso tuttavia inferiore a quella della vera agopuntura individualizzata); tali <span style="text-decoration: underline;">effetti aspecifici divengono particolarmente evidenti dopo il terzo mese di trattamento</span>.<br />
Appare a nostro parere interessante la possibilità di studiare in setting clinico-sperimentali tali effetti, che non possono essere correttamente soppesati in grossi studi multicentrici, per la realizzazione dei quali è necessaria una standardizzazione sia della “vera” che della “falsa” agopuntura, tale da comprometterne l&#8217;individualizzazione e la riproducibilità dei trattamenti (Vannacci, 2008). Un piccolo studio monocentrico, realizzato da un numero limitato di professionisti agopuntori dalla tecnica omogenea può essere invece maggiormente in grado di preservare la qualità del trattamento &#8220;vero&#8221; e l’omogenetà del trattamento “falso”, evidenziando quindi in maniera significativa le eventuali differenze presenti tra i due gruppi.</p>
<p><a href="http://www.agopuntura-fisa.it/notizie.page?docId=42"><img class="alignleft" title="Federazione Italiana delle Società di Agopuntura - FISA" src="http://www.agopuntura-fisa.it/applications/webwork/site_fisa/media/skin/logo.jpg" alt="Federazione Italiana delle Società di Agopuntura - FISA" height="50" /></a>Leggi la posizione ufficiale della Federazione Italiana delle Società di Agopuntura sull&#8217;<a href="http://www.agopuntura-fisa.it/notizie.page?docId=42">efficacia dell&#8217;agopuntura nella cefalea</a>.</p>
<h2>Bibliografia</h2>
<p>Alecrim-Andrade J, Maciel-Junior J A, Carne X, Severino Vasconcelos G M, Correa-Filho H R. Acupuncture in Migraine Prevention: A Randomized Sham Controlled Study With 6-months Posttreatment Follow-up. Clin J Pain 2008; (24): 98-105. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?db=pubmed&amp;cmd=search&amp;term=18209514" target="_blank">Visualizza abstract</a></p>
<p>Gottschling S, Meyer S, Gribova I, Distler L, Berrang J, Gortner L, Graf N, Shamdeen M G. Laser acupuncture in children with headache: A double-blind, randomized, bicenter, placebo-controlled trial. Pain 2007. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?db=pubmed&amp;cmd=search&amp;term=18022318" target="_blank">Visualizza abstract</a></p>
<p>Linde K, Allais G, Brinkhaus B, Manheimer E, Vickers A, White AR. Acupuncture for migraine prophylaxis. Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 1. Art.No.: CD001218. DOI: 10.1002/14651858.CD001218.pub2. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?db=pubmed&amp;cmd=search&amp;term=19160193" target="_blank">Visualizza abstract</a></p>
<p>Linde K, Allais G, Brinkhaus B, Manheimer E, Vickers A, White AR. Acupuncture for tension-type headache. Cochrane Database of Systematic Reviews 2009, Issue 1. Art. No.: CD007587. DOI: 10.1002/14651858.CD007587. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez?db=pubmed&amp;cmd=search&amp;term=19160338" target="_blank">Visualizza abstract</a></p>
<p>Vannacci A. L&#8217;importanza del gruppo di controllo negli studi sulle cefalee. Riv It Med Cin; 111, 2008. <a href="http://www.fondazionericci.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/25" target="_blank">Ulteriori informazioni</a></p>
<p>Vannacci A. Metodologia della ricerca nelle Medicine non Convenzionali. In: Cipolla, Roberti di Sarsina, Le peculiarità sociali delle medicine non convenzionali, Franco Angeli editore, 2009. <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?ID=16822&amp;Tipo=Libro&amp;strRicercaTesto=&amp;titolo=le+peculiarita+sociali+delle+medicine+non+convenzionali+" target="_blank">Ulteriori informazioni </a></p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Seminario Oncologia Integrativa</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agopuntura]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa mattina, nell&#8217;Aula Magna della Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell&#8217;Università di Firenze, si è tenuto il seminario &#8220;Integrative Oncology&#8221; tenuto dalla prof.ssa Barrie Cassileth, direttrice del centro di Oncologia Integrativa del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ospite del Preside della Facoltà, prof Gian Franco Gensini e del Direttore dell&#8217;Istituto Toscano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/13/seminario-oncologia-integrativa/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div id="attachment_41" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.medicinaintegrativa.cimmba.org/wp-content/uploads/2010/11/cassileth-small.jpg" rel="shadowbox[sbpost-13];player=img;"><img class="size-medium wp-image-41" title="Integrative Oncology - Cassileth, Vannacci, Firenzuoli" src="http://www.medicinaintegrativa.cimmba.org/wp-content/uploads/2010/11/cassileth-small-300x210.jpg" alt="Integrative Oncology - Cassileth, Vannacci, Firenzuoli" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">B. Cassileth, A. Vannacci, F. Firenzuoli</p></div>
