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Agopuntura, maghi e fattucchiere

Agopuntura, maghi e fattucchiere

Niente maghi, solo ricerca scientifica. L’ Università di Firenze ribadisce che agopuntura, fitoterapia e medicina manuale sono discipline solide, competenze che vengono trasferite anche in un moderno Master post-laurea.

 

Firenze 28 Aprile 2011 – L’autorevolezza di Silvio Garattini e lo spessore del suo impegno scientifico portano a considerare che talune affermazioni riportate dalla stampa rappresentino una inesatta semplificazione del suo pensiero, in particolare quando si riferisce a discipline non convenzionali che non avrebbero prove di efficacia al punto da poter essere equiparate all’intervento di maghi e fattucchiere.

“Non può essere ignorata una produzione di centinaia di lavori scientifici di qualità relativi all’agopuntura” sostiene il dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e responsabile scientifico dell’indirizzo in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese del Master in Medicina Naturale dell’Università di Firenze. “Basti pensare che vengono inseriti nel database Medline (la più importante banca dati di Medicina) circa 800 nuovi lavori l’anno. Esistono centinaia di lavori clinici, decine di studi randomizzati e controllati e decine di revisioni e metanalisi che provano l’efficacia dell’agopuntura in numerose indicazioni, in particolare nel settore della terapia del dolore.”

“Ugualmente dicasi per la fitoterapia” aggiunge il dott. Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana e docente all’Università di Firenze: “In Medline esistono oltre 50.000 ricerche pubblicate sulle piante medicinali e la fitoterapia, con centinaia di studi clinici, revisioni sistematiche della letteratura e metanalisi, comprese molte della Cochrane Collaboration. I dati sono pubblici e tutti possono verificarli”.

Anche l’ipotesi che l’agopuntura possa avere alcuni effetti, ma di scarso rilievo paragonabili al placebo, non è accettata dai ricercatori fiorentini “Ovviamente gli effetti sono differenti nelle differenti patologie – continua il dott Vannacci – ma la ricerca scientifica ha mostrato chiaramente come l’agopuntura sia decisamente superiore al placebo, e in alcuni casi anche ai farmaci convenzionali, in diverse indicazioni: dolori muscolo-scheletrici, cefalea muscolo-tensiva e soprattutto lombalgia. La solidità di questa tecnica terapeutica è suffragata da pubblicazioni sulle più importanti riviste di medicina, come Pain, Archives of Internal Medicine, nonché nella Cochrane Library, solo per citarne alcune.”

Anche relativamente ai prodotti utilizzati, i ricercatori tengono a fare una precisazione: “In fitoterapia si utilizzano medicinali vegetali, ben regolamentati da norme italiane ed europee, sia in forma di specialità registrate con tanto di autorizzazione all’immissione in commercio, sia in forma di galenici, per i quali esiste una specifica normativa” continua Firenzuoli “e i pazienti devono sapere che la loro qualità, sicurezza ed efficacia sono garantite come per i farmaci di sintesi, come conferma anche nel suo sito web lo stesso Ministero della Salute. Gli integratori cui probabilmente si riferiva il professor Garattini sono un’altra cosa”.

“Del resto” afferma il Prof Gian Franco Gensini, Preside della Facoltà di Medicina dell’ Università di Firenze, “è la stessa Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, con uno specifico documento elaborato ad Alghero nel 2004, che si è espressa indicando necessario durante il corso di laurea in Medicina, l’insegnamento di quelle discipline per le quali esistano prove di efficacia, come l’Agopuntura, la Fitoterapia e la Medicina Manuale. L’Università di Firenze ha già provveduto ad integrare alcuni corsi con nozioni di base agli studenti del 5° e 6° anno di Medicina e la possibilità di un Master specifico post-laurea per chi vuole acquisire competenze specifiche in Fitoterapia, Agopuntura e Medicina Manuale (www.medicinaintegrativa.it).

