Fitoterapia

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The use of complementary and alternative medicine (CAM) is steadily increasing. A recent systematic review revealed that the average prevalence of CAM use by physicians in the UK was 20.6% (range 12.1–32%). Unfortunately, consumers and healthcare-givers often ignore important problems such as herbal–drug interference and side effects, or simply the uselessness of various herbal extracts sometimes taken for many years to prevent diseases and long-term toxicity, believing that ‘natural’ is synonymous with ‘safe’.

Because the use of natural health products is poorly regulated, many herbal products on the market have not been thoroughly tested for their pharmacology and toxicology, especially in pregnancy or lactation. Moreover, toxicity of herbal products arising from poor quality, incorrect or misidentified herbs, incorrect processing methods, or the supply of adulterated or contaminated herbs is also a serious problem.

The Internet now plays an important role in the spread of pseudo-scientific information, often mixed with serious scientific information, a problem further exacerbated by the easy availability of products through online sales. Unfortunately, there has been an increase in the number of websites that publish and disseminate incorrect information about natural products, and even recommend them in some cases, a use that can actually be proven harmful to health. The lack of regulation of information published on the Internet means that some ‘alternative therapies’ are being promoted without full appreciation of their potential toxicity.

Online information often presents therapeutic indications that can actually harm patients [5], for example, by promoting worrying medical claims or including the use of toxic products. In a recent survey, 522 Italian web sites containing information about the use of germander (Teucrium chamaedrys) were screened and only 63% of them reported correct information on the toxicity of this herb, which can easily be purchased online. This example is striking given that T. chamaedrys L. has become popular as a slimming decoction without any scientific proof of efficacy and notwithstanding its well-known hepatotoxicity, and its use is even banned by health authorities.

Against this background, the inclusion of natural products in pharmacovigilance systems should be mandatory. In Italy, as well as in most other countries, the National Pharmacovigilance System (directed by the Italian Medicines Agency, AIFA) collects spontaneous reports only for registered drugs, but awareness of the need for safety surveillance of natural health products has led to implementation of a reporting system for suspected adverse reactions specifically for natural products. It is clear that for both pharmacovigilance and phytovigilance, adverse drug reaction (ADR) forms should be further improved, in particular to include Internet information.

Furthermore, it would be desirable to set up a task force of online medical observers who could provide correct information on herbal products for users seeking and checking information on natural products through the Internet. These observers could surf the Internet and review news and information on the complex subject of natural product safety. On the basis of scientific evidence, they could report inaccuracies, false information, risks, and other clinical and toxicological issues on official websites for both private citizens and healthcare professionals.

Reference

Maggini V, Gallo E, Vannacci A, Gori L, Mugelli A, Firenzuoli F. e-Phytovigilance for misleading herbal information. Trends Pharmacol Sci. 2013 Nov;34(11):594-5.

Teucrium chamaedrys

Teucrium chamaedrys

L’insufficienza epatica derivante dall’uso di farmaci convenzionali è ampiamente riconosciuta, ma esiste una scarsa consapevolezza del potenziale epatotossico di alcuni farmaci a base di erbe. Negli ultimi anni vi è stato un ricorso sempre maggiore ai farmaci a base di erbe, sia nei pazienti che negli operatori sanitari. Alcune erbe sono ben note per la loro epatotossicità diretta (Teucrium chamaedrys, Senecio vulgaris, Morinda citrifolia, Ephedra sinica, Mentha pulegium, piante contenenti antrachinoni, ecc) o per interazioni con i farmaci (Panax ginseng, Citrus paradisi, Piper nigrum, Silybum marianum, Camellia sinensis, Monascus ruber, ecc.). Per molte erbe mancano ancora adeguate conoscenze farmacodinamiche e farmacocinetiche manca, in particolare quando i prodotti a base di erbe sono utilizzate in combinazione (come spesso accade nelle medicine tradizionali orientali), il che rende difficile effettuare una valutazione di causalità tra gli eventi e le singole erbe coinvolte.

Sulla rivista Internal and Emergency Medicine, recentemente uscito un articolo a cura di Fabio Firenzuoli, Luigi Gori, Alessandro Mugelli ed Alfredo Vannacci, del Centro per la Medicina Integrativa dell’Università di Firenze a commento di una revisione di Licata et al. che affronta il problema delle epatopatie da prodotti di origine vegetale, analizzando lo stato dell’arte della ricerca sui principali meccanismi di tossicità epatica delle piante e sulle prospettive future di sviluppo della Farmacovigilanza per la prevenzione ed il trattamento delle epatopatie da prodotti di origine vegetale.

Firenzuoli F, Gori L, Mugelli A, Vannacci A. Current issues and perspectives in herbal hepatotoxicity: a hidden epidemic. Intern Emerg Med. 2013 Feb;8(1):3-5. Vedi l’articolo orginale

Tisane

Tisane

Articolo di Sara Gandolfi con intervista al dott. Alfredo Vannacci, sul Corriere della Sera SETTE del 07.12.2012. Scarica il pdf dell’articolo Vannacci – Tisane. Sette CdS
Zenzero o cannella contro nausea e influenza, camomilla per lo stomaco e il tè verde fa bene a tutto: è tempo di tisana
MA SE È IN CORSO UNA MALATTIA MEGLIO EVITARE IL FAI-DA-TE

Il trucco è berla subito dopo la preparazione. Prima si fa bollire l’acqua in una teiera, si aggiunge un cucchiaio di foglie d’erba per ogni persona, si lascia il contenuto in infusione dai 3 ai 15 minuti, quindi con l’aiuto di un colino si versa nelle tazze. E voilà, la tisana è pronta. Toccasana per alcuni, rilassante per altri, con l’arrivo dell’inverno diventa per molti una piacevole abitudine, soprattutto la sera. Utile per risolvere piccoli disturbi, dall’insonnia alla cattiva digestione. Con un avvertimento: «Le tisane fai-da-te possono migliorare le funzioni fisiologiche ma non curano le patologie. Devono essere utilizzate solo da persone sane e, se si assumono farmaci, è meglio prima consultarsi con il medico per evitare possibili interazioni», spiega Alfredo Vannacci, ricercatore in farmacologia presso il Centro per la medicina integrativa dell’Università di Firenze. «D’altra parte, una cosa sono le tisane fai-da-te, altro la fitoterapia che è una disciplina medica a tutti gli effetti; il fitoterapeuta utilizza le piante per il trattamento di patologie anche complesse (sono in corso ricerche pure in campo oncologico, ndr), ma in genere prescrive estratti secchi, da preparare in farmacia su presentazione di ricetta medica».
Fuori dai casi clinici, ecco i sette disturbi che possono essere sedati con una tazza fumante, e relative piante d’interesse.