<p>Questa mattina, nell&#8217;Aula Magna della Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell&#8217;Università di Firenze, si è tenuto il seminario &#8220;Integrative Oncology&#8221; tenuto dalla prof.ssa <strong>Barrie Cassileth, direttrice del centro di Oncologia Integrativa del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York</strong>, ospite del Preside della Facoltà, prof Gian Franco Gensini e del Direttore dell&#8217;Istituto Toscano Tumori Prof Lucio Luzzatto.</p>
<p>&#8220;Siamo molto onorati di poter collaborare con la prof.ssa Cassileth&#8221; ha detto il <strong>Prof Alessandro Mugelli, ordinario di Farmacologia</strong> e moderatore dell&#8217;evento &#8220;una ricercatrice, una organizzatrice di servizi e una didatta di assoluta eccellenza mondiale. Gli studi che ha coordinato fino ad oggi e di cui ci ha parlato nel suo intervento <strong>mostrano come le medicine integrative possano mettersi utilmente al servizio del paziente oncologico</strong>, al fianco delle terapie convenzionali, migliorando la qualità della vita e in alcuni casi prolungando la sua sopravvivenza.&#8221;</p>
<p><div class="toggle">Aggiunge il <strong>dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e medico esperto in Agopuntura e Fitoterapia</strong>:<br />
&#8220;Requisito essenziale per proporre queste discipline ai nostri pazienti è la <strong>dimostrazione di efficacia e sicurezza </strong>secondo i canoni della ricerca medica ufficiale. In quest&#8217;ottica la Prof.ssa Cassileth è un esempio per tutti noi, in quanto il suo centro propone numerosi trattamenti un tempo non accreditati, ma oggi dimostrati sicuri ed efficaci, proprio grazie alle ricerche scientifiche condotte.&#8221; E&#8217; questo il caso ad esempio del massaggio, della rieducazione nutrizionale e della terapia col movimento nei pazienti oncologici, che appare in grado di prolungare la vita, oppure di numerose terapie integrative come l&#8217;agopuntura, giudicata particolarmente efficace in quasi tutte le patologie dolorose in cui è stata studiata.</p>
<p>&#8220;Tra i dati emergenti, quelli che interessano maggiormente il nostro gruppo nascente di Medicina Integrativa&#8221; continua il Prof Mugelli &#8220;sono relativi al potenziale ruolo della musicoterapia, della meditazione e dell&#8217;autoipnosi che appaiono oggi sempre più un&#8217;utile integrazione alle cure palliative in oncologia&#8221;. Conclude il dott Vannacci &#8220;<strong>Le ultime frontiere della ricerca medica in questo settore sono certamente rappresentate dall&#8217;agopuntura e, per alcuni aspetti, dalla fitoterapia</strong>. I dati emergenti sul trattamento del linfedema, del dolore neuropatico e della immunodepressione sono infatti estremamente incoraggianti&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Consigli per un uso sicuro dei fitoterapici</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/21/consigli-per-un-uso-sicuro-dei-fitoterapici/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 16:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fitovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[La sicurezza dei fitoterapici. Articolo su Repubblica 02/06/2010 Intervista di Alessandra Retico al dott. Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze, su Repubblica del 02/06/10. “Bisogna consultare sempre un bravo medico. Perché i principi di queste sostanze possono anche essere dannosi.” ROMA – «Attenzione a erbe e integratori “contaminati” dai farmaci, controllare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/21/consigli-per-un-uso-sicuro-dei-fitoterapici/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_183" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px;"><a class="lightview" title="repubblica-erbe" href="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2010/06/repubblica-erbe.png" rel="shadowbox[sbpost-21];player=img;"><img class="size-full wp-image-183 " title="repubblica-erbe" src="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2010/06/repubblica-erbe.png" alt="Articolo su Repubblica 02/06/2010" width="210" height="154" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">La sicurezza dei fitoterapici. Articolo su Repubblica 02/06/2010</p>
</div>
<p>Intervista di Alessandra Retico al dott. Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze, su Repubblica del 02/06/10.</p>
<p style="text-align: right;"><em>“Bisogna consultare sempre un bravo medico. Perché i principi di queste sostanze possono anche essere dannosi.”</em></p>
<p>ROMA – «<strong>Attenzione a erbe e integratori “contaminati” dai farmaci, controllare la provenienza, consultare uno specialista</strong>».  Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di farmacovigilanza e fitovigilanza dell’Università di Firenze, sta conducendo una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute per definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe, in particolare di quelli della medicina tradizionale cinese.</p>
<p><em>Girano erbe “dopate”?</em></p>