“Una ulteriore garanzia per la salute pubblica, dice il Prof. Alessandro Mugelli, direttore del Dipartimento di Farmacologia dell’ Università di Firenze ” è data dal fatto che il nostro Ateneo, come la Regione Toscana, e lo stesso Istituto Superiore di Sanità, hanno attivo uno specifico programma di vigilanza diretto a valutare la sicurezza dei prodotti naturali”. La Regione Toscana infine ha regolamentato con un’apposita legge alcune di queste discipline proprio a tutela della salute pubblica, offrendole ai propri assistiti nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale.

L’attenzione alla sicurezza dei cittadini, alla qualità delle cure ed al rigore scientifico dell’assistenza e della ricerca è anche confermata dal fatto che la Regione Toscana e l’Ateneo fiorentino nel 2012 saranno tra gli organizzatori di uno dei più importanti eventi scientifici internazionali del settore: il V Congresso Europeo di Medicina Integrativa (European Congress on Integrative Medicine – ECIM 2012) che si terrà proprio a Firenze, grazie alla collaborazione stabilita negli anni tra le strutture toscane e l’Università Charitè di Berlino, ente promotore dell’iniziativa.
Conclude il prof Gensini “La medicina clinica rappresenta un insieme assai articolato, ma un fattore unificante fondamentale è la presenza di prove di efficacia per i diversi interventi terapeutici. La posizione dichiarata della Regione Toscana è quella di basare le sue decisioni sulle dimostrazioni di efficacia. La disponibilità di interventi di comprovata efficacia in determinati contesti rappresenta la base della medicina integrata che la Regione sostiene, offrendo ai cittadini la combinazione appropriata fra trattamenti.”
Niente maghi e fattucchiere quindi, ma integrazione di terapie efficaci, spesso sinergiche come nel caso degli approcci combinati alla terapia del dolore.

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Attenti alle erbe

Articolo di Valentina Murelli

L’Espresso, 24.02.2011 pag 129

Interazione Fitoterapici Farmaci

Interazione Fitoterapici Farmaci

Prima cosa da fare se state assumendo anticoagulanti orali e, allo stesso tempo, prodotti a base di erbe: avvertite subito il medico. Può darsi che le erbe siano innocue, ma può anche succedere che interagiscano con i farmaci, riducendo o potenziando l’effetto anticoagulante. È quanto successo a una dozzina di pazienti riportati nel registro di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità in terapia con warfarina o acenocumarolo, anticoagulanti orali. Alcuni ricercatori del Centro Regionale Toscano di Farmacovigilanza, coordinati da Alfredo Vannacci e Fabio Firenzuoli, hanno analizzato il caso sulla rivista “Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine“. Per sette pazienti, l’associazione farmaco-prodotto naturale si è tradotta in una riduzione dell’efficacia terapeutica dell’anticoagulante (misurata protrombina con esami di laboratorio). I prodotti sotto vigilanza erano: un preparato casalingo di aloe, succo di mirtillo, ginseng, papaya fermentata, un integratore alimentare di vitamine (A, E, C) e olio di pesce e due integratori con erbe varie, tra cui tè verde. Per altri cinque pazienti, invece, l’effetto è stato di potenziamento e ha riguardato arnica, Boswellia serrata e, di nuovo, una miscela di più erbe.

Scarica l’articolo pubblicato su L’Espresso Attenti alle Erbe

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Il tè verde è una bevanda utilizzata in Medicina Tradizionale Cinese da millenni per le sue proprietà salutistiche.

Tè verde

Tè verde

Alle attività tradizionali, la moderna ricerca preclinica e clinica ha aggiunto numerosi dati epidemiologici e di laboratorio che confermano l’interessante profilo di efficacia dell’infuso di foglie fresche o secche di Camellia sinensis, non tostate né fermentate, noto in Cina col nome di lu cha.