  1. Allattamento: anice (Pimpinella anisum, frutti) e finocchio (Foeniculum volgare, frutti). L’équipe di Vannacci ha dimostrato, lo scorso anno, che la tisana ai semi di finocchio è anche una miniera di sostanze anti-infiammatorie e anti-cancerogene.
  2. Anti-ossidante: tè verde (Camellia sinen- sis, foglie)
  3. Antinausea/influenza: zenzero (Zingiber officinale, radice), cannella (Cinnamomum zeylanicum, corteccia).
  4. Apparato digestivo/vie biliari: carciofo (Cynara scolymus, foglie), tarassaco (Taraxacum officinale, radice), curcuma (Curcuma longa, radice).
  5. Ansiolitico/calmante: passiflora incarnata (fiori), valeriana (officinalis, radice), melissa (officinalis, fiori). In caso di problemi psichiatrici o psicologici, serve però la valutazione di un medico specialista.
  6. Mal di stomaco: camomilla (Matricaria recutita, fiori). Curiosità: al contrario di quanto affermano pubblicità e credenze popolari, la camomilla non è un calmante.
  7. Diuretico: peduncoli di ciliegio, tè verde. Utili in caso di ritenzione idrica, ma se la diuresi è un problema, rivolgersi al medico.
  • Un caso a parte: i lassativi. Cascara, senna, cassia, altea, rabarbaro e tutte le piante antrachinoniche sono sconsigliate per il rischio di alterazione cronica della motilità intestinale. Se insorgono problemi di stipsi, meglio i metodi naturali fare movimento o assumere più liquidi e se il problema persiste rivolgersi a un medico. «Le tisane lassative sono molto di moda ma funziona- no come veri e propri farmaci, stimolando le pareti dell’intestino: a lungo termine, l’intestino si adatta e si diventa dipendenti da queste sostanze», avverte Vannacci.
Fitoterapici e sanguinamento

Fitoterapici e sanguinamento

A cura di Alfredo Vannacci, Eugenia Gallo – Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze.

Le interazioni farmacologiche tra erbe ed anticoagulanti orali rappresentano un significativo rischio per la salute dei paziente in terapia anticoagulante a causa di potenziali eventi avversi che potrebbero verificarsi, tra cui emorragie e complicanze tromboemboliche. Le più recenti revisioni della letteratura scientifica hanno più volte sottolineato le prove disponibili per numerose interazioni tra anticoagulanti orali e integratori dietetici a base di sostanze vegetali. Malgrado ciò, diverse indagini hanno dimostrato un tasso relativamente alto di utilizzo di prodotti a base di erbe, dal 17% al 27%, tra i pazienti trattati con anticoagulanti orali.

Una recente valutazione del database delle segnalazioni di sospetta reazione avversa ai prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità condotta dal nostro gruppo, ha permesso di identificare la presenza di numerose segnalazioni di interazioni tra anticoagulanti orali e prodotti a base di piante officinali.

Sono stati in particolare identificati nel database 12 casi di sospetta interazione. Questi includono 7 casi di riduzione dell’efficacia degli anticoagulanti e 5 casi di aumento dell’ efficacia, tra cui un caso di ospedalizzazione per sanguinamento. Molte delle interazioni coinvolgono erbe ampiamente utilizzate e considerate generalmente sicure come tè verde, aloe, ginseng, mirtillo nero, arnica e boswellia. Alcune delle segnalazioni confermano quanto già pubblicato in letteratura (ginseng, arnica), mentre altre sono in contrasto (aloe, papaia, mirtillo). Inoltre sono stati per la prima volta segnalate interazioni tra warfarin e prodotti a base di boswellia, un fitoterapico finora considerato sicuro in termini di interazioni con farmaci anticoagulanti.

I meccanismi che stanno alla base di queste interazioni non sono ancora completamente chiari. Ad esempio se per i prodotti a base di tè verde è ipotizzabile un ruolo della vitamina K contenuta nella pianta che antagonizzerebbe l’attività del farmaco anticoagulante, è anche da considerare che tale vitamina è presente in bassissima concentrazione nell’infuso. In altri casi, come ad esempio tra arnica e warfarin è stato ipotizzato un meccanismo di interazione di tipo farmacodinamico, legata alla presenza di cumarine nell’arnica.

In conclusione, questa indagine sottolinea ancora una volta che le interazioni farmacologiche tra integratori e anticoagulanti orali rappresentano un rischio significativo per la salute. Un problema ulteriore è inoltre rappresentato dalla scarsità di informazioni che viene spesso rilevata in etichetta relativamente alla composizione quali-quantitativa degli integratori vegetali, il cui uso è ampio e in continua crescita. La segnalazione dei casi, sia nella letteratura scientifica sia negli opportuni registri di farmacovigilanza e fitovigilanza è una componente essenziale per accrescere la nostra conoscenza sulla sicurezza dei prodotti di origine naturale. Attraverso la segnalazione proattiva delle interazioni osservate, gli operatori sanitari possono svolgere un ruolo importante nel migliorare e rafforzare la conoscenza scientifica su queste importanti interazioni.