<p>«Non mi preoccuperei dei metalli, visto che anche nell’indagine americana sono nei limiti consentiti. Bisogna invece <strong>vigilare sui prodotti contaminati da farmaci</strong> rintracciati negli ultimi anni in Italia, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti. A parte il falso Viagra, un lassativo vegetale con sibutramina, sostanza ad azione anoressizzante. <strong>Le ditte italiane sono in prevalenza serie</strong>, occorre verificare i prodotti importati, specie i molti che arrivano dalla Cina».</p>
<p><em>Qual è un criterio buono per scegliere bene?</em></p>
<p>«<strong>Consultare un bravo medico</strong>. Non c’è nessuna ragione di pensare che gli integratori a base di erbe siano sicuri solo perché percepiti come “naturali”, <strong>hanno principi attivi potenzialmente efficaci ma anche potenzialmente dannosi</strong>».</p>
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		</item>
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		<title>Attenzione ai farmaci mascherati da integratori</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/28/attenzione-ai-farmaci-mascherati-da-integratori-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 17:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[fitovigilanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Farmaci e integratori Il servizio di Farmacovigilanza e Fitovigilanza dell’Università di Firenze ed il Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana mettono in guardia contro i rischi di assumere integratori e prodotti vegetali di dubbia provenienza. Una ricerca nazionale è in corso per garantire la sicurezza dei cittadini che usano integratori e fitoterapici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/28/attenzione-ai-farmaci-mascherati-da-integratori-2/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px;"><img title="Farmaci e integratori" src="http://ncmuseumofhistory.org/exhibits/healthandhealing/elements/media/topic-media/herbs_oldfashioned_boxes_.jpg" alt="Farmaci e integratori" width="250" /></p>
<p class="wp-caption-text">Farmaci e integratori</p>
</div>
<p>Il servizio di <strong>Farmacovigilanza e Fitovigilanza dell’Università di Firenze </strong>ed il <strong>Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana</strong> mettono in guardia contro i rischi di assumere integratori e prodotti vegetali di dubbia provenienza. Una ricerca nazionale è in corso per garantire la sicurezza dei cittadini che usano integratori e fitoterapici.</p>
<p>Le ultime segnalazioni di integratori vegetali contaminati con farmaci riferite dai mezzi di comunicazione non sono casi isolati. Il più recente è quello dell’estratto di noce contaminato con un derivato del sildenafil (più noto col nome commerciale di VIAGRA), di origine cinese e commercializzato in tutta Italia da una ditta di Prato, ma è storia recente anche anche la contaminazione con sibutramina di un lassativo vegetale che è costata la squalifica al calciatore della Fiorentina Adrian Mutu.</p>
<p>Il <strong>dott Alfredo Vannacci</strong>, <strong>ricercatore del Centro di Farmacovigilanza e Fitovigilanza dell’Università di Firenze </strong>afferma: “Non sono pochi i casi di contaminazione che si sono verificati in Italia negli ultimi anni. Il nostro centro ha avuto modo di studiarne diversi, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti”. Il dott. Vannacci <strong>coordina infatti una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute </strong>con un fondo per i giovani ricercatori che ha lo scopo di <strong>definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe</strong>, in particolare di quelli della Medicina Tradizionale Cinese. “In collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ci siamo posti innanzitutto l’obiettivo di capire quanti pazienti utilizzino questi prodotti e quanti medici li prescrivano. In una seconda fase condurremo una serie di <strong>analisi di tipo epidemiologico, clinico e di laboratorio </strong>che ci forniranno importanti <strong>informazioni sull’efficacia e sulla sicurezza dei prodotti a base di erbe</strong>. La ricerca avrà una durata di tre anni”.<br />
<div class="toggle">Lo scopo è quello di garantire ai cittadini la possibilità di assumere prodotti di origine vegetale minimizzando il rischio di andare incontro ad effetti nocivi. “Affidarsi a professionisti qualificati è l’unica soluzione possibile” aggiunge il <strong>dott. Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Riferimento  per la Fitoterapia della Regione Toscana</strong>, che collabora con la Farmacovigilanza di Firenze. “Molti, continua Firenzuoli, sono i pazienti che si rivolgono ai prodotti naturali perchè immaginati più sicuri dei farmaci di sintesi, e tante volte sono non solo sicuri ma anche efficaci e vantaggiosi. I problemi possono sorgere con il fai-da-te, o andando a raccogliersi le erbe nei campi oppure affidandosi a Internet o altri canali non ufficiali”. <strong>E’ indispensabile sentire sempre  l’opinione di un esperto</strong>, o, nel caso in cui i rimedi naturali vengano assunti per una malattia specifica, sempre la prescrizione un medico fitoterapeuta. “Prodotti naturali adulterati insidiano prima di tutto  la salute del paziente, oltre al suo portafoglio, ma anche la professionalità di tante aziende, dei medici, dei farmacisti e degli erboristi che da sempre conducono il loro lavoro con molta serietà” conclude Firenzuoli.</p>