La storia del tè

Esistono molte leggende che narrano la scoperta del tè verde come bevanda, una di queste racconta che Bodhidharma, il leggendario patriarca del buddismo Chan (Zen in giapponese), colui che avrebbe introdotto in Cina questa religione proveniente dall’India, fosse solito meditare all’esterno di un monastero. Un giorno, avendo ceduto al sonno durante la sua meditazione, si strappò le palpebre, in modo da costringersi a restare sveglio e nel luogo dove le aveva gettate nacque la prima pianta del tè. La leggenda è significativa perché sottolinea una delle attività principali di questa bevanda, ovvero la sua proprietà stimolante, in grado di aumentare la capacità di mantenere l’attenzione.


Un’altra leggenda fa invece risalire la scoperta del tè al mitico imperatore Shen Nong (a cui è attribuito il primo erbario della MTC), intorno all’anno 3000 a.C. Si racconta che un giorno Shen Nong riposasse seduto ai piedi di un albero di modeste dimensioni e che avesse al suo fianco una tazza di acqua calda da bere. Per caso alcune foglie caddero dai rami di quell’albero e finirono nella tazza dell’imperatore, il quale, bevendo casualmente l’infuso, lo trovò delizioso e tonificante. Queste due azioni classiche (tonico e stimolante), ben note oggi anche in Occidente, sono solo una parte delle 24 attività terapeutiche che vengono ancora attribuite al tè verde in Medicina Cinese; nel Cha Jing (Il Classico del Tè), la cui più recente compilazione risale al 1992, tra le altre sono riportate proprietà quali: calmare la mente, rischiarare la vista, portare l’Acqua verso il basso (azione diuretica), purificare il Calore (azione antinfiammatoria), dissolvere l’Umidità (azione diuretica e mucolitica), sciogliere il grasso (azione termogenica), tonificare il qì (azione tonica stimolante), favorire la longevità (azione preventiva su molte patologie).

Tè verde e ricerca medica

A queste attività tradizionali, tramandate e validate dall’esperienza millenaria di generazioni di medici cinesi, la ricerca moderna affianca una notevole serie di studi sperimentali, clinici ed epidemiologici che ne confermano l’efficacia in molte indicazioni. Ad esempio, un recente studio di popolazione su una coorte di circa 75.000 donne cinesi, ha mostrato come le donne che avevano iniziato a bere tè verde prima dei 25 anni di età, mantenendo poi un consumo abituale della bevanda nel corso della loro vita, presentassero un rischio relativo di sviluppare una neoplasia mammaria premenopausale ridotto del 30%, rispetto alle non bevitrici di tè. Le proporzioni si invertivano nel periodo post-menopausale, a dimostrazione che l’assunzione del tè non previene l’insorgenza della neoplasia (che presenta per altro una forte componente genetica), ma ne ritarda significativamente l’esordio (1). Effetti protettivi sono stati inoltre dimostrati, con differenti livelli di evidenza, su altre patologie neoplastiche, in particolare dell’apparato gastroenterico (esofago, stomaco, colon-retto), ma anche a livello ematologico o urogenitale (2).

Il campo nel quale però il tè verde si è dimostrato veramente promettente, è quello della prevenzione cardiovascolare (3). La bevanda infatti, assunta in dosi cospicue per un sufficiente periodo di tempo (si parla almeno di 3-5 tazze da 70-90 ml al giorno per un minimo di 3 anni) è in grado di modificare significativamente la prognosi cardiovascolare, diminuendo il rischio di ictus sia ischemico che emorragico (4), la mortalità cardiovascolare e la mortalità per tutte le cause (5).