Bibliografia

  • Paoletti A, Gallo E, Benemei S, Vietri M, Lapi F, Volpi R, Menniti-Ippolito F, Gori L, Mugelli A, Firenzuoli F, Vannacci A. Interactions between Natural Health Products and Oral Anticoagulants: Spontaneous Reports in the Italian Surveillance System of Natural Health Products. Evid Based Complement Alternat Med. 2011;2011:612150.
  • Wittkowsky AK. Dietary supplements, herbs and oral anticoagulants: the nature of the evidence. J Thromb Thrombolysis. 2008 Feb;25(1):72-7.
Dimagrire con prodotti naturali

Prodotti naturali per perdere peso

A cura di Alfredo Vannacci, Loreta Longo, Eugenia Gallo – Unità di farmacoepidemiologia, farmacovigilanza e fitovigilanza, Università degli Studi di Firenze – Ripubblicato da Focus Farmacovigilanza di Marzo 2011

Una recente indagine [1] condotta sul database delle segnalazioni di reazioni avverse a prodotti di origine naturale dell’Istituto Superiore di Sanità, ha identificato nel periodo 2002-2010 42 segnalazioni per prodotti utilizzati per perdere peso (il 12,1% del totale), con reazioni prevalentemente a carico dell’apparato cardiovascolare (26%), della cute (17%), dell’apparato digerente (17%), del sistema nervoso centrale (17%), del fegato (13%) e di altri organi (9%) tra cui reni, tiroide e pancreas. E’ interessante sottolineare come la maggior parte dei prodotti contenesse un alto numero di componenti (oltre 9) e circa la metà delle reazioni sia stata classificata come grave, avendo spesso causato l’ospedalizzazione del paziente.

Le erbe medicinali più spesso rappresentate, da sole o in associazione, erano Citrus spp. (28%), Fucus spp. (20%), tè verde (15%), Garcinia cambogia (11%) e Hoodia spp. (9%), usate sia come integratori sia come preparazioni galeniche. Di particolare rilevanza sono state le reazioni cardiovascolari come ipertensione, tachicardia e anche fibrillazione ventricolare, associate a prodotti contenenti arancio amaro (Citrus aurantium, scorza immatura), guaranà (Paullinia cupana, semi), o ma huang (Ephedra sinica, parte aerea), piante che contengono diversi alcaloidi (sinefrina, caffeina ed efedrina, rispettivamente) che stimolano il sistema nervoso simpatico, aumentando il rischio di aritmie, ictus e infarto del miocardio. Le reazioni segnalate in pazienti in terapia con farmaci ad attività anticoagulante e/o antiaggregante piastrinica sono state invece spesso determinate da interazioni tra erbe e farmaci, sopratutto di tipo farmacocinetico. In particolare alcune piante medicinali contenute nei prodotti sospetti, come il tarassaco (Taraxacum officinale), l’ortica (Urtica dioica), o la papaia (Carica papaya), sono note per indurre diverse isoforme degli enzimi CYP450, alterando il metabolismo degli anticoagulanti orali.
Da non dimenticare infine è il problema della sofisticazione, in particolare per prodotti provenienti da paesi dell’estremo oriente o del Sudamerica: è stato per esempio rilevato che circa il 50% dei prodotti “naturali” commercializzati in Brasile per i quali erano state segnalate dai consumatori problematiche di vario genere (per esempio cefalea, insonnia, nausea, precordialgia, palpitazioni e astenia) erano in realtà contaminati con farmaci di sintesi, soprattutto a effetto stimolante/anoressizzante (fenfluramina, fenilpropanolamina, fenproporex, sibutramina) ma anche antidepressivo/ansiolitico (fluoxetina, clordiazepossido) o diuretico (spironolattone, furosemide, idroclorotiazide) [2].

Questi dati confermano la necessità di rivolgersi a professionisti esperti qualora sia necessaria una perdita di peso anziché assumere autonomamente e fuori dal controllo medico prodotti dimagranti, considerati “naturali” ma potenzialmente pericolosi.
Bibliografia

    1. Eur J Clin Pharmacol 2011; 67:215-24.
    2. Forensic Sci Int 2011;204:6-12.>


Agopuntura, maghi e fattucchiere

Agopuntura, maghi e fattucchiere

Niente maghi, solo ricerca scientifica. L’ Università di Firenze ribadisce che agopuntura, fitoterapia e medicina manuale sono discipline solide, competenze che vengono trasferite anche in un moderno Master post-laurea.

Firenze 28 Aprile 2011 – L’autorevolezza di Silvio Garattini e lo spessore del suo impegno scientifico portano a considerare che talune affermazioni riportate dalla stampa rappresentino una inesatta semplificazione del suo pensiero, in particolare quando si riferisce a discipline non convenzionali che non avrebbero prove di efficacia al punto da poter essere equiparate all’intervento di maghi e fattucchiere.

“Non può essere ignorata una produzione di centinaia di lavori scientifici di qualità relativi all’agopuntura” sostiene il dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e responsabile scientifico dell’indirizzo in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese del Master in Medicina Naturale dell’Università di Firenze. “Basti pensare che vengono inseriti nel database Medline (la più importante banca dati di Medicina) circa 800 nuovi lavori l’anno. Esistono centinaia di lavori clinici, decine di studi randomizzati e controllati e decine di revisioni e metanalisi che provano l’efficacia dell’agopuntura in numerose indicazioni, in particolare nel settore della terapia del dolore.”

“Ugualmente dicasi per la fitoterapia” aggiunge il dott. Fabio Firenzuoli, responsabile del Centro di Riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana e docente all’Università di Firenze: “In Medline esistono oltre 50.000 ricerche pubblicate sulle piante medicinali e la fitoterapia, con centinaia di studi clinici, revisioni sistematiche della letteratura e metanalisi, comprese molte della Cochrane Collaboration. I dati sono pubblici e tutti possono verificarli”.

Anche l’ipotesi che l’agopuntura possa avere alcuni effetti, ma di scarso rilievo paragonabili al placebo, non è accettata dai ricercatori fiorentini “Ovviamente gli effetti sono differenti nelle differenti patologie – continua il dott Vannacci – ma la ricerca scientifica ha mostrato chiaramente come l’agopuntura sia decisamente superiore al placebo, e in alcuni casi anche ai farmaci convenzionali, in diverse indicazioni: dolori muscolo-scheletrici, cefalea muscolo-tensiva e soprattutto lombalgia. La solidità di questa tecnica terapeutica è suffragata da pubblicazioni sulle più importanti riviste di medicina, come Pain, Archives of Internal Medicine, nonché nella Cochrane Library, solo per citarne alcune.”