<p>“Anche il problema della formazione degli operatori non può essere sottovalutato” aggiunge il <strong>Prof Alessandro Mugelli, Direttore del Dipartimento di Farmacologia dell’ateneo fiorentino</strong>, “molti medici e farmacisti non hanno conoscenze specifiche in questo settore. L’Università degli Studi di Firenze è da tempo in prima linea per garantire una formazione adeguata agli operatori sanitari nel settore delle medicine non convenzionali. Da anni vengono organizzati dei corsi specifici e dal prossimo anno accademico sarà organizzato un <strong>Master di due anni in Medicina Naturale </strong>che affronterà, tra i vari argomenti, anche la <strong>Fitoterapia Clinica </strong>e la <strong>Medicina Tradizionale Cinese</strong>, con lo scopo di fornire informazioni di alto livello a medici, farmacisti, erboristi e a tutte le figure sanitarie interessate.”</p>
</div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Riso rosso, ipercolesterolemia e danni muscolari</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/17/riso-rosso-ipercolesterolemia-e-danni-muscolari/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 16:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[armolipid]]></category>
		<category><![CDATA[effetti collaterali]]></category>
		<category><![CDATA[fitovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[medicina tradizionale cinese]]></category>

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		<description><![CDATA[Riso rosso fermentato Monascus purpureus Recentemente alcuni prodotti naturali sono stati proposti per il controllo dell’ipercolesterolemia. In particolare, tra le varie sostanze presenti sul mercato, una posizione di primo piano è coperta dal riso rosso fermentato. Si tratta di riso comune (Oryza sativa) fermentato con Monascus purpureus, un micete in grado di produrre tra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/17/riso-rosso-ipercolesterolemia-e-danni-muscolari/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 154px;"><img class="  " title="Riso rosso fermentato - Monascus purpureus" src="http://www.elements4health.com/images/stories/food/red-yeast-rice.jpg" alt="Riso rosso fermentato - Monascus purpureus" width="144" height="144" /></p>
<p class="wp-caption-text">Riso rosso fermentato  Monascus purpureus</p>
</div>
<p>Recentemente alcuni <strong>prodotti naturali </strong>sono stati proposti per il <strong>controllo dell’ipercolesterolemia</strong>. In particolare, tra le varie sostanze presenti sul mercato, una posizione di primo piano è coperta dal riso rosso fermentato. Si tratta di riso comune (<em>Oryza sativa</em>) fermentato con <em>Monascus purpureus</em>, un micete in grado di produrre tra le altre cose una sostanza nota come<strong> monacolina K</strong>, <strong>chimicamente indistinguibile dalla lovastatina</strong>, una delle molecole di sintesi utilizzate farmacologicamente per abbassare il colesterolo.</p>
<p>Pertanto, per quanto il prodotto possa essere considerato a stretto rigore “naturale”, i principi attivi in esso contenuti non sono molto diversi dai farmaci ed in alcuni casi ne <strong>presentano anche i tipici effetti collaterali</strong>. In particolare non è da escludere la possibilità che il prodotto possa indurre danni al fegato e ai muscoli, sebbene raramente, come accade con le statine. Il rischio è relativamente basso, ma sono presenti diverse segnalazioni nella letteratura medica,  le ultime delle quali, pubblicate sul <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2561108/?tool=pubmed" target="_blank">British Journal of Clinical Pharmacology</a> provengono dal nostro gruppo di ricerca.</p>
<p><div class="toggle">In una analisi del database italiano delle reazioni avverse ai prodotti naturali abbiamo infatti identificato <strong>4 casi di miopatia associata a riso rosso fermentato</strong> (range di dosaggio da 200 a 1200 mg di estratto al giorno). Tutti i pazienti avevano riferito dolore muscolare con innalzamento delle CPK (288-401 UI / L) e tempi di esordio da 2 a 6 mesi. Dopo la sospensione del prodotto, 3 pazienti su 4 hanno raggiunto una guarigione completa, mentre un paziente (precedentemente intollerante alle statine) ha mantenuto <strong>livelli di creatininfosfochinasi costantemente aumentati per diversi mesi</strong>.</p>
<p>Tale analisi mostra come, sebbene il riso rosso fermentato sia un prodotto relativamente sicuro, il suo utilizzo dovrebbe essere sempre condotto sotto il controllo medico, eventualmente valutando periodicamente gli enzimi epatici e quelli muscolari (a giudizio del medico curante) e <strong>mai lasciato all’automedicazione</strong>.</p>