Per quanto riguarda la ricerca preclinica relativa ai meccanismi che stanno alla base di questo effetto terapeutico, la gran parte delle azioni del tè verde è attribuita alla frazione polifenolica, in particolare alle catechine, di cui le foglie del tè sono ricche allo stato nativo, ma che si perdono con la tostatura (ad esempio nel tè bancha) o con la fermentazione (ad esempio nel tè nero). Tra le catechine, un importante ruolo (specialmente come antiossidante) è attribuito alla epigallocatechina-3-gallato (EGCG). Sulla base degli studi epidemiologici che dimostrano l’efficacia dell’infuso nel trattamento di gravi patologie mediche, e degli studi preclinici che attribuiscono alla EGCG una fondamentale azione nella produzione di questo effetto, l’industria farmaceutica ha tentato di replicare le attività benefiche del tè verde utilizzando prodotti concentrati con alte dosi di EGCG. Sorprendentemente, i risultati sono stati tutt’altro che positivi. In particolare i prodotti commerciali a base di EGCG contenenti dosi elevate di questo principio attivo (>300mg/die) hanno mostrato un potenziale epatotossico, messo in evidenza dai sistemi di farmacovigilanza e fitovigilanza in particolare in Francia ed in Spagna. A seguito dell’assunzione di un preparato a base di tè verde, particolarmente ricco in EGCG, della quale veniva sfruttato l’effetto termogenico a fini dimagranti, sono stati ad esempio segnalati diversi casi di epatotossicità (alcuni anche gravi), che hanno determinato il ritiro del prodotto dal commercio (6).

In conclusione, il viaggio del tè verde dalla tradizione secolare alla farmacoepidemiologia e alla farmacovigilanza moderne ci fornisce un esempio di come una bevanda (fitoterapico) tradizionale, dotato di grandiosi effetti preventivi e terapeutici se assunto con le modalità previste dalla tradizione, possa perdere i propri benefici se viene erroneamente ricondotta ad un singolo principio attivo concentrato (farmaco), che invece può risultare addirittura tossico. Tutto ciò sottolinea l’importanza per un sistema sanitario di possedere un servizio di farmacovigilanza specificamente dedicato alla sorveglianza delle reazioni avverse ai prodotti di origine naturale, coordinato e gestito da personale formato nel settore specifico della fitovigilanza.

Letture consigliate

  • Vannacci A, Mascherini V, Farmacoepidemiologia e Farmacovigilanza in Fitoterapia Tradizionale Cinese. In Farmacologia Cinese, a cura di Sotte et al, Trattato di Agopuntura e Medicina Cinese (V vol), Casa Editrice Ambrosiana, 2010

Bibliografia

  1. Is green tea drinking associated with a later onset of breast cancer? Dai Q, Shu XO, Li H, Yang G, Shrubsole MJ, Cai H, Ji B, Wen W, Franke A, Gao YT, Zheng W. Ann Epidemiol. 2010 Jan;20(1):74-81.
    Sturgeon JL, Williams M, van Servellen G. Efficacy of green tea in the prevention of cancers. Nurs Health Sci. 2009 Dec;11(4):436-46.
  2. Hooper L, Kroon PA, Rimm EB, Cohn JS, Harvey I, Le Cornu KA, Ryder JJ, Hall WL, Cassidy A. Flavonoids, flavonoid-rich foods, and cardiovascular risk: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am J Clin Nutr. 2008 Jul;88(1):38-50.
  3. Tanabe N, Suzuki H, Aizawa Y, Seki N. Consumption of green and roasted teas and the risk of stroke incidence: results from the Tokamachi-Nakasato cohort study in Japan. Int J Epidemiol. 2008 Oct;37(5):1030-40.
  4. Suzuki E, Yorifuji T, Takao S, Komatsu H, Sugiyama M, Ohta T, Ishikawa-Takata K, Doi H. Green tea consumption and mortality among Japanese elderly people: the prospective Shizuoka elderly cohort. Ann Epidemiol. 2009 Oct;19(10):732-9
  5. Mazzanti G, Menniti-Ippolito F, Moro PA, Cassetti F, Raschetti R, Santuccio C, Mastrangelo S. Hepatotoxicity from green tea: a review of the literature and two unpublished cases. Eur J Clin Pharmacol. 2009 Apr;65(4):331-4

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Integrative Oncology - Cassileth, Vannacci, Firenzuoli

B. Cassileth, A. Vannacci, F. Firenzuoli

Questa mattina, nell’Aula Magna della Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze, si è tenuto il seminario “Integrative Oncology” tenuto dalla prof.ssa Barrie Cassileth, direttrice del centro di Oncologia Integrativa del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ospite del Preside della Facoltà, prof Gian Franco Gensini e del Direttore dell’Istituto Toscano Tumori Prof Lucio Luzzatto.

