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Attenti alle erbe

Articolo di Valentina Murelli

L’Espresso, 24.02.2011 pag 129

Interazione Fitoterapici Farmaci

Interazione Fitoterapici Farmaci

Prima cosa da fare se state assumendo anticoagulanti orali e, allo stesso tempo, prodotti a base di erbe: avvertite subito il medico. Può darsi che le erbe siano innocue, ma può anche succedere che interagiscano con i farmaci, riducendo o potenziando l’effetto anticoagulante. È quanto successo a una dozzina di pazienti riportati nel registro di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità in terapia con warfarina o acenocumarolo, anticoagulanti orali. Alcuni ricercatori del Centro Regionale Toscano di Farmacovigilanza, coordinati da Alfredo Vannacci e Fabio Firenzuoli, hanno analizzato il caso sulla rivista “Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine“. Per sette pazienti, l’associazione farmaco-prodotto naturale si è tradotta in una riduzione dell’efficacia terapeutica dell’anticoagulante (misurata protrombina con esami di laboratorio). I prodotti sotto vigilanza erano: un preparato casalingo di aloe, succo di mirtillo, ginseng, papaya fermentata, un integratore alimentare di vitamine (A, E, C) e olio di pesce e due integratori con erbe varie, tra cui tè verde. Per altri cinque pazienti, invece, l’effetto è stato di potenziamento e ha riguardato arnica, Boswellia serrata e, di nuovo, una miscela di più erbe.

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Articolo su Repubblica 02/06/2010

La sicurezza dei fitoterapici. Articolo su Repubblica 02/06/2010

Intervista di Alessandra Retico al dott. Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze, su Repubblica del 02/06/10.

“Bisogna consultare sempre un bravo medico. Perché i principi di queste sostanze possono anche essere dannosi.”

ROMA – «Attenzione a erbe e integratori “contaminati” dai farmaci, controllare la provenienza, consultare uno specialista».  Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di farmacovigilanza e fitovigilanza dell’Università di Firenze, sta conducendo una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute per definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe, in particolare di quelli della medicina tradizionale cinese.

Girano erbe “dopate”?

«Non mi preoccuperei dei metalli, visto che anche nell’indagine americana sono nei limiti consentiti. Bisogna invece vigilare sui prodotti contaminati da farmaci rintracciati negli ultimi anni in Italia, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti. A parte il falso Viagra, un lassativo vegetale con sibutramina, sostanza ad azione anoressizzante. Le ditte italiane sono in prevalenza serie, occorre verificare i prodotti importati, specie i molti che arrivano dalla Cina».

Qual è un criterio buono per scegliere bene?

«Consultare un bravo medico. Non c’è nessuna ragione di pensare che gli integratori a base di erbe siano sicuri solo perché percepiti come “naturali”, hanno principi attivi potenzialmente efficaci ma anche potenzialmente dannosi».

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Farmaci e integratori

Farmaci e integratori

Il servizio di Farmacovigilanza e Fitovigilanza dell’Università di Firenze ed il Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana mettono in guardia contro i rischi di assumere integratori e prodotti vegetali di dubbia provenienza. Una ricerca nazionale è in corso per garantire la sicurezza dei cittadini che usano integratori e fitoterapici.

Le ultime segnalazioni di integratori vegetali contaminati con farmaci riferite dai mezzi di comunicazione non sono casi isolati. Il più recente è quello dell’estratto di noce contaminato con un derivato del sildenafil (più noto col nome commerciale di VIAGRA), di origine cinese e commercializzato in tutta Italia da una ditta di Prato, ma è storia recente anche anche la contaminazione con sibutramina di un lassativo vegetale che è costata la squalifica al calciatore della Fiorentina Adrian Mutu.

Il dott Alfredo Vannacci, ricercatore del Centro di Farmacovigilanza e Fitovigilanza dell’Università di Firenze afferma: “Non sono pochi i casi di contaminazione che si sono verificati in Italia negli ultimi anni. Il nostro centro ha avuto modo di studiarne diversi, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti”. Il dott. Vannacci coordina infatti una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute con un fondo per i giovani ricercatori che ha lo scopo di definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe, in particolare di quelli della Medicina Tradizionale Cinese. “In collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ci siamo posti innanzitutto l’obiettivo di capire quanti pazienti utilizzino questi prodotti e quanti medici li prescrivano. In una seconda fase condurremo una serie di analisi di tipo epidemiologico, clinico e di laboratorio che ci forniranno importanti informazioni sull’efficacia e sulla sicurezza dei prodotti a base di erbe. La ricerca avrà una durata di tre anni”.