Anche relativamente ai prodotti utilizzati, i ricercatori tengono a fare una precisazione: “In fitoterapia si utilizzano medicinali vegetali, ben regolamentati da norme italiane ed europee, sia in forma di specialità registrate con tanto di autorizzazione all’immissione in commercio, sia in forma di galenici, per i quali esiste una specifica normativa” continua Firenzuoli “e i pazienti devono sapere che la loro qualità, sicurezza ed efficacia sono garantite come per i farmaci di sintesi, come conferma anche nel suo sito web lo stesso Ministero della Salute. Gli integratori cui probabilmente si riferiva il professor Garattini sono un’altra cosa”.

“Del resto” afferma il Prof Gian Franco Gensini, Preside della Facoltà di Medicina dell’ Università di Firenze, “è la stessa Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia, con uno specifico documento elaborato ad Alghero nel 2004, che si è espressa indicando necessario durante il corso di laurea in Medicina, l’insegnamento di quelle discipline per le quali esistano prove di efficacia, come l’Agopuntura, la Fitoterapia e la Medicina Manuale. L’Università di Firenze ha già provveduto ad integrare alcuni corsi con nozioni di base agli studenti del 5° e 6° anno di Medicina e la possibilità di un Master specifico post-laurea per chi vuole acquisire competenze specifiche in Fitoterapia, Agopuntura e Medicina Manuale (www.medicinaintegrativa.it).

“Una ulteriore garanzia per la salute pubblica, dice il Prof. Alessandro Mugelli, direttore del Dipartimento di Farmacologia dell’ Università di Firenze ” è data dal fatto che il nostro Ateneo, come la Regione Toscana, e lo stesso Istituto Superiore di Sanità, hanno attivo uno specifico programma di vigilanza diretto a valutare la sicurezza dei prodotti naturali”. La Regione Toscana infine ha regolamentato con un’apposita legge alcune di queste discipline proprio a tutela della salute pubblica, offrendole ai propri assistiti nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale.

L’attenzione alla sicurezza dei cittadini, alla qualità delle cure ed al rigore scientifico dell’assistenza e della ricerca è anche confermata dal fatto che la Regione Toscana e l’Ateneo fiorentino nel 2012 saranno tra gli organizzatori di uno dei più importanti eventi scientifici internazionali del settore: il V Congresso Europeo di Medicina Integrativa (European Congress on Integrative Medicine – ECIM 2012) che si terrà proprio a Firenze, grazie alla collaborazione stabilita negli anni tra le strutture toscane e l’Università Charitè di Berlino, ente promotore dell’iniziativa.
Conclude il prof Gensini “La medicina clinica rappresenta un insieme assai articolato, ma un fattore unificante fondamentale è la presenza di prove di efficacia per i diversi interventi terapeutici. La posizione dichiarata della Regione Toscana è quella di basare le sue decisioni sulle dimostrazioni di efficacia. La disponibilità di interventi di comprovata efficacia in determinati contesti rappresenta la base della medicina integrata che la Regione sostiene, offrendo ai cittadini la combinazione appropriata fra trattamenti.”
Niente maghi e fattucchiere quindi, ma integrazione di terapie efficaci, spesso sinergiche come nel caso degli approcci combinati alla terapia del dolore.

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Attenti alle erbe

Articolo di Valentina Murelli

L’Espresso, 24.02.2011 pag 129

Interazione Fitoterapici Farmaci

Interazione Fitoterapici Farmaci

Prima cosa da fare se state assumendo anticoagulanti orali e, allo stesso tempo, prodotti a base di erbe: avvertite subito il medico. Può darsi che le erbe siano innocue, ma può anche succedere che interagiscano con i farmaci, riducendo o potenziando l’effetto anticoagulante. È quanto successo a una dozzina di pazienti riportati nel registro di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità in terapia con warfarina o acenocumarolo, anticoagulanti orali. Alcuni ricercatori del Centro Regionale Toscano di Farmacovigilanza, coordinati da Alfredo Vannacci e Fabio Firenzuoli, hanno analizzato il caso sulla rivista “Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine“. Per sette pazienti, l’associazione farmaco-prodotto naturale si è tradotta in una riduzione dell’efficacia terapeutica dell’anticoagulante (misurata protrombina con esami di laboratorio). I prodotti sotto vigilanza erano: un preparato casalingo di aloe, succo di mirtillo, ginseng, papaya fermentata, un integratore alimentare di vitamine (A, E, C) e olio di pesce e due integratori con erbe varie, tra cui tè verde. Per altri cinque pazienti, invece, l’effetto è stato di potenziamento e ha riguardato arnica, Boswellia serrata e, di nuovo, una miscela di più erbe.

Scarica l’articolo pubblicato su L’Espresso Attenti alle Erbe

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Il tè verde è una bevanda utilizzata in Medicina Tradizionale Cinese da millenni per le sue proprietà salutistiche.

Tè verde

Tè verde

Alle attività tradizionali, la moderna ricerca preclinica e clinica ha aggiunto numerosi dati epidemiologici e di laboratorio che confermano l’interessante profilo di efficacia dell’infuso di foglie fresche o secche di Camellia sinensis, non tostate né fermentate, noto in Cina col nome di lu cha.

La storia del tè

Esistono molte leggende che narrano la scoperta del tè verde come bevanda, una di queste racconta che Bodhidharma, il leggendario patriarca del buddismo Chan (Zen in giapponese), colui che avrebbe introdotto in Cina questa religione proveniente dall’India, fosse solito meditare all’esterno di un monastero. Un giorno, avendo ceduto al sonno durante la sua meditazione, si strappò le palpebre, in modo da costringersi a restare sveglio e nel luogo dove le aveva gettate nacque la prima pianta del tè. La leggenda è significativa perché sottolinea una delle attività principali di questa bevanda, ovvero la sua proprietà stimolante, in grado di aumentare la capacità di mantenere l’attenzione.