<p>Ciò è particolarmente importante (come ribadito da un nostro recente articolo sulla prestigiosa rivista americana <a href="http://www.annals.org/content/152/2/135.1.extract" target="_blank">Annals of Internal Medicine</a>) proprio in quei <strong>pazienti intolleranti alle statine</strong>, i quali, non ricorrendo al consiglio medico, o venendo mal consigliati, potrebbero pensare di aver trovato una soluzione “naturale” ai loro problemi, senza rendersi conto di assumere, seppure in basse dosi, prodotti di fatto analoghi (se non identici) a quelli per cui hanno mostrato intolleranza.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<ul>
<li>Alfredo Vannacci, Francesco Lapi, Eugenia Gallo, Francesca Menniti-Ippolito, Alessandro Mugelli,Fabio Firenzuoli, <strong>Red Yeast Rice for Dyslipidemia in Statin-Intolerant Patients</strong> <em>Ann Intern Med </em>January 19, 2010 152:135.</li>
<li>Francesco Lapi, Eugenia Gallo, Sara Bernasconi, Michele Vietri, Francesca Menniti-Ippolito, Roberto Raschetti, Luigi Gori, Fabio Firenzuoli, Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, <strong>Myopathies associated with red yeast rice and liquorice: spontaneous reports from the Italian Surveillance System of Natural Health Products</strong> <em>Br J Clin Pharmacol</em>. 2008 October; 66(4): 572–574.</li>
</ul>
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		<title>Elisir col trucco</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 16:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fitovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Elisir col Trucco &#8211; Espresso Dic.09 Intervista di Valentina Murelli al dott. Alfredo Vannacci nell’ambito dell’articolo “La Medicina è Dolce”, L’Espresso 29.12.09 Il passaparola gli aveva garantito un enorme successo. Chi lo prendeva per abbassare la pressione otteneva in genere ottimi risultati. Parliamo di un liquore a base vegetale contenente olivo, biancospino, fumaria e borsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/16/elisir-col-trucco/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 154px;"><img class="  " title="Elisir col Trucco - Espresso Dic.09" src="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2010/01/espresso.jpg" alt="Elisir col Trucco - Espresso Dic.09" width="144" /></p>
<p class="wp-caption-text">Elisir col Trucco &#8211; Espresso Dic.09</p>
</div>
<p><em>Intervista di Valentina Murelli al dott. Alfredo Vannacci nell’ambito dell’articolo “La Medicina è Dolce”, L’Espresso 29.12.09</em></p>
<p>Il passaparola gli aveva garantito un enorme successo. Chi lo  prendeva  per abbassare la pressione otteneva in genere ottimi  risultati. Parliamo  di un<strong> liquore a base vegetale</strong> contenente olivo, biancospino, fumaria e  borsa del pastore, venduto  come coadiuvante per la terapia  dell’ipertensione. Un rimedio che  funzionava pure troppo rispetto alla  composizione e che in alcuni casi  ha provocato <strong>effetti collaterali  important</strong>i. «Quando abbiamo analizzato <strong>alcuni lotti del prodotto </strong>abbiamo  scoperto che <strong>contenevano reserpina</strong>,  una sostanza che è sì di origine  vegetale, ma è registrata come  farmaco», racconta il medico tossicologo   Alfredo Vannacci dell’Unità  di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze.<br />
La pianta da cui è estratta la reserpina (<em>Rauvolfia serpentina</em>) sta nell’elenco<br />
di piante di cui è vietato l’uso in integratori alimentari. «Dopo la  segnalazione, i tecnici del Ministero della salute hanno  rilevato che  l’etichetta del prodotto da loro registrata conteneva una  pianta in più  rispetto a quella presente sulle boccette in commercio: la <em> Dissolena verticillata</em>,  che non compare tra le piante vietate, e che non  conoscevamo», ricorda  Vannacci. Si è poi scoperto che si trattava di  un’antica denominazione  della stessa Rauvolfia. Insomma, la pianta era  stata dichiarata (al  Ministero e non in etichetta), ma con un un nome  desueto che le aveva  permesso di sfuggire ai controlli. Da aprile il  prodotto è sul mercato  con una nuova formulazione con vischio quercino  al posto della  Rauvolfia, che sembra però meno efficace di un tempo,  almeno secondo i  commenti degli utilizzatori su alcuni forum online.</p>
<p><div class="toggle">Qualcosa di simile (efficacia sopra l’atteso e qualche effetto  collaterale) era successo nel 2008 con un altro<strong> integratore alimentare a  base di agnocasto, partenio e artiglio del diavolo</strong>, indicato per mal di  testa, dolori mestruali e dolori muscolo-scheletrici: i ricercatori  fiorentini hanno scoperto che <strong>conteneva l’antinfiammatorio nimesulide</strong>.   Per il produttore la responsabilità sarebbe dei fornitori di erbe, che   avrebbero consegnato merce adulterata: un aspetto sul quale sta   indagando la Procura di Torino. Secondo Vannacci, l’insegnamento da   trarre è semplice: «<strong>Le piante possono fare molto, ma hanno dei limiti</strong>.  Se ci si imbatte in prodotti con effetti sorprendenti è bene accendere  un campanello d’allarme».<br />
