Ripartire dall’orecchio

Agopuntura auricolare

Agopuntura auricolare

Articolo di Fabio Di Todaro con intervista al dott. Alfredo Vannacci, su La Stampa del 27.03.2013. Scarica l’articolo La Stampa – Tutto Scienze in pdf

Tutto sta nell’immaginare il nostro corpo come un frattale: ciò che vediamo nella dimensione intera, può essere rappresentato in scala in un piccolo organo. Così anche l’orecchio, nonostante le sue ridotte dimensioni, può sintetizzare in una mappa densa l’intero corpo umano. È il principio alla base dell’auricoloterapia, pratica di medicina integrativa già utilizzata da greci ed egiziani, ma validata scientificamente soltanto negli anni’50, da un medico francese: Paul Nogier.

Fu lui, infatti, a riconoscerla come un’efficace disciplina diagnostica e terapeutica, dopo aver osservato che alcuni pazienti corsi presentavano delle cauterizzazioni del padiglione auricolare, utilizzato come una zona riflessa per curare mal di schiena e sciatalgie. In sintesi: ogni punto del padiglione auricolare forma un minuscolo complesso neurovascolare attraverso il quale avviene un continuo scambio di informazioni tra orecchio, cervello e organi. E ogni punto del corpo possiede una corrispondenza nell’orecchio. “A differenza della riflessologia plantare, l’auricoloterapia ha un ampio sostegno neurofisiologico ed è riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità – spiega Alfredo Vannacci, responsabile ricerca e didattica del centro di medicina integrativa dell’università di Firenze -. L’orecchio non è suddiviso in punti, ma in zone: dalla loro stimolazione è possibile individuare i punti dolenti, per poi alleviarne i sintomi”.

L’orecchio, in pratica, diventa uno specchio della patologia in atto. La stimolazione avviene con dei bastoncini con la punta di metallo o strofinando degli elettrodi attraverso cui si misura poi l’impedenza: il punto è considerato attivo quando il paziente registra dolore e se la resistenza è minore. Inquadrata la diagnosi, si passa alla fase terapeutica. I procedimenti utilizzati per la cura dei disturbi sono l’agopuntura e la stimolazione con cerotti a cui sono legati i semi di vaccaria, una pianta che cresce sopratutto in Cina e in Europa meridionale. “La pratica si è rivelata efficace nella cura dei dolori muscolo-scheletrici, della cefalea, dell’emicrania dell’ansia, dell’insonnia e dei disturbi dell’umore”. Questi sono i principali campi di applicazione.

Lo scopo non è eradicare la causa del malessere, ma attutirne gli effetti. Studi preliminari di efficacia sono già stati compiuti con pazienti infertili o affette da dismenorrea (il ciclo mestruale è doloroso). Buoni riscontri sono stati ottenuti anche nella cura del dolore nella nevralgia posterpetica, complicanza più frequente del virus herpes-zoster. L’auricoloterapia è utilizzata anche per l’analgesia dei disturbi del tubo digerente che hanno una matrice nervosa: colon irritabile, reflusso gastroesofageo, nausea e stipsi. La metodica è citata anche tra le metodiche utili per smettere di fumare. “A patto, però, che l’individuo sia fortemente motivato. Altrimenti non sarà di certo l’agopuntura auricolare a fargli abbandonare le sigarette”, chiarisce Vannacci.

L’auricoloterapia è adottata una o due volte alla settimana. I punti da manipolare sono tutti sull’orecchio esterno: il micromassaggio effettuato con le dita provoca un’azione riflessa su un organo o un plesso, con conseguente sensazione di benessere che si irradia nel corpo di chi riceve il trattamento. A differenza della riflessologia plantare, che vede in ogni punto della pianta del piede la rappresentazione di un distretto del corpo, nell’auricoloterapia non è così facile stilare una mappa universale. Alcune zone, infatti, risultano attive soltanto nel corso della malattia. Così come due patologie diverse possono “accendere” le stesse zone: è quel che è stato dimostrato per la cefalea e per l’insonnia.

Twitter @fabioditodaro

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