“Siamo molto onorati di poter collaborare con la prof.ssa Cassileth” ha detto il Prof Alessandro Mugelli, ordinario di Farmacologia e moderatore dell’evento “una ricercatrice, una organizzatrice di servizi e una didatta di assoluta eccellenza mondiale. Gli studi che ha coordinato fino ad oggi e di cui ci ha parlato nel suo intervento mostrano come le medicine integrative possano mettersi utilmente al servizio del paziente oncologico, al fianco delle terapie convenzionali, migliorando la qualità della vita e in alcuni casi prolungando la sua sopravvivenza.”

Aggiunge il dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e medico esperto in Agopuntura e Fitoterapia:
“Requisito essenziale per proporre queste discipline ai nostri pazienti è la dimostrazione di efficacia e sicurezza secondo i canoni della ricerca medica ufficiale. In quest’ottica la Prof.ssa Cassileth è un esempio per tutti noi, in quanto il suo centro propone numerosi trattamenti un tempo non accreditati, ma oggi dimostrati sicuri ed efficaci, proprio grazie alle ricerche scientifiche condotte.” E’ questo il caso ad esempio del massaggio, della rieducazione nutrizionale e della terapia col movimento nei pazienti oncologici, che appare in grado di prolungare la vita, oppure di numerose terapie integrative come l’agopuntura, giudicata particolarmente efficace in quasi tutte le patologie dolorose in cui è stata studiata.

“Tra i dati emergenti, quelli che interessano maggiormente il nostro gruppo nascente di Medicina Integrativa” continua il Prof Mugelli “sono relativi al potenziale ruolo della musicoterapia, della meditazione e dell’autoipnosi che appaiono oggi sempre più un’utile integrazione alle cure palliative in oncologia”. Conclude il dott Vannacci “Le ultime frontiere della ricerca medica in questo settore sono certamente rappresentate dall’agopuntura e, per alcuni aspetti, dalla fitoterapia. I dati emergenti sul trattamento del linfedema, del dolore neuropatico e della immunodepressione sono infatti estremamente incoraggianti”.

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Articolo su Repubblica 02/06/2010

La sicurezza dei fitoterapici. Articolo su Repubblica 02/06/2010

Intervista di Alessandra Retico al dott. Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze, su Repubblica del 02/06/10.

“Bisogna consultare sempre un bravo medico. Perché i principi di queste sostanze possono anche essere dannosi.”

ROMA – «Attenzione a erbe e integratori “contaminati” dai farmaci, controllare la provenienza, consultare uno specialista».  Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di farmacovigilanza e fitovigilanza dell’Università di Firenze, sta conducendo una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute per definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe, in particolare di quelli della medicina tradizionale cinese.

Girano erbe “dopate”?

«Non mi preoccuperei dei metalli, visto che anche nell’indagine americana sono nei limiti consentiti. Bisogna invece vigilare sui prodotti contaminati da farmaci rintracciati negli ultimi anni in Italia, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti. A parte il falso Viagra, un lassativo vegetale con sibutramina, sostanza ad azione anoressizzante. Le ditte italiane sono in prevalenza serie, occorre verificare i prodotti importati, specie i molti che arrivano dalla Cina».

Qual è un criterio buono per scegliere bene?

«Consultare un bravo medico. Non c’è nessuna ragione di pensare che gli integratori a base di erbe siano sicuri solo perché percepiti come “naturali”, hanno principi attivi potenzialmente efficaci ma anche potenzialmente dannosi».

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