Non sempre, tuttavia, il pericolo viene da intrusi nascosti. Sempre a   Firenze ci si sta ora occupando di un integratore alimentare a base di   olio di fegato di merluzzo, ricco in vitamine A e D. «Abbiamo ricevuto   la segnalazione di <strong>persone colpite da gravi danni renali causati da un  eccesso di vitamina D</strong> e che avevano assunto, a volte per lungo tempo,  questo integratore»,  racconta Vannacci. «Qui il problema è duplice. Da  un lato è davvero  difficile definire con precisione la quantità di  vitamine presenti in  un estratto naturale, per cui chi lo assume non sa  mai esattamente  quante ne sta prendendo. Dall’altro, sarebbe bene che  assunzioni  prolungate di vitamine che possono accumularsi nell’organismo  (come A,  D, E e K) avvenissero <strong>sotto stretto controllo medico </strong>e non  dietro il consiglio di figure non qualificate».</p>
</div>]]></content:encoded>
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		<title>Cimicifuga racemosa e rischio di epatite</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/19/cimicifuga-racemosa-e-rischio-di-epatite/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 16:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cimicifuga racemosa Diversi fitoterapici possono essere considerati utili nel trattamento di alcune patologie o condizioni fisiopatologiche, anche se spesso non bisogna trascurarne i potenziali di tossicità. Tra le varie piante potenzialmente utilizzabili in terapia, la Cimicifuga racemosa sembra possedere un ruolo in diverse condizioni, e specialmente nel controllo dei sintomi disautonomici in menopausa. Sebbene fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/19/cimicifuga-racemosa-e-rischio-di-epatite/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_110" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><a class="lightview" title="Cimicifuga racemosa" href="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2009/05/cimicifuga.jpg" rel="shadowbox[sbpost-19];player=img;"><img class="size-thumbnail wp-image-110" title="Cimicifuga racemosa" src="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2009/05/cimicifuga-150x150.jpg" alt="Cimicifuga racemosa" width="150" height="150" /></a></p>
<p class="wp-caption-text">Cimicifuga racemosa</p>
</div>
<p>Diversi fitoterapici possono essere considerati utili nel trattamento di alcune patologie o condizioni fisiopatologiche, anche se spesso non bisogna trascurarne i potenziali di tossicità.</p>
<p>Tra le varie piante potenzialmente utilizzabili in terapia, la <strong><em>Cimicifuga racemosa</em></strong> sembra possedere un ruolo in diverse condizioni, e specialmente nel <strong>controllo dei sintomi disautonomici in menopausa</strong>. Sebbene fosse stato sollevato un alert da parte della Agenzia Europea per i Farmaci (EMEA) sulla potenziale tossicità dei prodotti a base di <em>Cimicifuga racemosa</em>, la revisione di alcune casistiche ne ha confermato la relativa sicurezza, purché il fitoterapico venga utilizzato nell’ambito di un controllo medico.</p>
<p>Il fatto che comunque esistano dei potenziali rischi associati all’assunzione non controllata di fitoterapici, ed in particolare di prodotti a base di <em>Cimicifuga racemosa</em>, è confermato dalla <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19472866?dopt=Abstract">recente pubblicazione del caso clinico</a> di una <strong>epatite associata al consumo a lungo termine di un integratore a base di <em>Cimicifuga racemosa</em></strong> (Vannacci et al. 2009). E’ stato infatti descritto il caso di una donna di 37 anni, affetta per oltre un anno e mezzo da una <strong>epatite persistente</strong>, che poi è stato scoperto essere collegata alla assunzione di un integratore a base di <em>Cimicifuga racemosa</em>, del quale non aveva mai riferito ai propri medici. Una volta sospesa l’assunzione dell’integratore, <strong>l’epatite si è risolta</strong> e tutti i parametri clinici e di laboratorio sono rientrati nella norma.</p>
<p>Sebbene quindi l’assunzione di <em>Cimicifuga racemosa</em>, come quella di diversi alri fitoterapici, possa avere un ruolo nel mantenimento della salute e nella terapia di alcune patologie, la loro assunzione deve essere sempre condotta <strong>sotto il controllo medico</strong>, dato che in alcuni casi si possono manifestare <strong>effetti collaterali</strong>, specialmente in soggetti predisposti.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p>Vannacci A., Lapi F., Gallo E., Vietri M., Toti M., Menniti-Ippolito F., Raschetti R., Firenzuoli F., Mugelli A. A Case of Hepatitis Associated With Long-term Use of Cimicifuga racemosa, <em>Alternative Therapies in Health and Medicine</em>; 15:3, 2009</p>
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		<title>Fitoterapia e linfedema</title>