Lo scopo è quello di garantire ai cittadini la possibilità di assumere prodotti di origine vegetale minimizzando il rischio di andare incontro ad effetti nocivi. “Affidarsi a professionisti qualificati è l’unica soluzione possibile” aggiunge il dott. Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana, che collabora con la Farmacovigilanza di Firenze. “Molti, continua Firenzuoli, sono i pazienti che si rivolgono ai prodotti naturali perchè immaginati più sicuri dei farmaci di sintesi, e tante volte sono non solo sicuri ma anche efficaci e vantaggiosi. I problemi possono sorgere con il fai-da-te, o andando a raccogliersi le erbe nei campi oppure affidandosi a Internet o altri canali non ufficiali”. E’ indispensabile sentire sempre l’opinione di un esperto, o, nel caso in cui i rimedi naturali vengano assunti per una malattia specifica, sempre la prescrizione un medico fitoterapeuta. “Prodotti naturali adulterati insidiano prima di tutto la salute del paziente, oltre al suo portafoglio, ma anche la professionalità di tante aziende, dei medici, dei farmacisti e degli erboristi che da sempre conducono il loro lavoro con molta serietà” conclude Firenzuoli.

“Anche il problema della formazione degli operatori non può essere sottovalutato” aggiunge il Prof Alessandro Mugelli, Direttore del Dipartimento di Farmacologia dell’ateneo fiorentino, “molti medici e farmacisti non hanno conoscenze specifiche in questo settore. L’Università degli Studi di Firenze è da tempo in prima linea per garantire una formazione adeguata agli operatori sanitari nel settore delle medicine non convenzionali. Da anni vengono organizzati dei corsi specifici e dal prossimo anno accademico sarà organizzato un Master di due anni in Medicina Naturale che affronterà, tra i vari argomenti, anche la Fitoterapia Clinica e la Medicina Tradizionale Cinese, con lo scopo di fornire informazioni di alto livello a medici, farmacisti, erboristi e a tutte le figure sanitarie interessate.”

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Riso rosso fermentato - Monascus purpureus

Riso rosso fermentato Monascus purpureus

Recentemente alcuni prodotti naturali sono stati proposti per il controllo dell’ipercolesterolemia. In particolare, tra le varie sostanze presenti sul mercato, una posizione di primo piano è coperta dal riso rosso fermentato. Si tratta di riso comune (Oryza sativa) fermentato con Monascus purpureus, un micete in grado di produrre tra le altre cose una sostanza nota come monacolina K, chimicamente indistinguibile dalla lovastatina, una delle molecole di sintesi utilizzate farmacologicamente per abbassare il colesterolo.

Pertanto, per quanto il prodotto possa essere considerato a stretto rigore “naturale”, i principi attivi in esso contenuti non sono molto diversi dai farmaci ed in alcuni casi ne presentano anche i tipici effetti collaterali. In particolare non è da escludere la possibilità che il prodotto possa indurre danni al fegato e ai muscoli, sebbene raramente, come accade con le statine. Il rischio è relativamente basso, ma sono presenti diverse segnalazioni nella letteratura medica,  le ultime delle quali, pubblicate sul British Journal of Clinical Pharmacology provengono dal nostro gruppo di ricerca.

In una analisi del database italiano delle reazioni avverse ai prodotti naturali abbiamo infatti identificato 4 casi di miopatia associata a riso rosso fermentato (range di dosaggio da 200 a 1200 mg di estratto al giorno). Tutti i pazienti avevano riferito dolore muscolare con innalzamento delle CPK (288-401 UI / L) e tempi di esordio da 2 a 6 mesi. Dopo la sospensione del prodotto, 3 pazienti su 4 hanno raggiunto una guarigione completa, mentre un paziente (precedentemente intollerante alle statine) ha mantenuto livelli di creatininfosfochinasi costantemente aumentati per diversi mesi.

Tale analisi mostra come, sebbene il riso rosso fermentato sia un prodotto relativamente sicuro, il suo utilizzo dovrebbe essere sempre condotto sotto il controllo medico, eventualmente valutando periodicamente gli enzimi epatici e quelli muscolari (a giudizio del medico curante) e mai lasciato all’automedicazione.