Un’altra leggenda fa invece risalire la scoperta del tè al mitico imperatore Shen Nong (a cui è attribuito il primo erbario della MTC), intorno all’anno 3000 a.C. Si racconta che un giorno Shen Nong riposasse seduto ai piedi di un albero di modeste dimensioni e che avesse al suo fianco una tazza di acqua calda da bere. Per caso alcune foglie caddero dai rami di quell’albero e finirono nella tazza dell’imperatore, il quale, bevendo casualmente l’infuso, lo trovò delizioso e tonificante. Queste due azioni classiche (tonico e stimolante), ben note oggi anche in Occidente, sono solo una parte delle 24 attività terapeutiche che vengono ancora attribuite al tè verde in Medicina Cinese; nel Cha Jing (Il Classico del Tè), la cui più recente compilazione risale al 1992, tra le altre sono riportate proprietà quali: calmare la mente, rischiarare la vista, portare l’Acqua verso il basso (azione diuretica), purificare il Calore (azione antinfiammatoria), dissolvere l’Umidità (azione diuretica e mucolitica), sciogliere il grasso (azione termogenica), tonificare il qì (azione tonica stimolante), favorire la longevità (azione preventiva su molte patologie).

Tè verde e ricerca medica

A queste attività tradizionali, tramandate e validate dall’esperienza millenaria di generazioni di medici cinesi, la ricerca moderna affianca una notevole serie di studi sperimentali, clinici ed epidemiologici che ne confermano l’efficacia in molte indicazioni. Ad esempio, un recente studio di popolazione su una coorte di circa 75.000 donne cinesi, ha mostrato come le donne che avevano iniziato a bere tè verde prima dei 25 anni di età, mantenendo poi un consumo abituale della bevanda nel corso della loro vita, presentassero un rischio relativo di sviluppare una neoplasia mammaria premenopausale ridotto del 30%, rispetto alle non bevitrici di tè. Le proporzioni si invertivano nel periodo post-menopausale, a dimostrazione che l’assunzione del tè non previene l’insorgenza della neoplasia (che presenta per altro una forte componente genetica), ma ne ritarda significativamente l’esordio (1). Effetti protettivi sono stati inoltre dimostrati, con differenti livelli di evidenza, su altre patologie neoplastiche, in particolare dell’apparato gastroenterico (esofago, stomaco, colon-retto), ma anche a livello ematologico o urogenitale (2).

Il campo nel quale però il tè verde si è dimostrato veramente promettente, è quello della prevenzione cardiovascolare (3). La bevanda infatti, assunta in dosi cospicue per un sufficiente periodo di tempo (si parla almeno di 3-5 tazze da 70-90 ml al giorno per un minimo di 3 anni) è in grado di modificare significativamente la prognosi cardiovascolare, diminuendo il rischio di ictus sia ischemico che emorragico (4), la mortalità cardiovascolare e la mortalità per tutte le cause (5).

Per quanto riguarda la ricerca preclinica relativa ai meccanismi che stanno alla base di questo effetto terapeutico, la gran parte delle azioni del tè verde è attribuita alla frazione polifenolica, in particolare alle catechine, di cui le foglie del tè sono ricche allo stato nativo, ma che si perdono con la tostatura (ad esempio nel tè bancha) o con la fermentazione (ad esempio nel tè nero). Tra le catechine, un importante ruolo (specialmente come antiossidante) è attribuito alla epigallocatechina-3-gallato (EGCG). Sulla base degli studi epidemiologici che dimostrano l’efficacia dell’infuso nel trattamento di gravi patologie mediche, e degli studi preclinici che attribuiscono alla EGCG una fondamentale azione nella produzione di questo effetto, l’industria farmaceutica ha tentato di replicare le attività benefiche del tè verde utilizzando prodotti concentrati con alte dosi di EGCG. Sorprendentemente, i risultati sono stati tutt’altro che positivi. In particolare i prodotti commerciali a base di EGCG contenenti dosi elevate di questo principio attivo (>300mg/die) hanno mostrato un potenziale epatotossico, messo in evidenza dai sistemi di farmacovigilanza e fitovigilanza in particolare in Francia ed in Spagna. A seguito dell’assunzione di un preparato a base di tè verde, particolarmente ricco in EGCG, della quale veniva sfruttato l’effetto termogenico a fini dimagranti, sono stati ad esempio segnalati diversi casi di epatotossicità (alcuni anche gravi), che hanno determinato il ritiro del prodotto dal commercio (6).

In conclusione, il viaggio del tè verde dalla tradizione secolare alla farmacoepidemiologia e alla farmacovigilanza moderne ci fornisce un esempio di come una bevanda (fitoterapico) tradizionale, dotato di grandiosi effetti preventivi e terapeutici se assunto con le modalità previste dalla tradizione, possa perdere i propri benefici se viene erroneamente ricondotta ad un singolo principio attivo concentrato (farmaco), che invece può risultare addirittura tossico. Tutto ciò sottolinea l’importanza per un sistema sanitario di possedere un servizio di farmacovigilanza specificamente dedicato alla sorveglianza delle reazioni avverse ai prodotti di origine naturale, coordinato e gestito da personale formato nel settore specifico della fitovigilanza.

Letture consigliate

  • Vannacci A, Mascherini V, Farmacoepidemiologia e Farmacovigilanza in Fitoterapia Tradizionale Cinese. In Farmacologia Cinese, a cura di Sotte et al, Trattato di Agopuntura e Medicina Cinese (V vol), Casa Editrice Ambrosiana, 2010

Bibliografia

  1. Is green tea drinking associated with a later onset of breast cancer? Dai Q, Shu XO, Li H, Yang G, Shrubsole MJ, Cai H, Ji B, Wen W, Franke A, Gao YT, Zheng W. Ann Epidemiol. 2010 Jan;20(1):74-81.
    Sturgeon JL, Williams M, van Servellen G. Efficacy of green tea in the prevention of cancers. Nurs Health Sci. 2009 Dec;11(4):436-46.
  2. Hooper L, Kroon PA, Rimm EB, Cohn JS, Harvey I, Le Cornu KA, Ryder JJ, Hall WL, Cassidy A. Flavonoids, flavonoid-rich foods, and cardiovascular risk: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am J Clin Nutr. 2008 Jul;88(1):38-50.
  3. Tanabe N, Suzuki H, Aizawa Y, Seki N. Consumption of green and roasted teas and the risk of stroke incidence: results from the Tokamachi-Nakasato cohort study in Japan. Int J Epidemiol. 2008 Oct;37(5):1030-40.
  4. Suzuki E, Yorifuji T, Takao S, Komatsu H, Sugiyama M, Ohta T, Ishikawa-Takata K, Doi H. Green tea consumption and mortality among Japanese elderly people: the prospective Shizuoka elderly cohort. Ann Epidemiol. 2009 Oct;19(10):732-9
  5. Mazzanti G, Menniti-Ippolito F, Moro PA, Cassetti F, Raschetti R, Santuccio C, Mastrangelo S. Hepatotoxicity from green tea: a review of the literature and two unpublished cases. Eur J Clin Pharmacol. 2009 Apr;65(4):331-4