		<link>http://www.vannacci.eu/26/fitoterapia-e-linfedema/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 16:51:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Vitis vinifera (vite da vino) nel trattamento dell&#8217;edema Il linfedema è uno stato patologico caratterizzato da un insufficiente drenaggio linfatico correlato ad ostruzioni o ad alterazioni funzionali dei vasi linfatici; in conseguenza di tale ostruzione si manifesta un aumento dei liquidi interstiziali e si possono formare edemi. Diversi prodotti naturali sono stati ritenuti utili in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/26/fitoterapia-e-linfedema/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px;"><img title="Vitis vinifera" src="http://www.botanical.com/botanical/mgmh/v/vine--09-s.jpg" alt="Vitis vinifera (vite da vino) nel trattamento delledema" height="215" width="175">
<p class="wp-caption-text">Vitis vinifera (vite da vino) nel trattamento dell&#8217;edema</p>
</div>
<p>Il <strong>linfedema </strong>è uno stato patologico caratterizzato da un insufficiente drenaggio linfatico correlato ad ostruzioni o ad alterazioni funzionali dei vasi linfatici; in conseguenza di tale ostruzione si manifesta un aumento dei liquidi interstiziali e si possono formare <strong>edemi</strong>. Diversi prodotti naturali sono stati ritenuti utili in letteratura nel ridurre l’edema tissutale, il linfedema e nel migliorare patologie post-trombotiche, specialmente del distretto venoso. Questi prodotti riconoscono come principali bersagli il <strong>tono venoso</strong>, l’emoconcentrazione, l’aumentata <strong>permeabilità capillare</strong>, l’edema, la ridotta attività fibrinolitica, l’incremento del fibrinogeno plasmatico, le anomalie della funzione leucocitaria, il <strong>controllo del dolore</strong> e delle sovrainfezioni. Prove di efficacia sperimentali e cliniche documentano l’utilità di alcuni <strong>fitoterapici </strong>nel <strong>trattamento dell’insufficienza venosa cronica</strong> e dei disturbi ad essa collegati (varici, ulcere venose, edemi agli arti inferiori, emorroidi), in particolare della frazione triterpenica della <em>Centella asiatica </em>(Centella), del <em>Melilotus officinalis </em>(Meliloto), della <em>Vitis vinifera </em>(Vite da vino) dell’<em>Aesculus Hippocastanum</em> (Ippocastano), e del <em>Ruscus Aculeatus</em> (Pungitopo).</p>
<p>Tali evidenze sono anche sostenute dai risultati di una Cochrane Review, sebbene limitata dalla estrema eterogeneità dei trials clinici valutati, la quale sostiene che <strong>i fitoterapici presentano un beneficio globale significativo per l’insufficienza venosa </strong>(rischio relativo 0,72 con intervallo di confidenza al 95% 0,65-0,81) specialmente nella <strong><em>diminuzione dell’edema</em></strong>.</p>
<p><a href="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2009/04/vannacci-fitoterapia_linfedema-giot2009.pdf">Leggi l’articolo originale</a>, scaricabile gratuitamente dal sito del <a title="Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia" href="http://www.giot.it/Giot_home.html" target="_blank">Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia</a></p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong><br />
Vannacci A., Gallo E., Mugelli A., La fitoterapia nel trattamento della stasi venosa e del linfedema (Herbal medicine in the management of venous insufficiency and lymphedema). <em>Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia</em>, 35:23-33, 2009<a href="http://www.giot.it/Giot_home.html" target="_blank"></a></p>
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		<title>Uso razionale degli antibiotici in pediatria</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 16:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farmacovigilanza]]></category>

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		<description><![CDATA[Utilizzo degli antibiotici nei bambini E’ stato recentemente pubblicato sullo European Journal of Public Health uno studio di confronto tra la prescrizione di antibiotici in pediatria in una ASL Toscana (Viareggio) e in un analogo distretto della Danimarca (Funen). I risultati mostrano innanzitutto come gli antibiotici siano grandemente più prescritti nel campione italiano che in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/23/uso-razionale-degli-antibiotici-in-pediatria/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div id="attachment_94" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px;"><img class="size-thumbnail wp-image-94" title="Raffreddore bambini" src="http://www.vannacci.eu/wp-content/uploads/2009/04/raffreddore-150x150.jpg" alt="Utilizzo degli antibiotici nei bambini" width="150" height="150" /></p>
<p class="wp-caption-text">Utilizzo degli antibiotici nei bambini</p>
</div>
<p>E’ stato recentemente pubblicato sullo <em>European Journal of Public Health</em> uno studio di confronto tra la <strong>prescrizione di antibiotici in pediatria</strong> in una ASL Toscana (Viareggio) e in un analogo distretto della Danimarca (Funen). I risultati mostrano innanzitutto come gli <strong>antibiotici siano grandemente più prescritti</strong> nel campione italiano che in quello danese (67 DDD/TID vs 35 DDD/TID) in particolare nelle fasce di età tra 5 e 14 anni, ma permettono anche di fare altre interessanti riflessioni.</p>