Ciò è particolarmente importante (come ribadito da un nostro recente articolo sulla prestigiosa rivista americana Annals of Internal Medicine) proprio in quei pazienti intolleranti alle statine, i quali, non ricorrendo al consiglio medico, o venendo mal consigliati, potrebbero pensare di aver trovato una soluzione “naturale” ai loro problemi, senza rendersi conto di assumere, seppure in basse dosi, prodotti di fatto analoghi (se non identici) a quelli per cui hanno mostrato intolleranza.

Riferimenti bibliografici

  • Alfredo Vannacci, Francesco Lapi, Eugenia Gallo, Francesca Menniti-Ippolito, Alessandro Mugelli,Fabio Firenzuoli, Red Yeast Rice for Dyslipidemia in Statin-Intolerant Patients Ann Intern Med January 19, 2010 152:135.
  • Francesco Lapi, Eugenia Gallo, Sara Bernasconi, Michele Vietri, Francesca Menniti-Ippolito, Roberto Raschetti, Luigi Gori, Fabio Firenzuoli, Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, Myopathies associated with red yeast rice and liquorice: spontaneous reports from the Italian Surveillance System of Natural Health Products Br J Clin Pharmacol. 2008 October; 66(4): 572–574.

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Elisir col Trucco - Espresso Dic.09

Elisir col Trucco – Espresso Dic.09

Intervista di Valentina Murelli al dott. Alfredo Vannacci nell’ambito dell’articolo “La Medicina è Dolce”, L’Espresso 29.12.09

Il passaparola gli aveva garantito un enorme successo. Chi lo prendeva per abbassare la pressione otteneva in genere ottimi risultati. Parliamo di un liquore a base vegetale contenente olivo, biancospino, fumaria e borsa del pastore, venduto come coadiuvante per la terapia dell’ipertensione. Un rimedio che funzionava pure troppo rispetto alla composizione e che in alcuni casi ha provocato effetti collaterali importanti. «Quando abbiamo analizzato alcuni lotti del prodotto abbiamo scoperto che contenevano reserpina, una sostanza che è sì di origine vegetale, ma è registrata come farmaco», racconta il medico tossicologo Alfredo Vannacci dell’Unità di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze.
La pianta da cui è estratta la reserpina (Rauvolfia serpentina) sta nell’elenco
di piante di cui è vietato l’uso in integratori alimentari. «Dopo la segnalazione, i tecnici del Ministero della salute hanno rilevato che l’etichetta del prodotto da loro registrata conteneva una pianta in più rispetto a quella presente sulle boccette in commercio: la Dissolena verticillata, che non compare tra le piante vietate, e che non conoscevamo», ricorda Vannacci. Si è poi scoperto che si trattava di un’antica denominazione della stessa Rauvolfia. Insomma, la pianta era stata dichiarata (al Ministero e non in etichetta), ma con un un nome desueto che le aveva permesso di sfuggire ai controlli. Da aprile il prodotto è sul mercato con una nuova formulazione con vischio quercino al posto della Rauvolfia, che sembra però meno efficace di un tempo, almeno secondo i commenti degli utilizzatori su alcuni forum online.

Qualcosa di simile (efficacia sopra l’atteso e qualche effetto collaterale) era successo nel 2008 con un altro integratore alimentare a base di agnocasto, partenio e artiglio del diavolo, indicato per mal di testa, dolori mestruali e dolori muscolo-scheletrici: i ricercatori fiorentini hanno scoperto che conteneva l’antinfiammatorio nimesulide. Per il produttore la responsabilità sarebbe dei fornitori di erbe, che avrebbero consegnato merce adulterata: un aspetto sul quale sta indagando la Procura di Torino. Secondo Vannacci, l’insegnamento da trarre è semplice: «Le piante possono fare molto, ma hanno dei limiti. Se ci si imbatte in prodotti con effetti sorprendenti è bene accendere un campanello d’allarme».
Non sempre, tuttavia, il pericolo viene da intrusi nascosti. Sempre a Firenze ci si sta ora occupando di un integratore alimentare a base di olio di fegato di merluzzo, ricco in vitamine A e D. «Abbiamo ricevuto la segnalazione di persone colpite da gravi danni renali causati da un eccesso di vitamina D e che avevano assunto, a volte per lungo tempo, questo integratore», racconta Vannacci. «Qui il problema è duplice. Da un lato è davvero difficile definire con precisione la quantità di vitamine presenti in un estratto naturale, per cui chi lo assume non sa mai esattamente quante ne sta prendendo. Dall’altro, sarebbe bene che assunzioni prolungate di vitamine che possono accumularsi nell’organismo (come A, D, E e K) avvenissero sotto stretto controllo medico e non dietro il consiglio di figure non qualificate».

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