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Integrative Oncology - Cassileth, Vannacci, Firenzuoli

B. Cassileth, A. Vannacci, F. Firenzuoli

Questa mattina, nell’Aula Magna della Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze, si è tenuto il seminario “Integrative Oncology” tenuto dalla prof.ssa Barrie Cassileth, direttrice del centro di Oncologia Integrativa del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ospite del Preside della Facoltà, prof Gian Franco Gensini e del Direttore dell’Istituto Toscano Tumori Prof Lucio Luzzatto.

“Siamo molto onorati di poter collaborare con la prof.ssa Cassileth” ha detto il Prof Alessandro Mugelli, ordinario di Farmacologia e moderatore dell’evento “una ricercatrice, una organizzatrice di servizi e una didatta di assoluta eccellenza mondiale. Gli studi che ha coordinato fino ad oggi e di cui ci ha parlato nel suo intervento mostrano come le medicine integrative possano mettersi utilmente al servizio del paziente oncologico, al fianco delle terapie convenzionali, migliorando la qualità della vita e in alcuni casi prolungando la sua sopravvivenza.”

Aggiunge il dott Alfredo Vannacci, ricercatore in Farmacologia e medico esperto in Agopuntura e Fitoterapia:
“Requisito essenziale per proporre queste discipline ai nostri pazienti è la dimostrazione di efficacia e sicurezza secondo i canoni della ricerca medica ufficiale. In quest’ottica la Prof.ssa Cassileth è un esempio per tutti noi, in quanto il suo centro propone numerosi trattamenti un tempo non accreditati, ma oggi dimostrati sicuri ed efficaci, proprio grazie alle ricerche scientifiche condotte.” E’ questo il caso ad esempio del massaggio, della rieducazione nutrizionale e della terapia col movimento nei pazienti oncologici, che appare in grado di prolungare la vita, oppure di numerose terapie integrative come l’agopuntura, giudicata particolarmente efficace in quasi tutte le patologie dolorose in cui è stata studiata.

“Tra i dati emergenti, quelli che interessano maggiormente il nostro gruppo nascente di Medicina Integrativa” continua il Prof Mugelli “sono relativi al potenziale ruolo della musicoterapia, della meditazione e dell’autoipnosi che appaiono oggi sempre più un’utile integrazione alle cure palliative in oncologia”. Conclude il dott Vannacci “Le ultime frontiere della ricerca medica in questo settore sono certamente rappresentate dall’agopuntura e, per alcuni aspetti, dalla fitoterapia. I dati emergenti sul trattamento del linfedema, del dolore neuropatico e della immunodepressione sono infatti estremamente incoraggianti”.

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Articolo su Repubblica 02/06/2010

La sicurezza dei fitoterapici. Articolo su Repubblica 02/06/2010

Intervista di Alessandra Retico al dott. Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze, su Repubblica del 02/06/10.

“Bisogna consultare sempre un bravo medico. Perché i principi di queste sostanze possono anche essere dannosi.”

ROMA – «Attenzione a erbe e integratori “contaminati” dai farmaci, controllare la provenienza, consultare uno specialista».  Alfredo Vannacci, ricercatore del centro di farmacovigilanza e fitovigilanza dell’Università di Firenze, sta conducendo una ricerca nazionale finanziata dal Ministero della Salute per definire efficacia e sicurezza dei prodotti a base di erbe, in particolare di quelli della medicina tradizionale cinese.

Girano erbe “dopate”?

«Non mi preoccuperei dei metalli, visto che anche nell’indagine americana sono nei limiti consentiti. Bisogna invece vigilare sui prodotti contaminati da farmaci rintracciati negli ultimi anni in Italia, alcuni dei quali hanno anche avuto conseguenze gravi per i pazienti. A parte il falso Viagra, un lassativo vegetale con sibutramina, sostanza ad azione anoressizzante. Le ditte italiane sono in prevalenza serie, occorre verificare i prodotti importati, specie i molti che arrivano dalla Cina».

Qual è un criterio buono per scegliere bene?

«Consultare un bravo medico. Non c’è nessuna ragione di pensare che gli integratori a base di erbe siano sicuri solo perché percepiti come “naturali”, hanno principi attivi potenzialmente efficaci ma anche potenzialmente dannosi».

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Riso rosso fermentato - Monascus purpureus

Riso rosso fermentato Monascus purpureus

Recentemente alcuni prodotti naturali sono stati proposti per il controllo dell’ipercolesterolemia. In particolare, tra le varie sostanze presenti sul mercato, una posizione di primo piano è coperta dal riso rosso fermentato. Si tratta di riso comune (Oryza sativa) fermentato con Monascus purpureus, un micete in grado di produrre tra le altre cose una sostanza nota come monacolina K, chimicamente indistinguibile dalla lovastatina, una delle molecole di sintesi utilizzate farmacologicamente per abbassare il colesterolo.

Pertanto, per quanto il prodotto possa essere considerato a stretto rigore “naturale”, i principi attivi in esso contenuti non sono molto diversi dai farmaci ed in alcuni casi ne presentano anche i tipici effetti collaterali. In particolare non è da escludere la possibilità che il prodotto possa indurre danni al fegato e ai muscoli, sebbene raramente, come accade con le statine. Il rischio è relativamente basso, ma sono presenti diverse segnalazioni nella letteratura medica,  le ultime delle quali, pubblicate sul British Journal of Clinical Pharmacology provengono dal nostro gruppo di ricerca.