<p>Se infatti in Danimarca l’antibiotico di scelta è risultato la <strong>Penicillina V</strong>, seguita da Amoxicillina e Eritromicina (+ Tetraciclina nelle fasce di età più alte) , in Italia è stato rilevato l’uso di ben 9 diversi antibiotici, <strong>Amoxicillina + Acido Clavulanico</strong> in primis, seguita da Amoxicillina, <strong>4 diverse Cefalosporine</strong>, Claritromicina e Trimetoprim + Sulfametossazolo (+ Fluorochinoloni nelle fasce di età più alte). Proprio l’utilizzo elevato di cefalosporine nel campione italiano fa riflettere dal momento che le linee guida consigliano questi farmaci in pediatria soltanto come 2° o 3° scelta.</p>
<p>I medici danesi tendono evidentemente ad <strong>attribuire la maggioranza delle infezioni pediatriche delle alte vie respiratorie ad una eziologia virale</strong>, mentre in Italia vi è una tendenza a <strong>trattare precocemente con antibiotici</strong> le infezioni delle alte vie respiratorie nei bambini.</p>
<p>Un altro elemento che fa riflettere è che in Danimarca i bambini sono seguiti a livello domiciliare dai <strong>medici di medicina generale</strong>, dal momento che non esistono i <strong>pediatri di famiglia</strong>, figura che in Italia dovrebbe invece garantire un <strong>miglior processo diagnostico</strong> nel bambino, una <strong>terapia più mirata</strong> e un migliore utilizzo delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p>Lusini G, Lapi F, Benocci S, Vannacci A, Mugelli A, Kragstrup J, Bjerrum L. Antibiotic prescribing in paediatric populations: a comparison between Viareggio, Italy and Funen, Denmark. <em>Eur J Public Health</em>. 2009 Apr 5. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19349289" target="_blank">Visualizza articolo</a></p>
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		<title>Tè verde e ictus</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 16:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Vannacci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fitoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tè verde Il tè verde è una bevanda nota per le sue proprietà protettive su diversi aspetti della salute. L’ultima dimostrazione di efficacia del tè verde nella diminuzione del rischio cardiovascolare deriva da uno studio prospettico della durata di 5 anni che ha coinvolto 6358 persone in Giappone. Si tratta dello studio di coorte Tokamachi-Nakasato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://www.vannacci.eu/25/te-verde-e-ictus/"></a></div><div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<div class="wp-caption alignleft" style="width: 120px;"><img title="Tè verde" src="http://www.my-personaltrainer.it/integratori/catechine.jpg" alt="Tè verde" height="111" width="110">
<p class="wp-caption-text">Tè verde</p>
</div>
<p>Il <strong>tè verde</strong> è una bevanda nota per le sue proprietà protettive su diversi aspetti della salute. L’ultima dimostrazione di efficacia del tè verde nella <strong>diminuzione del rischio cardiovascolare</strong> deriva da uno <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18832387?ordinalpos=8&amp;itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum" target="_blank">studio prospettico</a> della durata di 5 anni che ha coinvolto 6358 persone in Giappone. Si tratta dello studio di coorte Tokamachi-Nakasato iniziato nel 1998 che ha coinvolto 2087 uomini e 4271 donne, seguite negli anni per verificare quanti di loro sarebbero andati incontro ad ictus. Tra i diversi fattori studiati, vi è stato anche il consumo di tè verde.</p>
<p>L’effetto protettivo del tè verde sulla incidenza di <strong>ictus cerebrale </strong>(sia ischemico che emorragico) è stato estremamente evidente, specialmente per consumi elevati (oltre 5 tazze al giorno, 70-90 ml per tazza) con un Hazard Ratio di 0,41 ed un p&lt;0.001. Ciò significa che i soggetti che bevevano almeno 5 tazze di tè verde al giorno avevano un <strong>rischio di andare incontro a ictus ridotto del 60%</strong> rispetto a coloro che non bevevano tè.</p>
<p>I risultati sono stati molto buoni anche per consumi inferiori, purché si superassero le 2-3 volte la settimana (il 90% dei consumatori medi coinvolti nello studio ne faceva comunque un uso quotidiano, anche se a dosi ridotte).</p>
<p>Interessante notare che la riduzione del rischio si è avuta soltanto in coloro che bevevano <strong>tè verde non tostato né fermentato</strong>; questo elemento conferma l’importanza dei <strong>polifenoli </strong>(distrutti dalla tostatura e dalla fermentazione) nella protezione cardiovascolare caratteristica del tè verde.</p>
<p><strong>Riferimenti bibliografici</strong></p>
<p>Tanabe N, Suzuki H, Aizawa Y, Seki N. Consumption of green and roasted teas and the risk of stroke incidence: results from the Tokamachi-Nakasato cohort study in Japan. Int J Epidemiol. 2008 Oct;37(5):1030-40.</p>
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