I vaccini non causano l’autismo

Aggiornato il 21.04.15

E di pochi giorni fa la notizia che la corte d’Appello di Bologna ha ribaltato una discussa sentenza del 2012 con cui il giudice del lavoro di Rimini aveva riconosciuto un risarcimento ad una coppia romagnola il cui bambino era stato vaccinato dalla Asl nel 2002 e successivamente aveva ricevuto una diagnosi di autismo.

Vaccini e autismo

Vaccini e autismo

La sentenza originale era stata duramente criticata in Italia e nel mondo, dal momento che la comunità scientifica non riconosce, né ha mai riconosciuto, alcun legame causale tra l’evento vaccinazione (in questo caso Morbillo-Parotite-Rosolia, MPR) e la comparsa di autismo. Ad esempio il Board Scientifico del Calendario Vaccinale per la Vita, che riunisce figure di elevato prestigio dell’Igiene e della Sanità Pubblica, della Medicina Generale, della Pediatria territoriale-ospedaliera ed universitaria facenti capo a Società Scientifiche ed Associazioni Mediche (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, Federazione Italiana Medici Pediatri, Società Italiana di Pediatria) si era espressa in termini fortemente critici, definendo la sentenza basata su un falso scientifico. Fortunatamente il giudizio di secondo grado del 13 febbraio 2015 ha letteralmente demolito le ragioni del giudice del lavoro. Oltre al fatto, pertinente dal punto di vista legale ma meno interessante in termini di salute pubblica che nella storia clinica del bambino non c’è un’oggettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica e il vaccino MPR, ciò che più interessa la comunità è che il giudicebasandosi sulla consulenza tecnica d’ufficio del dottor Lodi, ha sancito in modo minuzioso la non pertinenza e la non rilevanza degli studi citati dal consulente della famiglia. In particolare il riferimento era a alcune pubblicazioni dell’ex-medico inglese Wakefield (espulso dall’ordine professionale per aver pubblicato dati falsi), tra cui un discusso articolo su Lancet sui collegamenti tra vaccini e autismo, successivamente dimostratosi falso e ritirato dalla rivista. Proprio relativamente al nostro giudizio su questa pubblicazione, riportiamo qui alcuni commenti tratti dall’articolo Credi, ma verifica. Quanto sono attendibili e riproducibili i risultati delle attuali ricerche scientifiche? di Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, Raffaele Coppini, Elisabetta Cerbai, che apparirà sul prossimo numero di Toscana Medica.

[] E’ informazione tristemente nota anche al grande pubblico quella che riguarda lo studio pubblicato dal dr Andrew Wakefield su Lancet nel 1998. Il lavoro riportava una casistica, successivamente rivelatasi manipolata, e per alcuni aspetti francamente falsa, nella quale Wakefield ipotizzava un legame tra esposizione al vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia) e lo sviluppo di autismo in 12 bambini da lui apparentemente valutati. In breve, il lavoro è stato parzialmente ritirato nel 2004 a seguito della scoperta di irregolarità metodologiche, conflitto di interessi e dell’assenza di consenso informato, per essere poi completamente ritirato nel 2010, dopo l’espulsione di Wakefield dall’Ordine dei Medici e la dimostrazione che parti significative della ricerca erano state completamente falsificate. L’editor in chief di The Lancet, Richard Horton, ha affermato in proposito che il lavoro era da considerarsi “completamente falso” e che la rivista era stata ‘imbrogliata’. Il problema principale però è che nel frattempo il lavoro di Wakefield era stato eretto a vessillo dai movimenti antivaccinali, causando negli anni una serie di problematiche prima di tipo amministrativo (incongrue richieste ai centri vaccinali), poi di tipo legale (cause inopportunamente vinte relative a richieste di risarcimento) ed infine di tipo sanitario (emergenza di nuovi focolai epidemici in aree precedentemente coperte). Sembra incredibile, ma purtroppo gli echi di tale pubblicazione, basata su 12 casi presunti, senza alcuna valutazione statistica, senza gruppo di controllo e senza una metodologia attendibile, continuano ancora oggi a sentirsi, nonostante lo studio sia stato ritirato, Wakefield condannato e, cosa assai più importante, siano ormai ampiamente disponibili ricerche enormemente più attendibili che hanno riguardato prima gruppi di 500 bambini, poi di 10.000, poi di 500.000 ed infine di oltre 14 milioni di bambini, senza che alcuna relazione tra vaccino MMR e autismo sia mai stata rilevata in nessuno studio al mondo. []

Vaccini non causano autismo

I vaccini non causano autismo

Tratto da Credi, ma verifica. Quanto sono attendibili e riproducibili i risultati delle attuali ricerche scientifiche? di Alessandro Mugelli, Alfredo Vannacci, Raffaele Coppini, Elisabetta Cerbai, Toscana Medica, 2015. Scarica il pdf dell’articolo Mugelli-credi-ma-verifica-TM-2015

Per ulteriori informazioni: http://www.upworthy.com/16-years-ago-a-doctor-published-a-study-it-was-completely-made-up-and-it-made-us-all-sicker

Aggiornamento del 21 Aprile 2015

Un ulteriore studio apparso sulla rivista JAMA ha nuovamente escluso ogni ipotetico collegamento tra la vaccinazione MPR e lo sviluppo di autismo. Jain e colleghi hanno esaminato i dati relativi a 95.727 bambini coinvolti in una campagna di vaccinazione per morbillo, parotite e rosolia tra il 1997 e il 2012. Di questi, 1929, cioè il 2,01 per cento, avevano un fratello maggiore affetto da autismo e quindi erano da considerare particolarmente suscettibili e a rischio di sviluppare la malattia.

Dall’analisi statistica dei dati è emerso ancora una volta che non esistono differenze nel tasso di insorgenza di autismo tra bambini vaccinati e bambini non vaccinati.

“Coerentemente con quanto emerso in altre popolazioni scrivono gli autori non abbiamo rilevato alcuna associazione tra la vaccinazione MPR e un incremento di rischio di autismo tra i bambini, neppure tra i bambini con un fratello autistico”.

Questi dati, oltre a confermare l’assoluta inesistenza di alcun legame tra la vaccinazione MMR e lo sviluppo di autismo nella popolazione infantile, confermano l’assenza di legame anche in soggetti particolarmente suscettibili come i fratelli di bambini autistici.

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