In una analisi del database italiano delle reazioni avverse ai prodotti naturali abbiamo infatti identificato 4 casi di miopatia associata a riso rosso fermentato (range di dosaggio da 200 a 1200 mg di estratto al giorno). Tutti i pazienti avevano riferito dolore muscolare con innalzamento delle CPK (288-401 UI / L) e tempi di esordio da 2 a 6 mesi. Dopo la sospensione del prodotto, 3 pazienti su 4 hanno raggiunto una guarigione completa, mentre un paziente (precedentemente intollerante alle statine) ha mantenuto livelli di creatininfosfochinasi costantemente aumentati per diversi mesi.

Tale analisi mostra come, sebbene il riso rosso fermentato sia un prodotto relativamente sicuro, il suo utilizzo dovrebbe essere sempre condotto sotto il controllo medico, eventualmente valutando periodicamente gli enzimi epatici e quelli muscolari (a giudizio del medico curante) e mai lasciato all’automedicazione.

Ciò è particolarmente importante (come ribadito da un nostro recente articolo sulla prestigiosa rivista americana Annals of Internal Medicine) proprio in quei pazienti intolleranti alle statine, i quali, non ricorrendo al consiglio medico, o venendo mal consigliati, potrebbero pensare di aver trovato una soluzione “naturale” ai loro problemi, senza rendersi conto di assumere, seppure in basse dosi, prodotti di fatto analoghi (se non identici) a quelli per cui hanno mostrato intolleranza.

Riferimenti bibliografici

  • Alfredo Vannacci, Francesco Lapi, Eugenia Gallo, Francesca Menniti-Ippolito, Alessandro Mugelli,Fabio Firenzuoli, Red Yeast Rice for Dyslipidemia in Statin-Intolerant Patients Ann Intern Med January 19, 2010 152:135.
  • Francesco Lapi, Eugenia Gallo, Sara Bernasconi, Michele Vietri, Francesca Menniti-Ippolito, Roberto Raschetti, Luigi Gori, Fabio Firenzuoli, Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, Myopathies associated with red yeast rice and liquorice: spontaneous reports from the Italian Surveillance System of Natural Health Products Br J Clin Pharmacol. 2008 October; 66(4): 572–574.

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Elisir col Trucco - Espresso Dic.09

Elisir col Trucco – Espresso Dic.09

Intervista di Valentina Murelli al dott. Alfredo Vannacci nell’ambito dell’articolo “La Medicina è Dolce”, L’Espresso 29.12.09

Il passaparola gli aveva garantito un enorme successo. Chi lo prendeva per abbassare la pressione otteneva in genere ottimi risultati. Parliamo di un liquore a base vegetale contenente olivo, biancospino, fumaria e borsa del pastore, venduto come coadiuvante per la terapia dell’ipertensione. Un rimedio che funzionava pure troppo rispetto alla composizione e che in alcuni casi ha provocato effetti collaterali importanti. «Quando abbiamo analizzato alcuni lotti del prodotto abbiamo scoperto che contenevano reserpina, una sostanza che è sì di origine vegetale, ma è registrata come farmaco», racconta il medico tossicologo Alfredo Vannacci dell’Unità di Farmacovigilanza dell’Università di Firenze.
La pianta da cui è estratta la reserpina (Rauvolfia serpentina) sta nell’elenco
di piante di cui è vietato l’uso in integratori alimentari. «Dopo la segnalazione, i tecnici del Ministero della salute hanno rilevato che l’etichetta del prodotto da loro registrata conteneva una pianta in più rispetto a quella presente sulle boccette in commercio: la Dissolena verticillata, che non compare tra le piante vietate, e che non conoscevamo», ricorda Vannacci. Si è poi scoperto che si trattava di un’antica denominazione della stessa Rauvolfia. Insomma, la pianta era stata dichiarata (al Ministero e non in etichetta), ma con un un nome desueto che le aveva permesso di sfuggire ai controlli. Da aprile il prodotto è sul mercato con una nuova formulazione con vischio quercino al posto della Rauvolfia, che sembra però meno efficace di un tempo, almeno secondo i commenti degli utilizzatori su alcuni forum online.

Qualcosa di simile (efficacia sopra l’atteso e qualche effetto collaterale) era successo nel 2008 con un altro integratore alimentare a base di agnocasto, partenio e artiglio del diavolo, indicato per mal di testa, dolori mestruali e dolori muscolo-scheletrici: i ricercatori fiorentini hanno scoperto che conteneva l’antinfiammatorio nimesulide. Per il produttore la responsabilità sarebbe dei fornitori di erbe, che avrebbero consegnato merce adulterata: un aspetto sul quale sta indagando la Procura di Torino. Secondo Vannacci, l’insegnamento da trarre è semplice: «Le piante possono fare molto, ma hanno dei limiti. Se ci si imbatte in prodotti con effetti sorprendenti è bene accendere un campanello d’allarme».
Non sempre, tuttavia, il pericolo viene da intrusi nascosti. Sempre a Firenze ci si sta ora occupando di un integratore alimentare a base di olio di fegato di merluzzo, ricco in vitamine A e D. «Abbiamo ricevuto la segnalazione di persone colpite da gravi danni renali causati da un eccesso di vitamina D e che avevano assunto, a volte per lungo tempo, questo integratore», racconta Vannacci. «Qui il problema è duplice. Da un lato è davvero difficile definire con precisione la quantità di vitamine presenti in un estratto naturale, per cui chi lo assume non sa mai esattamente quante ne sta prendendo. Dall’altro, sarebbe bene che assunzioni prolungate di vitamine che possono accumularsi nell’organismo (come A, D, E e K) avvenissero sotto stretto controllo medico e non dietro il consiglio di figure non qualificate».

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Cimicifuga racemosa

Cimicifuga racemosa

Diversi fitoterapici possono essere considerati utili nel trattamento di alcune patologie o condizioni fisiopatologiche, anche se antibiotici spesso non bisogna trascurarne i potenziali di tossicità.

Tra le varie piante potenzialmente utilizzabili in terapia, la Cimicifuga racemosa sembra possedere un ruolo in cheap mlb jerseys diverse condizioni, e specialmente nel controllo dei sintomi disautonomici in menopausa. Sebbene fosse stato sollevato un alert da parte della Agenzia Europea per i Farmaci (EMEA) sulla potenziale tossicità dei prodotti a base di Cimicifuga racemosa, wholesale nfl jerseys la revisione di alcune casistiche ne ha confermato la relativa sicurezza, purché il fitoterapico venga utilizzato Fitoterapia nell’ambito di un controllo medico.

Il fatto che cheap nfl jerseys comunque esistano dei potenziali rischi associati all’assunzione non controllata di fitoterapici, ed in particolare di prodotti a base di Cimicifuga racemosa, è confermato dalla recente pubblicazione del caso clinico di una epatite associata al consumo a lungo termine di un integratore a base di Cimicifuga racemosa (Vannacci et al. #2 2009). E’ stato infatti descritto il caso di una donna di 37 anni, affetta per oltre un anno e mezzo da una epatite persistente, che poi è stato scoperto essere collegata alla assunzione di un integratore a base di Cimicifuga racemosa, del quale non aveva mai riferito ai propri medici. Una volta sospesa l’assunzione dell’integratore, l’epatite si è risolta e tutti i parametri clinici e di laboratorio sono rientrati nella norma.

Sebbene quindi l’assunzione di Cimicifuga racemosa, come quella di diversi & alri fitoterapici, possa avere un ruolo nel mantenimento della salute e nella terapia di alcune patologie, la loro assunzione deve essere sempre condotta sotto il controllo medico, dato che in alcuni casi si possono manifestare effetti collaterali, specialmente in soggetti predisposti.

Riferimenti bibliografici

Vannacci A., Lapi F., Gallo E., Vietri M., Toti M., wholesale nba jerseys Menniti-Ippolito F., Raschetti R., Firenzuoli F., Mugelli A. A Case of Hepatitis Associated With Long-term Use of Undoing Cimicifuga racemosa, Alternative Therapies in Health and Medicine; 15:3, 2009

Vitis vinifera (vite da vino) nel trattamento delledema

Vitis vinifera (vite da vino) nel trattamento dell’edema

Il linfedema è uno stato patologico caratterizzato da un insufficiente drenaggio linfatico correlato ad ostruzioni o ad alterazioni funzionali dei vasi linfatici; in conseguenza di tale ostruzione si wholesale nfl jerseys manifesta un aumento dei liquidi interstiziali e si possono formare edemi. Diversi prodotti cheap nba jerseys naturali sono stati ritenuti ссылки utili in letteratura nel ridurre l’edema tissutale, il linfedema e nel migliorare patologie post-trombotiche, specialmente del distretto venoso. Questi prodotti riconoscono come principali bersagli il tono venoso, l’emoconcentrazione, l’aumentata permeabilità capillare, l’edema, la ridotta attività fibrinolitica, l’incremento del pediatria fibrinogeno Issue plasmatico, le anomalie della funzione leucocitaria, il controllo del dolore e delle sovrainfezioni. Prove di efficacia sperimentali e cliniche documentano l’utilità di alcuni fitoterapici nel trattamento dell’insufficienza venosa cronica e dei disturbi ad essa collegati (varici, ulcere venose, edemi agli arti inferiori, emorroidi), in particolare 3 della frazione triterpenica della Centella asiatica (Centella), del Melilotus officinalis (Meliloto), della Arts: Vitis vinifera (Vite da vino) dell’Aesculus Hippocastanum (Ippocastano), e del Ruscus Aculeatus (Pungitopo).

Tali evidenze sono anche sostenute dai risultati di una Cochrane Review, sebbene limitata dalla estrema eterogeneità dei trials clinici wholesale nfl jerseys valutati, la quale sostiene che i fitoterapici presentano un beneficio globale significativo per l’insufficienza venosa (rischio relativo 0,72 con intervallo di confidenza al 95% 0,65-0,81) specialmente nella diminuzione dell’edema.

Leggi l’articolo originale, scaricabile gratuitamente dal sito del Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia

Riferimenti bibliografici
Vannacci A., Gallo E., Mugelli A., La fitoterapia nel trattamento della stasi venosa e del linfedema e (Herbal medicine in the management of venous insufficiency and lymphedema). Giornale Presentation Italiano di Ortopedia wholesale nfl jerseys e Traumatologia, 35:23-33, 2009

Tè verde

Tè verde

Il tè verde è una bevanda nota per le sue proprietà protettive su diversi aspetti della salute. L’ultima dimostrazione di efficacia del tè verde nella diminuzione del rischio cardiovascolare deriva da uno studio prospettico della durata di 5 anni che ha coinvolto 6358 persone The in Giappone. Si tratta cheap jerseys dello studio di coorte Tokamachi-Nakasato iniziato nel 1998 che cheap jerseys China ha coinvolto 2087 uomini e 4271 donne, seguite negli anni per verificare quanti di loro sarebbero andati incontro ad ictus. Tra i diversi fattori studiati, vi è stato anche cheap nba jerseys il consumo di tè verde.

L’effetto protettivo del tè verde sulla incidenza di ictus cerebrale (sia ischemico che emorragico) è stato estremamente evidente, specialmente per consumi elevati (oltre 5 tazze al giorno, 70-90 ml per tazza) con un Hazard Ratio di 0,41 ed un p<0.001. Ciò significa che i soggetti che bevevano almeno 5 tazze di tè verde al giorno avevano un rischio di andare incontro a ictus ridotto del 60% rispetto a coloro che non bevevano tè.

I risultati sono stati Nfl molto buoni anche per consumi inferiori, purché si superassero le 2-3 volte la settimana (il 90% dei consumatori Brussel medi coinvolti nello studio ne faceva comunque un uso quotidiano, anche se a dosi ridotte).

Interessante notare che la riduzione del rischio si è avuta soltanto in coloro che bevevano tè verde non tostato né fermentato; wholesale jerseys questo elemento conferma l’importanza dei polifenoli (distrutti dalla tostatura e dalla fermentazione) nella protezione cardiovascolare caratteristica del tè verde.

Riferimenti bibliografici

Tanabe N, Suzuki H, Aizawa Y, Seki N. Consumption of green and roasted teas and the risk of stroke incidence: results from the Tokamachi-Nakasato cohort study in Japan. Int J Epidemiol. 2008 Oct;37(5):1030-40.